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IVREA. Il Santuario Monte Stella

IVREA. Il Santuario Monte Stella
Ad oriente del nucleo storico della città di Ivrea si eleva un monticello, anticamente chiamato con un nome, oggi dimenticato dai più, cioè Monte Pautro. Sulla cima della rupe, con tutta probabilità nel 1220, per suggerimento, secondo un’antica tradizione, di San Francesco, di passaggio in città, venne edificata una cappella, allo scopo di allontanare le grandinate che devastavano i raccolti. Essa fu dedicata alla venerazione della Madonna e dei Re Magi che, secondo i Vangeli, erano stati guidati a Gesù da una stella, da cui la denominazione di Madonna della Stella, subito data dai fedeli eporediesi che numerosi salivano alla cappella per venerare l’immagine della Vergine che porgeva all’adorazione dei Magi il Bambino Gesù. All’interno, verso la metà del XV secolo, venne posto un artistico presepio: su un basamento ligneo dipinto, poggiano alcune statuette di legno, anch’esse dipinte: la Vergine con il Bambino, San Giuseppe ed i tre Re Magi, che diedero il nome all’antica cappella. Il Presepio è attualmente custodito nel Museo Garda. All’interno si può ammirare un pregevole affresco di scuola spanzottiana, restaurato nel 2004, raffigurante l’adorazione del Bambino.  Il sacro complesso, che durante i secoli venne a formarsi sul monte Pautro, ebbe vita travagliata, a cominciare dalla primitiva chiesetta ispirata da S. Francesco. Dopo gli ampliamenti, che nel 1754 la portarono ad essere perfino raddoppiata e dotata di una sacrestia, fu lasciata in abbandono, per cui nel 1911 la Curia sospese addirittura le tradizionali funzioni che solennemente si svolgevano ogni anno all’Epifania. Il Comune si vide allora costretto a riparare il tetto e i danni all’interno della chiesa. Altri interventi si resero necessari per rifare il tetto e contemporaneamente per riassestar la strada di collegamento con il sottostante Santuario, sorto nel frattempo.  Infatti nel 1627 un certo Giovanni Robiola, devoto della Madonna di Oropa, costruì un pilone campestre dedicato alla Madonna nera, la cui statua lignea, secondo una tradizione che la vorrebbe scolpita dall’evangelista Luca, è venerata nel Santuario di Oropa. Ben presto gli eporediesi la fecero oggetto di venerazione e nel 1651 si giunse, con il contributo popolare, ad inserire il pilone in una piccola cappella. Di essa scrive Emiliano Rigazio (“Breve storia del Santuario di Monte Stella” ): Il vescovo mons. Ottavio Asinari nella visita pastorale fatta nel 1651, descrive questa cappella dedicata alla Madonna d’Oropa. Ma nel 1651 era una cosa molto povera... Si legge infatti nel volume delle “Visite Pastorali” del vescovo: “Visita alla cappella della B. Maria Vergine di Oropa. Circa alla metà della salita detto della Stella sorge una cappelletta sotto il titolo della B. Vergine di Oropa, costruita, come si afferma, a spese del nobile Giovanni Robiola, cittadino di questa città. Ha volta di mattoni e pareti di pietra rozza senza intonaco; per pavimento serve il nudo suolo. L’altare aderisce alla parete e l’icona posta sopra l’altare porta dipinta l’immagine della Beata Vergine di Oropa. In questa cappella non si è ancora celebrata la Messa”. Questa tanto dimessa e disadorna cappella aveva un vantaggio rispetto a quella dei Tre Re: era più vicina, quindi più agevolmente raggiungibile dalla città. L’afflusso sempre crescente dei fedeli, da un lato portò in crisi la più antica cappella, dall’altro convinse il consiglio comunale a deliberare, nella seduta del 18 maggio 1658, l’ampliamento e l’abbellimento della cappella, che assunse un più dignitoso aspetto di Santuario, che conservò fino a tempi più vicini a noi. Un ulteriore ampliamento del Santuario si ebbe nella seconda metà dell’Ottocento per iniziativa del vescovo mons. Luigi Moreno, che nel 1874 lo caldeggiò, offrendo al comune la somma non indifferente di 1000 lire. Il Santuario prese così la forma che ben conosciamo, con la sua facciata goticheggiante ed il suo agile campanile.  Durante la seconda guerra mondiale, per invocare la salvezza della città dagli eventi bellici, il Vescovo fece voto di erigere un nuovo santuario molto più grandioso di quello precedente. La costruzione iniziò nel 1950, ma il progetto fu realizzato, a tutt’oggi, solo per la zona del presbiterio.  Sull’altare è stato trasferito il muro con l’immagine della Madonna, che anticamente decorava il pilone.  La devozione per la Madonna di Monte Stella è testimoniata anche dai numerosi “ex-voto” affissi sulle pareti.  Ciò malgrado, i fedeli, o i turisti, o semplicemente chi sceglie il Santuario come meta di una passeggiata, nella migliore delle ipotesi gettano uno sguardo poco più che distratto sui piloni della Via Crucis. Progettata nel 1839, fu costruita lungo il viale collegante i piedi della collina al Santuario. Erano 14 “stazioni”, con pregevoli affreschi di Domenico Cattaneo, che però si deteriorarono a causa delle intemperie e della cattiva manutenzione delle coperture. Un tentativo serio di restauro si effettuò nel 1923, ma il deterioramento continuò negli anni successivi. Il Rigazio scrive: Nell’Anno Santo della Redenzione 1933-34, sul piazzale della chiesa, si costruì la XIV stazione, la sepoltura di Gesù, con gruppi di belle statue in terracotta, dello scultore toscano Leone Tommasi, ambientate felicemente fra il verde e la roccia della collina, dando vita ad una suggestiva scena evangelica. Attualmente la Via Crucis è tanto poco appariscente, da non poter reggere il confronto con analoghi complessi legati a Santuari, come ad esempio quello di Varallo Sesia o  di Orta.  A mio avviso, per rendere il tutto più visibile, bisognerebbe vietare il transito dei veicoli per tutta la strada che dai piedi della collina conduce al Santuario, ma mi rendo conto che questo suggerimento susciterebbe vivaci proteste di gran parte dei fedeli che salgono a Monte Stella per le funzioni  religiose.  E forse anche di molti turisti...
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