AGGIORNAMENTI
Cerca
24 Febbraio 2021 - 19:21
Filippo Stramaccioni
E’ in corso al Tribunale di Vercelli il processo all’ex prefetto Salvatore Malfi, all’ex viceprefetto Raffaella Attianese e a Gianluca Mascarino, amministratore della cooperativa “Obiettivo onlus”.
Malfi, 61 anni, nativo di San Marcellino in provincia di Caserta, resse l’incarico prefettizio a Vercelli dal 18 gennaio 2011 alla vigilia di Natale del 2015, quando ricevette la notizia di essere stato trasferito a Salerno. Poco più di due anni più tardi, all’inizio del 2018, dalla Procura della Repubblica filtrò la notizia che era stato sospeso dall’incarico prefettizio per tre mesi a seguito di un’indagine, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica Davide Pretti, e svolta dalla Squadra Mobile e dalla Guardia di Finanza. Secondo le prime notizie fornite dalla magistratura l’inchiesta era partita da “frasi ingiuriose a sfondo sessista” e persino “minacce di morte” pronunciate da Malfi nei confronti di dipendenti della prefettura di Vercelli, soprattutto di donne. Ma un accenno, che inizialmente la stessa Procura aveva volutamente fatto figurare come secondario, apriva la strada a una storia ben più complessa.
Difatti quando, verso la fine di marzo 2018, Malfi - assistito dall’avvocato Roberto Scheda - venne interrogato dal gip Fabrizio Filice, si scoprì che sì c’entravano le accuse ingiuriose, ma che l’inchiesta principale riguardava i rapporti molto stretti tra il prefetto e una cooperativa sociale che si era occupata, tra il 2015 e il 2016, dell’accoglienza ai migranti: la “Obiettivo onlus” con sede a Tronzano amministrata da Gianluca Mascarino, 51 anni, domiciliato a Vercelli. I reati contestati andavano dall’abuso d’ufficio alla turbata libertà degli incanti, dalla frode in pubbliche forniture al falso. Nel giugno di quell’anno la Procura parlò esplicitamente di due inchieste e vennero fuori i nomi delle altre persone coinvolte nell’indagine: su tutti quello di Raffaella Attianese, 57 anni, lviceprefetto vicaria di Malfi, difesa dall’avvocato Roberto Rossi, che nell’ottobre del 2018 era stata trasferita a Torino dopo ben vent’anni di lavoro nella prefettura vercellese, con ripetuti incarichi di commissario straordinario anche in Comuni importanti come Trino, Alagna, Borgo Vercelli.
Ma che cosa avevano messo in moto - secondo l’accusa - Malfi, la Attianese e altri dipendenti della Prefettura per agevolare la cooperativa di Mascarino (difeso dall’avvocato Andrea Corsaro) rispetto a tutte le altre che partecipavano alle gare per gestire l’ospitalità degli allora numerosi migranti che venivano accolti nel Vercellese? Un semplice, ma essenziale (trattandosi del prefetto), rapporto di riguardo nei confronti di Mascarino, che poteva far valere la disponibilità di strutture di accoglienza di prim’ordine rispetto a quelle che erano in grado di reperire le altre cooperative: erano infatti, secondo la procura, messe a disposizione dalla Prefettura stessa.
Sempre secondo l’accusa - rappresentata dai pm Davide Pretti e Rosamaria Iera - Raffaella Attianese, con altre dipendenti della Prefettura, avrebbe favorito la cooperativa di Mascarino in vari modi: ad esempio esentandolo dai controlli che pure dovevano svolgersi nelle sue strutture di accoglienza (situate in vari centri del Vercellese: Albano, Saluggia, Palazzolo, Alice Castello e Vercelli), oppure avvisandolo per tempo quando questi controlli stavano arrivando, oppure ancora consentendogli di presentare anche oltre i termini le relazioni annuali sulle strutture stesse, e infine parlando con gli altri imputati delle testimonianze rese al pm.
Nel processo vengono chiamati a deporre oltre cento testimoni. Durante la prima udienza le testimonianze accusatorie di rilievo sono state quelle dei due volontari Giulia Bodo di Vercelli e Filippo Stramaccioni di Saluggia: sono loro che hanno innescato la maxi indagine, andando a denunciare i fatti in questura, e che hanno testimoniato come nelle strutture gestite da Mascarino (che i due frequentavano, così come tante altre, per aiutare i migranti ad inserirsi nelle nuove realtà) non venissero rispettati i protocolli fissati dai bandi; come avevano subito riferito alla Squadra Mobile, quando avevano deciso di passare alla denuncia concreta, sembra che all’interno dei centri gestiti dalla “Obiettivo onlus” si difettasse in assistenza sanitaria, sostegno socio-psicologico, tutela legale, servizi di mediazione linguistica e culturale, nella qualità del cibo e dell’abbigliamento forniti ai migranti, nei servizi di pulizia. Tutte cose che, secondo l’accusa, venivano puntualmente riferite alla Prefettura, che però non vi ovviava - ed è questo il quadro accusatorio - perché tra i vertici della Prefettura (Salvatore Malfi in testa) e Mascarino c’era un rapporto decisamente “preferenziale” rispetto a quello instaurato con tutte le altre cooperative.
I difensori stanno cercando di smantellare tutti i capi di accusa. In particolare gli avvocati di Malfi (Scheda ed Olivero Mazza) e della Attianese (Rossi) puntano sul fatto che né il prefetto né la sua vice hanno avuto un solo centesimo in cambio della loro benevolenza, e neppure nessun tornaconto personale, né diretto né indiretto. Forse con un’eccezione - sulla quale però si discuterà a lungo - e cioè quella che riguarda appunto la destinataria delle “frasi ingiuriose” di cui parlavamo inizialmente: la colf del prefetto, Maria Luce De Ronzo. Sempre secondo l’accusa, il prefetto e la sua vice costrinsero in pratica Mascarino ad assumere in una delle sue cooperative, la “Zoe”, la colf che Malfi non aveva mai messo in regola con i contributi. La storia della De Ronzo condurrà ad una prevedibile battaglia processuale (dopo quella già condotta davanti al gup) tra i pm ed i legali di Malfi a proposito delle intercettazioni che hanno consentito di portarla a galla.
Un processo che si annuncia lungo, quindi, proprio per il numero dei testi: ma la presidente del collegio giudicante Enrica Bertolotto ha già ammonito che non tollererà testimonianze pleonastiche programmate solo per perdere tempo. Sono state acquisite anche le deposizioni di alcuni degli ospiti delle cooperative dirette da Mascarino.
Edicola digitale
I più letti
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.