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VERCELLI. Covid: l’ultimo trimestre del 2020 è stato il peggiore dell’anno

VERCELLI. Covid: l’ultimo trimestre del 2020 è stato il peggiore dell’anno

L’arrivo del primo lotto di vaccini all’ospedale di Vercelli

La “seconda ondata” del virus Sars-CoV-2 è stata, nel Vercellese, nettamente più pesante della prima. Se tra marzo e agosto in tutta la provincia si erano registrati poco più di 1500 contagi, tra settembre e dicembre i casi sono stati più di seimila (di cui oltre la metà nel solo mese di novembre). Se si guarda ai decessi di persone con Covid-19, poi, l’ultimo bimestre dell’anno è stato drammatico: ben 139 morti, sui 373 totali dall’inizio della pandemia.

Gli ospedali per ora reggono (in tutta la provincia i ricoverati - tra reparti, terapia intensiva e strutture di degenza decentrate - sono meno di un centinaio), ma si teme che l’aumento dei contatti tra persone avvenuti nei giorni delle Feste porterà a un incremento dei casi entro metà gennaio.

Gli “attualmente positivi” nel Vercellese sono 1419, di cui un centinaio nel capoluogo, 12 ad Alice Castello, 11 a Saluggia (di cui 2 alla casa di riposo “Residenza Uno”), una decina a Crescentino, Santhià, Trino, Livorno Ferraris e Borgo d’Ale (dove è stato contagiato anche il sindaco); negli altri centri del basso Vercellese la situazione va lentamente migliorando.

Intanto anche nella nostra provincia sono arrivate le prime dosi del vaccino, che nei giorni scorsi è stato somministrato a medici e infermieri degli ospedali di Vercelli e Borgosesia: già inoculate circa 550 dosi, a partire da coloro che operano nei reparti di Malattie infettive e Pneumologia; si proseguirà, dopo l’Epifania, con i medici di base e gli altri operatori sanitari e, a seguire, con personale e ospiti delle residenze assistenziali e case di riposo. La campagna vaccinale in questi giorni festivi è partita a rilento ma dovrebbe accelerare nelle prossime settimane.

Quella di Vercelli è una delle province piemontesi più colpite dal Coronavirus: tra marzo e dicembre l’ha infatti contratto almeno il 4,46% della popolazione; peggio è andata solo nelle province di Asti (4,69), Torino (4,68) e Cuneo (4,65).

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