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“La mia mission è di ‘contagiare’ con la creatività"

Sara Relino ha realizzato il suo sogno e si racconta...

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Sara Relino

Sara Relino è una giovane donna che nella vita non si è arresa, che anziché piangersi addosso e abbattersi ha reagito per arrivare a diventare la “Sara che sarebbe voluta essere”.

Classe 1988, saluggese, è da sempre stata attratta dai colori, tanto che da piccina si ‘perdeva’ nelle corsie della cartoleria del supermercato. “Coloravo tantissimo, e mia mamma, sarta, ha sempre contribuito a sviluppare la mia creatività, passando del tempo insieme e facendo cose: creavamo gli addobbi di Natale e realizzavamo i vestiti per le mie bambole, ad esempio - comincia a raccontare -. Ai tempi non c’erano i corsi creativi che ci sono oggi, ma se ci fossero stati sarei stata una bambina che non se ne sarebbe perso uno”.

Arrivato il momento di scegliere il liceo, Sara avrebbe voluto frequentare l’Artistico, anche su suggerimento della sua professoressa delle medie, ma in quegli anni i genitori generalmente preferivano scuole che avrebbero agevolato l’inserimento nel mondo del lavoro e fu così anche per Sara, che si iscrisse al Socio-Psico-Pedagogico.

“Li trovai anni lunghissimi, non era proprio il mio - spiega -. Poco prima di compiere 18 anni ho poi scoperto di essere affetta da sclerosi multipla e anche se vi sembrerà strano sentirlo ‘ero sollevata’… non fraintendetemi, non ero contenta di essere malata, ma lo ero di avere una diagnosi certa, dopo anni in cui non sono stata bene e per tutti ‘non avevo mai niente’; finalmente ero compresa ed ascoltata, avevo una risposta ai miei sintomi. Non è stato semplice, ovviamente, ero nel periodo ‘boom’ della vita e sapevo che certe cose non me le sarei potute godere appieno, inoltre all’inizio stavo malissimo e in alcuni periodi non ero in piena autonomia, ma la malattia mi ha aiutata a ricercare qualcosa di più, a conoscere il mio corpo e a indagare per avere una consapevolezza diversa e diventare la persona che sarei sempre voluta essere. E’ stata una spinta enorme per decidere che mi sarei presa con le unghie e con i denti ciò che volevo. La diagnosi è stata la chiave e grazie alla medicina, che non smetterò mai di ringraziare, sono andata avanti convivendo con la mia malattia; in aggiunta ho poi un’altra ‘medicina’: il fare ciò che ho sempre sognato, che è super terapeutico” racconta.

Finite le scuole superiori Sara ha deciso di impuntarsi e di seguire quella che sentiva la sua strada, e così si è iscritta a una scuola di decorazione. Finalmente stava facendo ciò che amava fare e si è specializzata in decorazione e finiture di pregio. Ha fatto poi uno stage in una ditta di restauro, passando diversi mesi in cantiere. “Nel farlo mi sono resa conto che quello non era esattamente ciò che cercavo, io preferivo creare dal nuovo, partendo da un mio progetto, piuttosto che ‘riportare in vita’ qualcosa - spiega -. Inoltre il lavoro da dipendente non sarebbe stato ottimale, ad un capo non avrei potuto garantire una presenza costante, perché magari mi sarei potuta alzare una mattina scoprendo di stare male, senza preavviso. Così ho ricercato qualcosa di più artigianale, laboratoriale e di ‘mio’”.

Sara Relino decise di iscriversi ad un corso per imparare a realizzare mosaici artistici e volle anche approfondire il discorso della decorazione e della pittura. “Ho poi messo da parte il discorso mosaici, perché per proseguire la scuola e per continuare a lavorare mi sarei dovuta trasferire in Friuli, ma sarebbe stato improponibile con la sclerosi multipla, e così ho imparato a dipingere sulla porcellana e a creare oggettistica in legno dipinta, realizzando due miei grandi desideri - racconta -. Volevo farmi conoscere in questo ambito e nel 2012 ho aperto la partita iva e il mio ‘Laboratorio Artigianale - Sara Mosaici e Decorazioni’ in via Lusani 27 a Saluggia; creo oggetti decorativi e bomboniere in legno e porcellana, si tratta di oggettistica personalizzata. Essere un’artigiana era il mio grande sogno - afferma sorridente -. Mi sono resa conto che questo mondo era un po’ sconosciuto e così ho introdotto dei corsi creativi per bambini per sviluppare e far crescere talenti, quelli che mi sarebbe tanto piaciuto fare da piccola, se ci fossero stati. Credo fermamente nella ricchezza dell’artigianato e del ‘fatto a mano’, penso che se non si fanno conoscere certe attività si andranno tutte a perdere, e sarebbe un vero peccato. Ho deciso di estendere i miei corsi anche agli adulti e, in generale, spero che l’effetto benefico che queste attività hanno su di me ci sia anche sugli altri. Amo insegnare, anche perché se non ci fosse stato chi lo ha fatto con me oggi non sarei qui e io mi auguro di fare lo stesso”.

Sara racconta le storie dei suoi clienti attraverso le sue mani quando crea e personalizza gli oggetti; ciò che vende arriva dalla sua passione e dal suo cuore attraverso le mani, appunto. Da due anni, per velocizzare il suo lavoro, ha acquistato una macchina a taglio laser che le permette di incidere e disegnare in modo più rapido, aumentando la possibilità di realizzare oggetti e di ampliare la sua vetrina.

Sara Relino al lavoro

“La mia ‘mission’ è di ‘contagiare’ con la creatività più persone possibile ed è fra i motivi per cui sono aperta anche a collaborazioni con le associazioni. Desidero far innamorare gli altri dell’arte e dei colori. Penso che vedere il mondo a colori abbia tutto un altro senso - afferma Sara Relino -. Oggi sono soddisfattissima, sono serena, felice e consapevole. Ho realizzato il mio sogno e spero di infondere fiducia anche alle altre persone e di spronarle a crederci e a provarci sempre. Non mi sento un’eroina e non voglio fare la vittima, sono solo una persona ‘normale’ che ha usato una difficoltà come stimolo positivo. Ovviamente i tempi non sono dei migliori e credo di avere i timori che hanno tutti coloro che portano avanti una piccola attività… spero di farcela e di andare sempre avanti, sono fiduciosa e cerco di esserlo ogni giorno. Prima di salutarvi ci terrei a ringraziare Jacopo, mio marito, perché se non ci fosse lui a credere in questo progetto, insieme a me, sarebbe tutto più complicato. Mi sostiene da quando era ancora tutto un sogno e lo fa tutt’oggi”.

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