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Ricordi del “baron Bianch” a San Maurizio Canavese

Ricordi del “baron Bianch” a San Maurizio Canavese
Il più illustre casato di San Maurizio Canavese, quello dei baroni Bianco, presente nel paese fin dagli inizi del secolo XVII, non ha lasciato di sé molte testimonianze significative, all’infuori del suo palazzo, divenuto sede comunale nella prima metà del 1800. Questo palazzo, situato nella parte centrale del borgo dove occupa un intero isolato, fino agli inizi del 1900 era recinto da un alto muro che lo celava alla vista dei passanti; il muro fu poi sostituito da una cancellata, a sua volta rimossa per donarla “alla Patria” nel periodo bellico. L’edificio subì numerosi rimaneggiamenti, avendo dovuto ospitare per molti anni, oltre agli uffici, anche le abitazioni del segretario e del messo, l’asilo, il teatro, le scuole, i carabinieri, la biblioteca, la banda, i pompieri e… il carro funebre comunale; tuttavia conserva l’aspetto solido e decoroso che denota l’origine seicentesca. Il grande portone ancora esistente sul lato settentrionale permetteva alle carrozze di entrare sotto l’atrio porticato, donde si accede alle due rampe di scale contrapposte che conducono ai piani superiori. Negli anni scorsi sono stati realizzati vari interventi per tentare di recuperare, almeno in parte, le caratteristiche antiche; si possono ora ammirare alcuni ambienti con soffitti seicenteschi a cassettoni e sovrapporte dipinte. Il salone d’onore centrale, attuale aula del Consiglio comunale, conserva un soffitto decorato nel XIX secolo e più volte ridipinto, in cattive condizioni a causa dell’umidità filtrata dal tetto; nelle decorazioni si notano due scudi ovali: uno con la croce sabauda, l’altro con la figura di San Maurizio a cavallo (emblema del comune). Nell’esiguo spazio dello scudo, il pittore ha ristretto la figura in modo innaturale, il che fa pensare che in origine al suo posto vi fosse lo stemma dei Bianco; la stessa cosa si può supporre per l’esterno del palazzo dove, sull’alto della facciata, si vede ora il santo tebano con la scritta S. MORITIO. I Bianco, conti di S. Secondo, baroni di St. Marcel e Avise (Aosta), signori di Revigliasco e di Celle, arrivarono forse dalla Provenza. Il capostipite piemontese nacque a Torino; da questi vide la luce a San Maurizio il 4 novembre 1612 il figlio Carlo (o Giovanni Battista). Egli fu il primo conte di S. Secondo ed assunse la carica di sindaco del paese nel 1672; durante il suo mandato fu commissionato a Bartolomeo Caravoglia il grande quadro rappresentante il martirio di San Maurizio, per l’abside della chiesa parrocchiale, pagato dalla Comunità nel 1676. Il barone doveva conoscere il famoso pittore che aveva dipinto alcune splendide tele per l’oratorio della Compagnia di San Paolo di Torino, della quale era stato Rettore nel 1659 (1). Il quarto figlio di Carlo, cioè Lorenzo Maria, nato a Torino nel 1654, iniziò il ramo dei baroni di Barbania, acquistando il feudo nel 1673 dai San Martino di Front. A San Maurizio nacquero poi nove o dieci figli di Carlo Giacinto (nato 1676, morto dopo il 1789). Oltre al palazzo descritto, i baroni Bianco possedettero anche dei terreni, che agli inizi del 1800 erano ridotti a cinque giornate, nella regione “Galasso”; ciò viene confermato dai racconti degli anziani che ripetevano quanto loro tramandato dai nonni: in quella regione, a Nord-Ovest del paese, esisteva una risorgiva naturale che era stata fatta sistemare e curare dal “baron Bianch” affinché il bestiame in suo possesso potesse abbeverarsi d’inverno. Nella direzione della risorgiva troviamo ora la via Fontanasso. Un’altra attività esercitata dai nobili, che investivano le loro rendite nelle campagne, era la gestione delle filande della seta; nel 1757 le “filere” del barone organizzarono tra di loro una colletta per acquistare un quadro di S. Vincenzo Ferreri da collocare sull’altare della parrocchia. Troviamo ancora una testimonianza risalente ai conti di S. Secondo, che si fregiavano del medesimo emblema: nella cappella della Madonna Assunta a San Francesco (antica Vauda di San Maurizio) esiste un quadro rappresentante la Vergine di Oropa, offerto forse come ex-voto, che riporta lo stemma di Clara Maria d’Avise, erede di Avise colla parìa del Ducato d’Aosta, la quale sposò nel 1696 Carlo Giuseppe Ignazio Bianco, nato nel 1680, morto nel 1755, investito di S. Secondo e St. Marcel nel 1699 e di Revigliasco e Celle nel 1748. Nei primi decenni del XIX secolo il cavaliere Luigi Bianco di Barbania ottenne da S.A. Serenissima il principe di Carignano la somma di 150 lire da devolvere alla Compagnia di S. Croce per l’erigendo oratorio (2). Il titolo baronale passò infine a un altro Carlo Giacinto, nato nel 1803 o 1804 e morto a Torino nel 1878, col quale si estinse il casato dei Bianco di Barbania. Questi ricoprì importantissimi incarichi presso la Corte, ricevette le maggiori onorificenze e beneficò molto Barbania e Caselle, dove possedeva anche la tenuta di S. Anna. Fu tra i più ferventi sostenitori di don Bosco e lo lasciò erede universale delle sue sostanze, non avendo eredi diretti. Vediamo ora un’ultima “traccia” dei baroni sanmauriziesi. Nella cappella di San Rocco - della quale su queste pagine sono già stati illustrati alcuni arredi importanti (3) - esistono due grandi affreschi che misurano metri 4,50 per 2,50. Sei  figure di santi si stagliano su uno sfondo di cielo nuvoloso, incorniciato da una riquadratura dalla quale pendono due festoni decorativi. I santi sono rappresentati a grandezza naturale, nei classici atteggiamenti che li contraddistinguono e non sorgono dubbi sulla loro identità: sono Giuseppe, Carlo Borromeo e Lorenzo, dal lato destro dell’altare; Antonio abate e Giovanni Battista dal lato sinistro. Qui la terza figura può suscitare qualche perplessità perché è alquanto insolita: è un giovane vestito alla romana, con una clamide verde indossata sulla corta tunica gialla e affibbiata sulla spalla; tiene in mano la palma del martirio. I particolari corrispondono all’iconografia di San Giacinto di Cesarea, venerato il 3 di luglio. Ai suoi piedi sta genuflesso un bambino vestito di bianco, che indica in modo “parlante” il casato committente; notiamo infatti che i nomi di questi santi ricorrono con frequenza negli esponenti della famiglia Bianco. Nella parte bassa del dipinto di destra, molto danneggiata dall’umidità, è ancora visibile l’arme gentilizia: uno scudo semplice d’azzurro troncato su oro, a un leone rampante dell’uno nell’altro, tenente nella destra un ramo di gelsomini d’argento, soprafatto di una fascia d’argento e sormontato dalla corona baronale. Il motto era: PURITATE ET FIDE. Il restauro che negli scorsi anni ha interessato le pareti affrescate, purtroppo non ha migliorato l’aspetto del blasone, integrando le lacune con tinte sfumate che non seguono il disegno originale; è comunque certa l’appartenenza ai baroni Bianco anche se la mancanza dei documenti antichi della Compagnia di San Rocco non consente l’approfondimento che sarebbe necessario per una datazione certa dei lavori. La cappella attualmente è curata da un gruppo di volontari che cercano di provvedere almeno alla manutenzione indispensabile. Ogni anno viene celebrata una messa solenne il 16 di agosto per ricordare il voto antico della popolazione e dell’amministrazione comunale, ai tempi della peste. Nella toponomastica sanmauriziese non vi sono riferimenti ai baroni Bianco di Barbania.

Giuseppe Balma-Mion

NOTE: 1. CANAVÈIS n. 8 - Autunno 2005/Inverno 2006, pagg. 15/18. 2. Arch. Parrocchiale San Maurizio, registri di S. Croce, 1810-1822.  3. CANAVÈIS n. 2 - Autunno 2002/Inverno 2003, pagg. 9/12. BIBLIOGRAFIA: - Bibliotheca Sanctorum, Istituto Giovanni XXIII della Pontificia Università Lateranense, vol. VI, pag. 326, Città Nuova Editrice, 1961. - Antonio Manno - Il Patriziato Italiano - I Reg. Subalpina, pagg. 279/283, Biblioteca Reale, Torino. - Elio Biaggi - Castellania di Miradolo Contea di San Secondo nella storia del vecchio Piemonte, Tip. dei Giuseppini, Pinerolo, 1987. - Sac. Giuseppe Seita S.D.B. - Barbania, storia, notizie, documenti, Librerie Editrici Scientifiche Cortina, Torino, 1975. - C. Novero, G. Destefanis, G. Balma-Mion - Ël paìs dle teste quadre, analisi storica, ambientale, artistica della comunità di San Maurizio Canavese, Tipolito Melli, Borgone di Susa, 1981. 
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