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29 Giugno 2021 - 17:42
Pamela insieme a suo papà Giovanni Ossola in una foto di Tancredi Pistamiglio
SETTIMO TORINESE. Il compito che mi è stato assegnato è d’inquadrare la vicenda di Giovanni Ossola nella storia recente di Settimo Torinese perché le memorie, anche se importanti e autorevoli, non bastano. Non per nulla si dice che i protagonisti sono sempre i peggiori storici di se stessi.
Una data possiamo porre all’inizio della lunga esperienza di pubblico amministratore che ha contraddistinto la vita di Giovanni Ossola. È il 13 novembre 1970.
Quel giorno il consiglio comunale di Settimo Torinese nomina i componenti della Commissione igienico-edilizia per il biennio 1971-72. Ermanno Bonifetto, socialista, architetto, sindaco di Settimo per circa dieci anni e, nel 1970, assessore ai Lavori pubblici, ha proposto al giovane Ossola di far parte della commissione.
Giovanni Ossola ha ventisei anni e accoglie l’invito di buon grado. Pertanto, la sera di quel venerdì 13 novembre 1970, è investito del suo primo incarico pubblico e comincia quella brillante carriera di politico e di amministratore che lo condurrà a diventare vicesegretario della locale sezione socialista, nel 1975, e segretario l’anno seguente; consigliere comunale, assessore e vicesindaco della città dal 1980, per sette anni, nelle giunte presiedute da Tommaso Cravero e Teobaldo Fenoglio; infine sindaco per poco meno di diciassette anni, tra il dicembre 1987 e il giugno 2004.
Dall’unità d’Italia, nella storia di Settimo Torinese, soltanto Luigi Raspini fu sindaco per un tempo maggiore, ma la differenza non è che di qualche mese.
In ultimo, Ossola sarà consigliere e assessore alla Viabilità per la Provincia di Torino, dal 2004 al 2009.
[…] Settimo Torinese non è soltanto la città dove Giovanni Ossola è nato e cresciuto. Non è soltanto la città che ha amministrato per lunghi anni: Settimo Torinese è la città che egli ha amato.
Nella sua storia millenaria, Settimo annovera sindaci più o meno competenti, più o meno attenti ai bisogni dei cittadini, più o meno coadiuvati da collaboratori capaci e più o meno favoriti dalle circostanze generali. Ma di pochi, pochissimi, si può dire che hanno veramente amato Settimo. Giovanni Ossola è uno dei pochi.
Ossola non ha mai dimenticato che qui erano le sue radici familiari. In parte ha subito le trasformazioni della città, in parte le ha incanalate, in parte ne è stato artefice. Tuttavia, prescindendo da ogni mutamento, Settimo Torinese è sempre stata la città che egli amava. Se Settimo lo riamasse in egual misura potrebbe essere materia di discussione.
[…] Giovanni Ossola è stato un esempio di pubblico amministratore che manifesta una grande capacità di ascolto, è molto parco di parole su se stesso, rifugge dall’autocelebrazione, ricorre all’ironia per esprimere riserbo sulle proprie vicende personali.
É stato non soltanto capace di guardare al futuro, ma è riuscito a distingue molto bene fra le cose che si vorrebbero fare e quelle che realisticamente si possono fare. E su queste ultime si è impegnato senza risparmiarsi per la città che amava.
Per che cosa Giovanni Ossola è passato o passerà alla storia? Per averci lasciato una città migliore di quella che ha trovato.
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