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06 Aprile 2022 - 12:30
I lavoratori in assemblea davanti allo stabilimento
SALUGGIA. MicroPort inizierà a mandare le lettere di licenziamento dal 7 aprile. L’ultimo incontro in Regione di venerdì scorso tra l’azienda e i sindacati non ha infatti portato nulla di buono per il futuro lavorativo degli operai. Le parti hanno trovato un accordo solo per la buonuscita in caso di licenziamento volontario, stabilita in 15 mensilità. Una scelta quasi obbligata, come spiega Pier Paolo Piolatto, sindacalista e rsu Microport: «Abbiamo definito l’accordo sulle uscite volontarie, ma in realtà è stato come firmare con una pistola puntata alla tempia. Non abbiamo avuto margini di trattativa». Al momento risulta quindi esclusa la possibilità che i lavoratori accettino l’offerta dell’azienda, che proponeva la riduzione dell’orario lavorativo da 8 a 6 ore giornaliere, in cambio dello stop ai licenziamenti. «Nessuno aderirà alle 6 ore a tempo indeterminato; se si fosse parlato di un periodo stabilito, le cose sarebbero state diverse. Ma ridursi in forma definitiva l’orario di lavoro avrebbe conseguenze anche su altri aspetti economici per i lavoratori, primo fra tutti un’eventuale Naspi». I lavoratori hanno tempo fino a domani, mercoledì 6, per comunicare eventuali adesioni all’orario part time. Un’eventualità comunque molto remota, secondo Piolatto: «Lavoreremo a un accordo interno per trovare adesioni, ma sarà molto difficile. I colleghi stanno pensando più a lasciare il lavoro e prendere la buonuscita, anziché ridursi l’orario lavorativo». Senza adesioni all’orario ridotto, saranno 21 gli operai che perderanno il lavoro, più 7 impiegati per i quali i sindacati già avevano dichiarato che non c’erano speranze di salvare il posto; alcune mansioni ricoperte dagli impiegati saranno addirittura soppresse definitivamente.
Si prospetta quindi una brutta primavera per i dipendenti MicroPort. Secondo Piolatto, gli imminenti licenziamenti potrebbero essere solo la punta dell’iceberg: «Per MicroPort quello di Saluggia è ormai uno stabilimento senza futuro. L’azienda non ha presentato il piano industriale nemmeno alla Regione, e non è certamente un buon segno».
Federico Valletta
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