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LIVORNO FERRARIS. Modifica dello Statuto: Pizzamiglio non vota subito con la maggioranza, poi cambia idea. Il sindaco Corgnati e il capogruppo Mosca: «S’è interrotto il rapporto fiduciario, sei fuori»

LIVORNO FERRARIS. Modifica dello Statuto: Pizzamiglio non vota subito con la maggioranza, poi cambia idea. Il sindaco Corgnati e il capogruppo Mosca: «S’è interrotto il rapporto fiduciario, sei fuori»

Palazzo Ferraris, sede del Consiglio comunale

LIVORNO FERRARIS. A metà del suo secondo mandato il sindaco Stefano Corgnati decide che il Consiglio comunale livornese necessita di un presidente che non sia il sindaco stesso, «sgravando il sindaco da alcune incombenze». Porta quindi all’approvazione del Consiglio una delibera di modifica dello Statuto per introdurre la figura del presidente.

La delibera è sbagliata fin dalla premessa (cita una precedente approvazione dello Statuto “con deliberazione n. 3 del 21.2.2020” che non esiste), ma il punto è un altro: per far passare la modifica occorre il voto favorevole dei due terzi dei consiglieri, e quella sera è assente il consigliere di maggioranza Claudio Michelone. Non dovrebbero comunque esserci problemi, sennonché un altro consigliere di maggioranza, Federico Pizzamiglio, annuncia la sua astensione.

Panico. Intervengono allora il sindaco e il suo vice Franco Sandra, e dopo pochi minuti Pizzamiglio rettifica la sua dichiarazione di voto: favorevole. Si vota e la modifica viene approvata; a presiedere l’assemblea cittadina sarà poi Giovanni Vercellotti, con conseguente ingresso in Giunta di Davide Mosca.

La questione, però, seppur formalmente risolta lascia strascichi in maggioranza. Qualche giorno più tardi, infatti, Pizzamiglio riceve una lettera su carta intestata di “Unione per Livorno”, a firma del sindaco Corgnati e del capogruppo Davide Mosca, che gli comunicano che «per effetto delle tue posizioni emerse in Consiglio comunale sul punto relativo alla modifica dello Statuto finalizzato all’introduzione della figura del presidente», «al momento non sussistono più le condizioni di rapporto di fiducia con il sindaco stesso, indispensabili anche per permettere un proficuo lavoro in armonia con il gruppo “Unione per Livorno”; in questo contesto, la tua relazione con il gruppo viene conseguentemente ad interrompersi». La prima dichiarazione di voto - poi ritrattata - di Pizzamiglio ha «esposto il sindaco e l’intera maggioranza consiliare ad un’inaspettata profonda difficoltà politica su un provvedimento dal forte valore simbolico oltre che amministrativo».

Pizzamiglio risponde, il giorno successivo, con un’altra lettera, in cui lamenta che sul punto in questione non ci fosse stato «un fisiologico confronto dialettico all’interno del gruppo di maggioranza, momento preliminare fondamentale e imprescindibile per condurre a sintesi le vedute dei singoli esponenti». Chiede inoltre al sindaco se intende revocargli le deleghe al commercio a alla Consulta Giovani (che in quel momento stava portando avanti il progetto “Ti strappo un acquisto”).

Nelle settimane successive si tenta una “ricucitura”: vi sono alcuni incontri tra Pizzamiglio e il sindaco Corgnati - a volte da solo, altre accompagnato da membri di “Unione per Livorno” -, «tutti conclusi - afferma Pizzamiglio - con un nulla di fatto». Da parte della maggioranza c’è, secondo il consigliere, il «fermo diniego» a farlo rientrare, «ritenendo asseritamente “insanabile” la frattura nel rapporto di fiducia tra la mia persona e gli altri colleghi della lista».

Addirittura la maggioranza procede, nel corso del 2021, a un’altra modifica statutaria, questa volta riguardante la Consulta Giovani (che era così fin dal 2005), «nel tentativo - afferma Pizzamiglio - di esautorarmi da quelle che sono le mie competenze istituzionali», con una «sostanziale decapitazione della figura apicale del presidente». Non vogliono più che tocchi palla, insomma.

A questo punto Pizzamiglio, ormai fatto fuori da tutti gli incarichi, dopo aver elencato una serie di “dispetti” e di difficoltà che alcuni membri della maggioranza avrebbero causato ad alcune sue iniziative fin da quand’era titolare degli incarichi a tutti gli effetti, ha un sussulto d’orgoglio, e dice agli ex colleghi: «sono io a non aver più fiducia in voi, a non aver più fiducia in un gruppo che fa - a quanto pare, solo nei miei confronti - dell’assenza della pluralità di pensiero il suo motivo conduttore, e che fa dell’accanimento personale la bussola del proprio agire».

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