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Covid, si riapre anche i dati non sono ancora confortanti: dall’inizio del 2021 più contagi che in otto mesi del 2020

Covid, si riapre anche i dati non sono ancora confortanti: dall’inizio del 2021 più contagi che in otto mesi del 2020

Da poco più di una settimana il Piemonte è tornato in “zona arancione”, la gran parte degli studenti è tornata in aula e da lunedì 26 aprile ci sarà un ulteriore allentamento delle restrizioni per negozi, bar e ristoranti, ma il Vercellese sta ancora facendo i conti con la “terza ondata” dell’epidemia da Sars-Cov2, che alla luce dei dati risulta peggiore delle precedenti. Nel periodo gennaio-aprile 2021, infatti, tra capoluogo e centri minori si sono registrati finora almeno 4925 nuovi contagi, più di quanti ce n’erano stati in otto mesi (marzo-ottobre) del 2020.

Nella prima metà di aprile, inoltre, i nuovi casi di Covid rilevati a Vercelli e provincia sono stati 694, quando invece in tutto l’aprile scorso erano stati complessivamente 658. Gli ospedali, insomma, sono ancora sotto stress e si spera che nelle prossime settimane non vi sia un’ulteriore recrudescenza.

La situazione nei paesi

Anche gli “attualmente positivi” nel Vercellese restano molti, di cui la maggior parte in isolamento fiduciario domiciliare: sono complessivamente 760, di cui 184 nel capoluogo, 50 a Crescentino, 31 a Santhià, 23 a Saluggia, 21 a Cigliano, 19 a Trino e 17 ad Alice Castello; negli altri paesi si contano meno di una decina di casi.

Il totale dei casi accertati nel Vercellese dall’inizio della pandemia è di 12.549; di questi, però, 11.204 si sono “negativizzati” e quindi guariti.

Dall’inizio della pandemia in provincia di Vercelli ha contratto il virus almeno il 7,3% della popolazione; peggio è andata nelle province di Cuneo (8,1%), di Torino (8%), di Asti (7,6%) e del Verbano Cusio Ossola (7,5%).

Quasi cinquecento morti

I deceduti con Covid-19 in poco più di tredici mesi (da marzo 2020 ad oggi) nel Vercellese sono stati 485, di cui 112 soltanto nel 2021 e, di questi, 18 nelle ultime due settimane: un numero in preoccupante incremento rispetto all’anno scorso.

Avanti con i vaccini

La campagna di vaccinazione prosegue, seppure a rilento: dopo medici e infermieri, operatori delle Rsa, forze dell’ordine e insegnanti si stanno somministrando le seconde dosi dei vaccini agli ultra80enni ed è stata avviata l’inoculazione alle persone tra i 70 e i 79 anni; a maggio, poi, in base alle forniture si proseguirà con gli ultra60enni. L’Asl vercellese informa che da gennaio sono state somministrate più di 15 mila dosi. A Vercelli il punto vaccinale operativo da un paio di settimane che si è aggiunto alla Piastra del Sant’Andrea è quella dell’ex monastero di Santa Chiara, in corso Libertà. A Trino il punto vaccinale è al mercato coperto di piazza Comazzi, a Borgosesia nel foyer del Teatro Pro Loco, a Gattinara nella palestra delle scuole medie. A Santhià il secondo punto vaccinale è nella sede degli Alpini in via Michelangelo: tutte sedi che nelle ultime settimane si sono aggiunte a quelle già operative negli ospedali di Vercelli e Borgosesia, nelle Case della Salute di Santhià, Cigliano, Coggiola, Varallo, Gattinara e nel centro medico di Alagna.

Ci sono 4 “positivi” e un solo ricoverato su oltre 1500 ospiti

Prosegue la diminuzione di casi di positività al Sars-Cov2 nelle case di riposo della provincia, dove la campagna di vaccinazione ha portato già da tempo i suoi frutti. Nel corso dell’ultima riunione della “cabina di regia” organizzata con la Prefettura e dedicata alla situazione nelle oltre 40 rsa vercellesi, è stato comunicato che i casi di positività sono attualmente 4 su un totale di più di 1500 ospiti. Solo una persona è ricoverata. Situazione analoga anche tra il personale di assistenza: ad oggi sono stati registrati solo 4 casi.

L’Asl di Vercelli ha più volte chiesto ai medici di base di mettersi a disposizione per le vaccinazioni, sia per attività in ambulatorio che a domicilio. E se nelle zone di pianura la risposta c’è stata - anche se non, va detto, molto elevata -, c’è più difficoltà a trovare medici vaccinatori in Valsesia.

Insieme agli ospiti delle Rsa di tutta la provincia, anche i medici e infermieri che lavorano nelle strutture sono stati i primi ad essere vaccinati. Il contagio non si è più diffuso neanche negli ambienti ospedalieri.

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