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SANTHIA'. Lorenzo Manavella guardato a vista in cella

SANTHIA'. Lorenzo Manavella guardato a vista in cella

Lorenzo Manavella quando giocava a pallavolo

Adesso, nel carcere di Vercelli, Lorenzo Manavella è sorvegliato a vista. "Il timore è che possa farsi del male" fa sapere il suo avvocato, Andrea Brignoglio, senza dire quello che tutti pensano: che possa tentare di uccidersi. Non si può ancora affermare con assoluta certezza cosa sia scattato nella mente del giovane che ha trasformato la tranquilla cittadina di Santhià nel macabro palcoscenico di una strage in famiglia. Cosa lo ha davvero spinto a uccidere il nonno, la nonna e la zia in una nottata di primavera. I pm Roberta Brera e Francesco Alvino procederanno alla richiesta di convalida dell'arresto e all'affidamento delle autopsie, ma una perizia psichiatrica, nonostante la solida esistenza di un movente legato alla droga e al denaro, e i dubbi sulla possibile presenza di complici, dovrà essere lo snodo che le indagini dovranno attraversare prima di concludersi. "Chiediamo umana pietà anche per Lorenzo, che porterà per il resto della vita il peso delle sue gravi azioni insieme a chi lo ha amato", aveva detto il padre del ragazzo, Gian Luca Manavella, nell'esprimere il "dolore insopportabile" di tutta la famiglia per quanto accaduto e nel ringraziare "le autorità e le forze dell'ordine per il riserbo e l'umanità" con cui hanno svolto il loro lavoro. E Donatella Marletto, la cinquantenne mamma di Lorenzo, è "sconvolta e non vuole parlare con nessuno", spiega l'attuale compagno della donna, da tempo separata dal marito. Oggi a Santhià è sceso il silenzio. La domenica di questo paesone di novemila abitanti, immerso fra le risaie della "bassa" vercellese, trascorre in un clima surreale. E' una domenica di lutto per tutti perché tutti conoscono e tutti stimano i Manavella. E il lutto, quaggiù, si manifesta così: non si formano nemmeno i soliti capannelli nelle strade battute dal sole. Persino il parroco, don Paolo Turati, nel celebrare la messa mattutina, durante l'omelia evita di accennare alla tragedia. Quello che è successo nella notte fra giovedì e venerdì, quando la mano di Lorenzo, guidata dalla cocaina e dalla follia omicida, si è accanita su nonno Tullio, nonna Lina e zia Patrizia, lo testimoniano le transenne che circondano la casa di via Marconi 14. E i tantissimi mazzi di fiori che vi vengono posati. C'è anche il biglietto lasciato da un certo Massimo: "Un pensiero a voi angeli del cielo. E a te, amico mio".

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