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23 Marzo 2022 - 18:41
I lavoratori in assemblea davanti allo stabilimento
SALUGGIA. Nessun accordo al “tavolo” convocato il 14 marzo dalla Regione Piemonte tra i dirigenti di MicroPort Crm e i sindacati, dopo l’annuncio dell’azienda di voler licenziare 28 lavoratori: 21 operai e 7 impiegati. La multinazionale di proprietà cinese con sede europea in Francia, dopo aver acquisito il business Cardiac Rhytm Management da LivaNova continua l’opera di riduzione della forza lavoro dello stabilimennto saluggese.
A spiegare nei dettagli l’esito dell’incontro svoltosi a Torino è Gian Paolo Piolatto, rsu MicroPort presente al tavolo delle trattative: «La Regione ha proposto la cassa integrazione straordinaria, con contratto di solidarietà, come ammortizzatore sociale per due anni, al fine di traghettare l’azienda in questo periodo di transizione. MicroPort ha infatti spiegato che vorrebbe recuperare le quote di mercato perse; l’azienda parla di crescita moderata e riacquisizione delle stesse quote, grazie a nuovi prodotti. La Regione sta inoltre lavorando a un piano di formazione nel Vercellese, e si è resa disponibile a valutare la possibilità di formare tutti i lavoratori MicroPort per esigenze specifiche, a costo zero per l’azienda».
«La risposta dell’azienda - prosegue Piolatto - è però stata negativa»: Microport considera “strutturali” i 28 esuberi. La Regione ha però chiesto a Microport di valutare le proposte, in vista di un nuovo incontro del “tavolo” fissato per mercoledì 23 marzo. «A noi sindacalisti quella tracciata dalla Regione appare l’unica strada percorribile; speriamo in un ripensamento di MicroPort. Nel frattempo continueremo ancora con scioperi e altre iniziative volte a far rispettare i diritti dei lavoratori».
Due giorni dopo il “tavolo”, però, l’azienda ha preso un’altra iniziativa: convocare i dipendenti e proporre loro «soluzioni alternative». Spiega un altro sindacalista, Gian Luigi Guasco: «Nonostante un ulteriore incontro con la Regione già fissato per il 23 marzo, MicroPort ha deciso di convocare i dipendenti e annunciare che se l’azienda si salverà sarà a spese dei lavoratori, i quali dovranno rinunciare a una parte dello stipendio. Quanto accaduto - afferma Guasco - è a dir poco vergognoso, e fa già intendere che MicroPort continuerà a rifiutare le proposte della Regione e dei sindacati, e non intende in alcun modo tutelare i lavoratori».
Il tempo, però, stringe. La procedura si concluderà ai primi di aprile: se non si troverà un accordo i 28 lavoratori saranno licenziati.
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