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TORINO. Salone Gusto: Slow Food, reciprocità per rilanciare economia

TORINO. Salone Gusto: Slow Food, reciprocità per rilanciare economia

Riflettere sulla 'ricetta Slow Food', le ragioni del suo successo, guardare al suo modello organizzativo e gestionale che punta sul cibo come strumento importante di rilancio economico e sociale. Questi i temi al centro del seminario 'Slow Food, Modello Torino, Metodo Piemonte', organizzato oggi in occasione del Salone del Gusto dall'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Torino.

Ad aprire i lavori il presidente di Slow Food Carlo Petrini, che ha posto l'accento sul concetto di reciprocità. "Anche dal punto di vista economico - ha detto - è una cosa che va riproposta, perché mette in moto un processo virtuoso che è economia e genera flussi incredibili. E anche la politica e le banche - ha aggiunto - dovrebbero capire questo elemento, che esige la necessità di guardare oltre l'immediato. Non potremmo pensare a Terra Madre e alla nostra avventura - ha concluso - se non avessimo messo in atto la reciprocità".

Il motto di Petrini e Slow Food, "buono, pulito e giusto", è stato preso a prestito dal presidente del Consiglio Nazionale dei Commercialisti, Gerardo Longobardi. "Noi vorremmo lavorare come dice questo motto, vorremmo che le leggi italiane fossero buone, pulite e giuste, avere un sistema legislativo semplice, affidabile, stabile e non con regole modificate di frequente - ha detto -. Noi rappresentiamo un valore aggiunto e vogliamo mettere la nostra esperienza a disposizione delle istituzioni".

A fargli da eco il presidente dell'Ordine dei Commercialisti di Torino, Aldo Milanese. "Abbiamo lanciato il 'Modello Torino', un'innovativa strategia di collaborazione fra istituzioni e mondo dell'impresa, per migliorare l'efficienza del sistema città e cogliere tutte le opportunità di rilancio economico".

Un rilancio economico che, come è stato ribadito al Salone, passa per l'agricoltura. A questo proposito l'assessore piemontese all'Agricoltura, Giorgio Ferrero, ha sottolineato che "non possiamo fare competitività seria se ci confrontiamo con un modello agroalimentare in cui le aziende che fanno qualità sono svantaggiate. Non siamo preoccupati per le grandi eccellenze, ma per l'agricoltura che fa i grandi numeri e che da noi ha un livello qualitativo buono, quindi non possiamo accettare che passi il modello americano per cui da un lato c'è il biologico, dall'altro la massa indistinta, perché da noi - ha concluso - non è così".

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