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«Non è stato Giovanni Perini a uccidere Bessi». Ecco come i suoi legali tentano di scagionarlo

Un Dna sconosciuto sul corpo della vittima, la testimonianza di un uomo che racconta di aver sentito delle urla provenire dal garage di Bessi, l’interpretazione di fotogrammi, celle telefoniche e la confessione ritrattata. E’ stata depositata nei giorni scorsi la richiesta di appello da Francesca Orrù e Maria Grazia Ennas, avvocati difensori del crescentinese Giovanni Perini, condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Novara lo scorso 9 dicembre per omicidio volontario e rapina nel caso del delitto di Antonello Bessi, riparatore di biciclette.

Il 4 settembre del 2018 Bessi fu ucciso a coltellate nella sua officina in via Manzone a Vercelli: la Corte d’Assise ha sposato in pieno la tesi accusatoria della Procura di Vercelli per un delitto dal movente di natura economica. La difesa di Perini contesta diversi elementi nell’atto depositato il 22 aprile alla Corte d’Assise d’Appello di Torino: erronee interpretazioni delle emergenze istruttorie, della loro mancata valorizzazione negli aspetti favorevoli all’imputato e dell’eccessiva pena dovuta all’omesso riconoscimento delle attenuanti generiche.

Tra gli elementi su cui punta la difesa, il ritrovamento di un Dna ignoto sul corpo di Bessi; non sono invece state trovate tracce della vittima sui vestiti di Perini. Un’altra carta giocata dalla difesa è costituita dalle dichiarazioni di un uomo sentito in assise a Novara, come testimone di Procura e difesa; ha raccontato che la mattina del delitto uscendo dall’officina di Bessi ha incrociato un uomo tra i 30 e i 40 anni che stava entrando. Una volta salito sul suo furgone, ha riferito di avere sentito delle grida provenire dall’officina. «Sembrava la voce di Bessi mista a quella di qualcun altro». L’uomo poi si reca in un negozio a pochi metri dall’officina da cui secondo lo scontrino della spesa esce alle 11,19. Il decesso è stato indicato intorno alle 11. Per la difesa ci sarebbe stato tempo perchè il delitto divenisse di dominio pubblico, elemento che spiegherebbe come Perini ne fosse già al corrente, mentre per l’accusa solo l’aggressore poteva sapere e riferire quanto era accaduto.

Le indagini hanno scandagliato luoghi e orari andando a ritroso dopo il ritrovamento del cadavere. Per la difesa i fotogrammi in cui secondo la Procura si vede Perini non permettono di identificare il loro cliente, e le celle telefoniche a cui il suo cellulare si è attaccato sarebbero agganci indistinti perchè le celle sarebbero troppo vicine tra loro. Ampio spazio nella richiesta di appello è dato anche alle disponibilità economiche di Bessi e di Perini e all’interpretazione della confessione del delitto poi ritrattata.

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