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Una grande cantante lirica Teresa Trombetta Belloc di San Giorgio

Una grande cantante lirica Teresa Trombetta Belloc di San Giorgio

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San Giorgio Canavese ha dato i natali a molti personaggi illustri. Altri vi hanno invece passato molti anni della loro vita. Tra essi ricordiamo Teresa Trombetta Belloc. Teresa Trombetta Belloc (1784-1855). Nata il 2 luglio 1784 a San Benigno, Teresa Belloc può essere considerata una delle grandi voci rossiniane, una delle poche con l’appellativo di cantante “storica”, per esser stata fra quelle sulle cui caratteristiche vocali Rossini concepì alcuni dei suoi capolavori. Emigrata in Francia con il padre, si dedicò agli studi musicali e debuttò in Savoia. In seguito cantò al Regio di Torino ed in molti altri teatri. Sposò Angelo Belloc, chirurgo dell’armata napoleonica. A San Giorgio dimorò durante la sua carriera di cantante lirica. Si esibì per la prima volta al Teatro Carignano di Torino nel 1801 e concluse la sua carriera, nel 1828, alla Scala di Milano. Se Rossini fu il punto d’arrivo, e non poteva essere diversamente negli anni 1815-30, quando questo straordinario ingegno mise di fatto in ombra ogni altro musicista dell’opera lirica, vi fu però anche un altro compositore per il quale la Belloc manifestò una particolare predilezione: Giovanni Simone Mayr, tedesco d’origine, ma italiano d’adozione. Non fu soltanto una stima artistica ma qualcosa di più, come le sue lettere evidenziarono chiaramente: furono particolarmente calde, ed è difficile confinarle nell’ambito della sola arte. In queste lettere la Belloc appare vivace, di ricca personalità. La prima è del 1806, da Brescia, dove la Belloc aveva cantato, in estate, tre opere buffe di Guglielmi, Martin y Soler e Generali. Conobbe Mayr nel 1801, quando interpretò a Torino L’equivoco, sua opera di debutto sulle scene italiane.  Un rapporto più stretto di simpatia-ammirazione nacque in seguito, con le rappresentazioni scaligere del 1804 (ancora L’equivoco e la prima del dramma semiserio Amor non ha ritegno) e nel 1805 con Di locanda in locanda, a Venezia, e L’amor coniugale, a Padova. Nel 1806 andò in scena l’opera di Mayr Adelasia e Aleramo, che ebbe un successo clamoroso (54 recite a Milano e in numerose altre città).  Nel 1807 la Belloc preparò altre due opere di Mayr, da eseguire nel corso della stagione (alla Scala e al teatro della Canobiana): I misteri eleusini e Amor non ha ritegno. La Belloc, dopo la stagione torinese del 1807-08 in cui presentò Adelasia e Aleramo e La conquista delle Indie Orientali, quest’ultima di Federici, restò inoperosa fino al 1809. Potrebbe essersi recata a cantare, come da un suo progetto, a Lisbona. La mancata adesione del Mayr al progetto potrebbe però averlo fatto naufragare o la cantante potrebbe avervi rinunciato per motivi propri (una gravidanza iniziata e non portata a termine). Oltre alle molte riprese di Adelasia e Aleramo (a Torino, Genova, Napoli e Roma) e di altre opere (Amor non ha ritegno, L’amor coniugale, Adelaide e le finte rivali), fu ancora prima interprete di Né l’uno né l’altro (a Milano) e di Il ritorno di Jefte (a Roma 1814).  Ci sono notizie di questo periodo in uno scritto del librettista Foppa al Mayr del 1809, in cui si parla anche del marito della Belloc, l’ex chirurgo Angelo Belloc. Fa presumibilmente riferimento all’opera Amor non soffre opposizioni, andata in scena al teatro S. Moisé di Venezia nel1810. Il “cast” fu studiato in funzione della Belloc, ma motivi sopravvenuti (un altro impegno a Verona) non le permisero di cantare. Nel 1816 un’ultima lettera della Belloc a Mayr pare indicare che il rapporto sentimentale si fosse chiuso. Quello artistico con Mayr invece si prolungò; ci saranno ancora: La roccia di Frauenstein, (Milano 1816), Il fanatico per la musica (Londra 1819 e Parma 1824), Fedra (“prima” alla Scala nel 1820) e Medea in Corinto (Scala 1823). In totale ebbe in repertorio quindici opere del compositore.  Iniziò poi il sodalizio con Rossini. Dal 1823 al 1828 interpretò molte opere (da La gazza ladra a Il barbiere di Siviglia, da Semiramide a Otello, da La donna del lago a Cenerentola, solo per ricordarne alcune) di Rossini e di altri autori (Raimondi, Trento, Generali, Nicolini, Soliva, Pacini, Meyerbeer, Persiani, Tadolini, Mercadante e Torrioni). Alla fine furono 177 spettacoli con 111 opere di cui 51 “prime”. Restò vedova nel 1845; morì il 13 maggio 1855. A San Giorgio c’è ancora la villa che si fece costruire, oggi villa Malfatti Belloc. L’ultima lettera di Teresa Belloc a Mayr. (Milano, 4 maggio 1816). Sig.re Maestro Padr. e mio stim.mo - Essendo stata delusa la mia lusinga di aver piacere di poter confabulare seco lei prima della sua partenza mi trovo ora obbligata d’importunarla con questi quattro versi per pregarla di non estendermi più che al la acuto nei pezzi che comporrà per me, poiché le corde superiori a questa mi stancano senza produrre dei suoni grati, facili, e sonori. Dal la discendendo V.S. sa quali sieno le corde mie più favorite, dunque mi raccomando a lei per il più vantaggioso impiego di queste. La prego di far gradire tanti saluti e rispetti all’ottima S.ra Lucrezia per me e mio marito; sarò grata oltremodo il sentirla pienamente ristabilita d’ogni suo incommodo e mi creda quale mi glorio essere di V.S. - Devot.ma serva (ed amica aff.ma)  Teresa Belloc Riferimenti L’Antica Badia di San Giorgio, Maurizio Gerotto, 2008.. Biografia di un paese, Vittorio della Croce, 1986. Un illustre canavesano tra Piemonte e Parma: Gian Bernardo De Rossi di Rita Prola Perino e Matteo Pescatore, giurista di G. Roddi, 1986
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