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LAMPORO. L’hospitale per i pellegrini è tornato operativo

LAMPORO. L’hospitale per i pellegrini è tornato operativo

Un gruppo di pellegrini recentemente ospitati

LAMPORO. Da ormai cinque anni Lamporo può contare sulla presenza di un hospitale che accoglie i pellegrini che percorrono la Via Francigena, alcuni diretti anche a Santiago de Compostela. L’hospitale si trova in via Marone 1 ed è stato ricavato da un alloggio lasciato in eredità al Comune da un’anziana lamporese, negli stessi locali dove anticamente vi erano le scuole elementari e l’asilo.

La presenza fissa di un luogo in cui dare accoglienza ai pellegrini a Lamporo non è stata facile da ottenere, come spiegano Graziella e Piero Posa, una delle due coppie che si occupano di accogliere i pellegrini a Lamporo, ma residenti a Gassino: «Nel 2008 siamo stati in pellegrinaggio sulla Via Francigena. Tra le varie accoglienze ricevute, tutte calorose e a donativo, ci è rimasta nel cuore quella di Lamporo, dove don Francesco Ottavis, sacerdote quasi novantenne con la sua perpetua, la signora Bertilla, ospitava i pellegrini in parrocchia, facendoli sentire dei principi. Non si poteva dormire nel sacco a pelo, e ogni giorno Bertilla cambiava le lenzuola e cucinava cene da festa che ricordiamo ancora oggi. Che dire poi del suono delle campane, con cui don Francesco accoglieva i pellegrini, appena li vedeva in lontananza?» racconta la coppia.

Nel 2010 don Francesco è passato nell’aldilà, lasciando alla sua perpetua l’onere di accogliere i pellegrini da sola, aiutata da molti lamporesi, tra cui Federica Pegorin, Cristina Oletto e Carlo Marone. «Purtroppo però, poco dopo, alcuni sedicenti “non pellegrini” rovinano tutto, e Lamporo si ritrova senza la sua ospitalità» spiega ancora la coppia.

Per qualche tempo l’ospitalità ai pellegrini è stata offerta dalla famiglia Pezza, in una cascina distante circa 4 chilometri da Lamporo, sempre con il supporto degli abitanti del paese. Purtroppo, a causa di problemi di salute, anche questa modalità di accoglienza si interrompe. Lamporo, tappa importantissima, perché dista 30 chilometri da Castiglione e 30 da Vercelli, si ritrova senza un luogo in cui ospitare i pellegrini, creando il vuoto e il panico per chi si occupa della Via Francigena. Per un po’ di tempo i pellegrini hanno pernottato a Castell’Apertole, dove esiste una struttura turistica, ma è a circa 7 chilometri oltre Lamporo, facendo diventare la tappa diventa troppo lunga. Ed è qui che i coniugi Posa entrano in gioco, salvando di fatto il passaggio della Via Francigena a Lamporo: «Decidiamo di non scoraggiarci e contattiamo il sindaco Claudio Preti. Ci risponde serenamente di non conoscere nulla di cosa significhi essere pellegrini, tantomeno cosa sono gli ostelli. Accetta però di valutare il progetto per vedere cosa si può fare». Proprio in questo contesto viene a mancare l’anziana lamporese già menzionata, lasciando in eredità al Comune l’alloggio di sua proprietà. Un piccolo miracolo, secondo Graziella e Piero: «Don Francesco senz’altro ci sorregge da lassù. Grazie a questo lascito, il sindaco ci contatta dicendoci che sono disponibili a darci in comodato d’uso i locali per cinque anni». Nel giro di pochi mesi l’Amministrazione provvede a revisionare l’impianto elettrico, dell’acqua e del riscaldamento, oltre a sostituire la vasca da bagno con una doccia. «Ci sembra un sogno. Un bellissimo locale con una grande cucina, una camera da letto per i pellegrini e una cameretta per gli ospitaleri! Meglio di così non potevamo sperare».

Purtroppo la coppia si scontra con la burocrazia: il comodato d’uso non può essere dato a un privato cittadino, e si rende quindi necessario l’appoggio a un’associazione. «Decidiamo quindi con altri amici pellegrini di fondare l’associazione “Custodi Via Francigena Torino-Lamporo”, che ci permetterà di gestire l’ostello, intitolato per riconoscenza a Don Francesco Ottavis».

Grazie al duro lavoro e a numerose donazioni di mobili e letti, l’ostello “Don Francesco Ottavis” viene ufficialmente inaugurato il 22 settembre 2018 alla presenza di mons. Marco Arnolfo, vescovo di Vercelli, anche se un primo ospite viene già accolto qualche giorno prima: «Abbiamo ospitato un pellegrino francese qualche giorno prima dell’inaugurazione ufficiale. Si chiama Mathieu, un ragazzo francese diretto a Roma. Da Lamporo sono successivamente passati pellegrini italiani, canadesi, giapponesi, francesi, inglesi, anche un russo. Grazie alla loro presenza ci sentiamo cittadini del mondo» affermano i coniugi Posa.

Dal marzo 2020 l’ostello ha però dovuto piegarsi alla pandemia, chiudendo i battenti nel periodi di massima emergenza sanitaria. Con l’allentamento delle misure anticontagio, l’hospitale ha potuto riaprire le proprie porte ai pellegrini in viaggio, facendo tornare Lamporo un punto di riferimento del percorso. L’ostello dispone di una camera da letto in grado di accogliere 8 pellegrini contemporaneamente, una cucina e un bagno con doccia. La tariffa è a donativo, in base alle possibilità economiche del singolo pellegrino. Per informazioni è possibile telefonare ai numeri 348.3585829 e 347.7349469, oppure inviare una mail ad amicipellegrini.tola@libero.it.

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