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A Lace Donato l'Anpi di Ivrea non ci sarà, Legambiente sì

Giunsero con gli sci incendiando sia il Comando partigiano della VII Divisione “Garibaldi”, sia la Cascina della 76^ Brigata Togni. Sul posto caddero Aldo Gariazzo (Dante) e Piero Crotta (Abbondanza) cui si aggiunsero altri dieci partigiani (tra cui Walter Fillack, medaglia d’oro per la Resistenza) fatti prigionieri e poi giustiziati.  Era il  29 gennaio del 1945 e, da allora, tutti gli anni, ci si raduna all’area monumentale di Lace Donato, due volte all’anno il 29 gennaio e il 25 aprile, per ricordare l’attacco dei tedeschi di stanza a Borgofranco di Ivrea.   Quest’anno però  l’Anpi di Ivrea ha declinato e il presidente Mario Beiletti ha dato le sue motivazioni che fanno riferimento al Covid e alle misure anti-assembramento. Ivrea sarà comunque rappresentata da Nevio Perna del Circolo Legambiente. Oltre a lui, dalle 10 in avanti, il saluto del sindaco di Donato, del Coordinamento biellese antifascista, di Renzo Sarteur e di Andrea Pozzetta, storico dell’Università di Pavia. Epperò considerando che la cerimonia si tiene all’aperto e che il 26 (cioè il giorno dopo) l’Italia “riapre”, sono in tanti a pensare che il passo indietro sia da andare a  ricercare nella litigata che scoppiò nel gennaio dello scorso anno tra le due Anpi (di Ivrea e della Valle Elvo e Serra). Il 29 gennaio del 2020 infatti sembrò che i canavesani e gli eporediesi non fossero poi così tanto graditi. Poco graditi loro e poco gradito pure il Coro Bajolese, pronto a raccontare, come sempre, sofferenze, patimenti e gioie di un periodo irripetibile. Praticamente non lo si fece cantare perchè i “padroni di casa” s’erano immaginati una giornata con tanto spazio a degli attori chiamati a leggere le biografie dei Caduti. E poco importò se gli stessi attori avrebbero gradito degli intermezzi canori. Il No! dei biellesi fu implacabile.  Si cominciò da qui e si finì con il litigare anche su quella splendida tradizione di scandire i nomi dei caduti  per poi urlare in coro  “Presente”. “Troppo fascista” dissero i biellesi e così gli eporediesi si spostarono un po’ più in là per continuare a fare quel che avevan sempre fatto. “Da anni, da quando sono iniziate le cerimonie della Memoria – commentò in allora Mario Beiletti  quando i Partigiani seppellivano i loro compagni caduti, il grido “Presente!” echeggiava dopo il nome proprio e quello di battaglia. Significava: “Tu sei ancora con noi, combatti al nostro fianco”. Ora qualcuno ha “scoperto” che quel grido era usato anche dai fascisti repubblichini. Ma va? Non lo sapevano i nostri Partigiani che lo usavano? Certo, ma su ogni cosa occorre ragionare e ben ponderare…”.

Oggi

Oggi probabilmente Mario Beiletti questa cosa non la ammetterebbe mai, per non rivangare, per non esacerbare i rapporti. Diciamo che sta cercando nel tempo che "aggiusto tutto" il tempo che gli occorre.   “Essere assenti da Lace - scrive oggi - è un atto di grande responsabilità. Un sacrificio che ci pesa molto, ma che riteniamo vada fatto per il bene della collettività. Qualsiasi raduno, per quanto attuato secondo le norme sanitarie, implica una certa dose di imponderabile, né valgono le rassicurazioni degli organizzatori e l’appello alla responsabilità. Nessun organizzatore può ragionevolmente garantire il rispetto di tutte le misure di sicurezza. In Italia, in Piemonte, in Canavese si continua a morire. Si muore per mancanza d’aria, per asfissia, soli, sedati e intubati. Si muore senza aver vicini i propri cari. Altri ne guariscono, alcuni portando sul proprio corpo pesanti conseguenze. Il virus, con le sue varianti, è subdolo, sfugge ai controlli, si alimenta della vicinanza con altri esseri umani. Noi, semplicemente, vogliamo evitare che ciò avvenga. Perché se uno soltanto si contagiasse durante una festa, ne porteremmo il rimorso. Si usa dire che certe ricorrenze andrebbero festeggiate e ricordate ogni giorno dell’anno, e non una volta sola. Sarà così per questo 25 Aprile (come lo fu lo scorso anno). Comprendiamo il bisogno di uscire, ritrovarsi finalmente liberi, ma di quale libertà si tratta, se c’è il rischio, sia pur minimo, di danneggiare qualcuno? La pazienza è una virtù partigiana, così si faceva la guerriglia, e potremo pure averne ancora, oggi, nel nostro agire. Questa è la responsabilità che ci assumiamo come Anpi di Ivrea e Basso Canavese. Aspettare ancora un po’, finché le vaccinazioni saranno tutte eseguite e le curve epidemiche saranno scese a zero. Perché, vedete, è pur vero che il Paese ha bisogno di risollevare la propria economia, ma le misure di ripresa economica devono essere coerenti con le restrizioni, altrimenti si rischia una quarta ondata, e così via. E allora i festeggiamenti per il 25 Aprile, Festa della Liberazione, possono pure trovare sbocchi diversi, modalità nuove. Sarà ancora per poco, ci auguriamo, con la collaborazione di tutti. Così come riteniamo irresponsabili gli assembramenti nel caso di partite di calcio, movide, rave party, vogliamo evitare di sollecitare anche noi una voglia fraintesa di libertà. Non vogliamo impedire nulla (non ne abbiamo la veste), richiamiamo soltanto i Cittadini ad una maggiore responsabilità collettiva, ad una cautela che può apparire eccessiva, ma che si appella alla ragione. Per questi motivi il 25 Aprile sarà festeggiato on-line con una “Maratona” che vede una grande partecipazione, per trasformare le chiusure e le solitudini di questi giorni in una occasione di Memoria, idee, prospettive future. I giorni della Liberazione con i 5 temi fondanti: Giustizia Libertà Democrazia Solidarietà Pace. Stiamo già ricevendo e pubblicando i vostri contributi, che realizzano e mostrano una importante comunità virtuale, ma viva e stretta attorno ai valori di sempre. Poi, appena sarà possibile, in tutta sicurezza, faremo grandi feste, a Lace e ovunque, con tutti voi! E’ una promessa."
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