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La minoranza si alza e se ne va: il Consiglio finisce in anticipo

Il sindaco, infuriato, non ha più il numero legale

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Marchetti non ha più il numero legale, il Consiglio finisce in anticipo

La seduta di Consiglio comunale di lunedì 9 ottobre è stata sospesa per la mancanza del numero legale. Assenti numerosi membri della maggioranza (fra cui Daniela De Pieri, che ha recentemente rimesso le deleghe affidatele dal sindaco) e Roberto Bobba della minoranza, andato via subito il consigliere di minoranza Flavio Ranalli - da tempo in polemica con il sindaco a cui rinfaccia il mancato rispetto dei regolamenti e la mancata discussione delle sue mozioni e interrogazioni -, dopo la discussione di alcuni punti hanno lasciato l’aula anche gli altri consiglieri di minoranza Bruna Filippi, Livio Autino e Michele Campanella (che era collegato online). Rimasti in 6 - sindaco compreso - su 13, la seduta è stata chiusa anticipatamente per mancanza del numero legale, anche se Marchetti mugugna: «il regolamento comunale in proposito non è molto chiaro, il segretario farà delle verifiche». Ma intanto sono andati tutti a casa senza discutere i restanti punti all’ordine del giorno.

Il sindaco Diego Marchetti

Il sindaco, infuriato, ha convocato una conferenza stampa in cui si è scagliato contro i consiglieri di minoranza: «il loro comportamento è vergognoso, penoso e incredibile. Non solo verso il nostro gruppo ma nei confronti di tutti i cittadini».

«In realtà - ha replicato la consigliera Bruna Filippi - il tutto è accaduto perché siamo di fronte a una maggioranza senza numeri. Si sono presentati in Consiglio con cinque consiglieri oltre al sindaco e ora accusano le minoranze di non pensare al bene del paese. Dispiace per le assenze per motivi di salute, ma se Marchetti e la sua Giunta per quattro anni fossero stati meno arroganti e avessero permesso di dibattere le richieste presentate, forse avrebbero trovato collaborazione su temi condivisi anche in conferenza dei capigruppo. È finito il tempo in cui le minoranze si battevano, ma con facilità venivano derise a suon di voti: ora i voti mancano proprio alla maggioranza stessa».

Un’Amministrazione agli sgoccioli

Se non ha nemmeno più i numeri minimi per tenere in piedi il Consiglio comunale, il sindaco Marchetti deve solo fare mea culpa. Già era stato eletto, quattro anni fa, con pochissimi voti (poco più di 1100 in un paese di 4000 abitanti), meno di quelli raccolti complessivamente dalle due liste concorrenti, in un paese dove era andato alle urne solo il 60% degli aventi diritto. Ha poi perso per strada - per colpa sua, non delle opposizioni - quasi metà della sua lista: chi si è dimesso, chi è passato all’opposizione, chi è stato ripescato a far l’assessore pur avendo preso solo 4 (diconsi: 4) preferenze, ma grazie all’assurdo meccanismo elettorale dei Comuni che assegna due terzi dei seggi in Consiglio a chi vince anche con meno del 50% dei voti... è riuscito a barcamenarsi fino ad oggi. La pacchia, però, ora è finita: rimasto abbarbicato alla poltrona insieme ai quattro gatti che con lui prendono l’indennità, è costretto a sperare che i consiglieri di minoranza - che ha preso a schiaffi per quattro anni - partecipino alle sedute perché altrimenti non riesce a far passare le delibere. Non vede l’ora di ricandidarsi, l’anno prossimo, «con una lista ampiamente rinnovata» (perché gran parte dei suoi sodali di quattro anni fa l’hanno sfanculato), ma intanto arriva alla fine di questa consiliatura arrancando sui gomiti. Voleva fare l’uomo solo al comando, e solo è rimasto.
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