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Evviva gli Alpini! Che festa a Brusasco (LE FOTO)

Per i 100 anni della sezione

Brusasco

Alpini in festa a Brusasco

Si è appena concluso il lungo weekend di festeggiamenti per il Centenario della fondazione del gruppo Alpini di Brusasco e in questi giorni abbiamo passato del tempo con gli organizzatori e tutti gli alpini ed ex penne nere sopraggiunti per l’evento a Brusasco.

I festeggiamenti si sono conclusi domenica 4 giugno con una grande sfilata per le vie del paese, la santa messa e a seguire l’onore ai Caduti per poi procedere con il rancio dell’alpino in sede.

Oltre alle autorità civili e militari, il presidente della giunta regionale Alberto Cirio, i sindaci di Brusasco e dei comuni limitrofi e i loro delegati, l’assessore del comune di Torino Gianna Pentenero, non si contano i cappelli con la penna nera che hanno riempito le strade di Brusasco.

Le testimonianze

È così che incontriamo Claudio, che subito ci racconta di quando ha fatto il servizio militare.

1983, ero nel corpo Paracadutismo Alpino e stavamo effettuando una prova acquatica insieme ai Parà: è un gruppo a parte solo come la Fanteria dell’aria loro, comunque… eravamo in mare e il gruppo avrebbe dovuto effettuare il nostro salvataggio. In pratica dovevano venire a ripescarci e portarci in salvo. Quando arriva il mio turno mi sento afferrare e senza nemmeno girarmi. do due belle pacche sulle spalle al Parà dietro di me dicendo ‘grazie fratello!’. Mi accorsi solo alcuni minuti dopo che era un Generale di Corpo d’Armata paracadutista. Un grado molto, molto alto rispetto al mio e mi sentii in imbarazzo: lui non disse nulla a riguardo di questa mia mancanza di rispetto involontaria. Per me lui fu un faro, un uomo al quale rivolgevo sempre la mia ammirazione. Ora ci ridiamo su ma potevo prendermi dei giorni di ‘consegna’ per questo!”.

Sorride e l’alpino a fianco a noi non si trattiene: “Ho io una bella storia: era il 1971-’72 ho fatto il CAR a Cuneo e a seguire sono stato sempre ad Aosta. Quell’inverno faceva davvero freddo, non come adesso, era metà gennaio quando una notte ero di guardia in garitta e non sentivo più la circolazione nei piedi. Ora del cambio, il ragazzo che doveva sostituirmi mi disse ‘attento a non scivolare’: ahh non correvo pericolo, i miei scarponi si erano praticamente incollati al suolo ghiacciato e non riuscivo più a muovermi. Ci sono voluti diversi minuti perché io riuscissi a togliermi da quella situazione...”.

Io invece sono del 1952 quindi fai il conto tu in che anno ho latto la leva militare - esordisce Marco -. Anche io ad Aosta e ricordo le primissime fasi di addestramento, sono state indimenticabili. Eravamo così giovani, così inesperti del mondo, inesperti di ogni cosa e quella mattina ero agitato. Avevo una SRCM in mano, è una bomba a mano di tipo offensivo; si dicono offensive quelle bombe che disperdono schegge leggere, letali in un raggio inferiore rispetto alla distanza massima alla quale viene lanciata, coprendo l’avanzata del lanciatore senza bisogno per questo di cercare riparo. La distanza di lancio è infatti di 30 metri e quella d’azione delle schegge di 10-15. Ora di fare il primo lancio mi rimane un dito incastrato nella cuffia pertanto anziché lanciarla via mi cade a pochi metri dai piedi: il mio Capitano mi afferra prontamente e insieme ci lanciamo a terra dalla parte opposta evitando così di farci male. Quell’uomo l’ho rivisto una decina di anni fa ora è Generale e speravo che non ricordasse più questo episodio, invece appena mi ha visto ha subito scoperchiato questo ricordo canzonandomi un po’ coi presenti!”.

Domando: cosa vuol dire per voi essere un Alpino oggi?

Fare del bene al prossimo. Io ad esempio ogni giorno sono impegnato a portare i pasti caldi agli anziani di Cavagnolo, e poi mi fa sentire giovane pieno di vita e di amici”.

Per me è un senso di appartenenza, questo cappello che sotto certi aspetti è brutto, semplice e pesante, è un simbolo. Rappresenta la nostra giovinezza, la nostra bontà di spirito immutevole, rappresenta l’amicizia e la nostra Italia bella”.

Nel frattempo ci avviciniamo ad un tavolino dove alcuni di loro stavano condividendo pane, salame e un bicchiere di buon vino.

Mi indicano una persona che avrebbe potuto raccontarci una bella storia, Piero ma per tutti è Pierino. Appena inizia a raccontare gli occhi si inumidiscono leggermente. 

Ho fatto il militare nel 1978, l’anno in cui hanno rapito Moro. Io non ero mai andato via dal mio paesino e avevamo paura, ma non lo si dava a vedere. Stavo di guardia in una polveriera fuori Roma, fucile a baionetta e colpo in canna però c’era di bello che era il primo anno che la libera uscita era in borghese 

Non ci racconta altro ma ci dedica un brindisi alzando il bicchiere verso i suoi compagni prima e verso noi successivamente: “che non sia mai l’ultimo!”. E continua: “Gli alpini insegnano che ci sono sia diritti che doveri, insegnano il rispetto per chi c’era prima di noi, perché se viviamo in un contesto così fortunato è grazie a chi c’è stato e ha fatto sì che ricevessimo un mondo migliore. Da sempre gli Alpini fanno parte di tanti tessuti della società, oggi ho il cappello ma domani indosso la divisa della protezione civile, lui fa il nonno vigile, loro sono pilastri della proloco del loro paese. Questo siamo”.

Io ho fatto la naja nel 1983 nel Battaglione Mondovì, ma non posso raccontarti nulla, ne ho combinate troppe ma mai quanto lui” mi dice Massimo indicandomi l’uomo alla sua destra, che non vuole nemmeno dirci il suo nome.

Non ero uno tranquillo da giovane e il servizio di leva non lo volevo fare, ho pianto perché non ci volevo andare a militare e ho pianto ogni giorno perché volevo venire a casa e ora penserete che ho pianto il giorno del congedo? Beh si ma perché mi presi 90 giorni di consegna semplice e altri 60 giorni di DR. 

Consegna di rigore!  Ad oggi sono felice che perlomeno sono stato Alpino, e sono Alpino. Uno dei nostri motti è Alpino un giorno Alpino per sempre

Anche io mi sono preso 30 giorni di consegna semplice, durante una sfilata per le vie di Cuneo: ho visto laggiù la mia fidanzata, sono uscito dalla fila e sono corsa a darle un bacio. Se ne è valsa la pena? Sono 46 anni che siamo sposati direi di sì!

Tante sono le storie che ci vengono raccontate ma non possiamo raccontarle tutte, c’è chi è arrivato con la famiglia chi con gli amici, chi con le sue moto.

Come Aldo, ad esempio: sei moto storiche esposte nello splendido contesto di Palazzo Ellena. Si prodiga con gentilezza a farci conoscere tutti i suoi mezzi: Guzzi, Gilera, Bianchi, Sertum e Benelli...

Ci spiega come nel 1922 al Salone del motociclo di Milano vennero esposte per la prima volta le moto di queste case costruttrici che sarebbero servite come mezzi militari per il Regio Esercito. Ci spiega anche come durante la Seconda Guerra Mondiale fu chiaro che la possibilità di spostar le truppe dava grandi vantaggi a livelli logistici ecco perché i primi sopralluoghi, le avanscoperte, spesso venivano fatte con le motociclette, consentivano rapide staffette, consegne di lettere e trasporto di medicinali.

Queste moto derivavano dalle moto civili ma con caratteristiche tecniche ben specifiche:

-telaio alto che consentiva tanta luce a terra

-pedane robuste in ferro per consentire al pilota di poter guidare con scarponi chiodati

-cambio a serbatoio, il cambio a pedale sarebbe stato poco pratico in caso di grande freddo quindi poca sensibilità negli arti del pilota

-acceleratore a filo

-moto monocilindriche con la valvola di aspirazione laterale così da far in modo specie in Africa (Libia ed Etiopia) di non aspirare sabbia e rischiare di grippare il motore

-solo Gilera e Bianchi dotarono le loro moto di un cavalletto per la ruota anteriore per facilitare il cambio della ruota in caso di eventuale foratura

 

Le moto rimarranno in esposizione ancora tre settimane al pian terreno del palazzo e a noi dopo questi giorni di festa è ben chiaro chi è l’alpino.

È un uomo che ha una grande fede, ama la famiglia e il suo lavoro; ama la sua patria, la montagna e la natura.
È generoso, con grande senso del dovere dell’onore e della solidarietà, è amico di tutti, leale e schietto ed è custode delle tradizioni e dei costumi.

Ricorda doverosamente i caduti, difende i valori della società ed è esempio di altruismo.
Legato alla propria bandiera è pronto ad aiutare i bisognosi ed i più deboli e tramanda ai giovani la storia con l'esempio.

Possiamo aggiungere altro? Solo W gli Alpini.

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