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SETTIMO TORINESE. “Corgiat, studia bene il piemontese”

Riceviamo e pubblichiamo

Leggo su ‘La Voce’ il florilegio di citazioni piemontesi con il quale Aldo Corgiat impreziosisce l’aiuola delle esternazioni che scaturiscono dal suo ‘Sensocivico’.

Da quando, grattando al fondo del baule delle ascendenze politico-amministrative, ha trovato ospitalità in una formazione elettorale locale e agone in ‘La Voce’, mi trattengo a stento dal confutare le esternazioni del dottor Corgiat considerandole ragionevole conseguenza del risultato ottenuto nelle ultime elezioni amministrative.

Pur tuttavia, nonostante la buona volontà di seguire il consiglio del Poeta ‘non ragioniam di lor , ma guarda e passa’ , come è stato quando ha messo in scena l’omaggio postumo a Giovanni Ossola, così dopo la pubblicazione degli ‘Asini di Cavour’ e rifacendomi all’idiosincrasia corgiattista esternata al tempo della collocazione delle targhe viarie in Piemontese, mi sento personalmente coinvolto perché, se da un lato mi rallegro della ‘conversione alla lingua Piemontese’ del Corgiat, dall’altro, vistane l’approssimazione linguistica,  chiedo ospitalità a “La Voce” per invitare i lettori che desiderano esprimersi in lingua piemontese, prima di scrivere ‘asnarìe’ s’impossessino delle necessarie nozioni, frequentando gli ambienti che in città offrono la loro gratuita collaborazione nella diffusione del ‘buon’ Piemontese. Si eviterà così di esternare modi di dire e altre espressioni linguistiche specificamente locali condite con i corgiattistici ‘boro’, che indegnamente avviliscono il Piemontese come  Lingua delle genti della nostra Regione e di tutti i milioni di piemontesi sparsi nel mondo, Lingua riconosciuta tale dall’ Europa.

Francesco Bessone

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