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15 Novembre 2019 - 14:41
Sindaco Diego Marchetti
Il 28 giugno scorso il sindaco Diego Marchetti aveva emanato un’ordinanza contingibile e urgente “anti-accattonaggio”, con la quale veniva “vietato di porre in essere forme di accattonaggio, con qualunque modalità, in ogni spazio pubblico o aperto al pubblico del territorio comunale”. Il 26 settembre, poco prima della scadenza, lo stesso Marchetti ha revocato l’ordinanza, sostenendo che non c’era più necessità di mantenerla in vigore.
Contro l’ordinanza, nel frattempo, era stato proposto un ricorso straordinario al Capo dello Stato. A presentarlo è stata la ciglianese Francesca Rigazio (che è segretaria del locale Circolo del Partito Democratico, ma che ha assunto questa iniziativa come cittadina ciglianese) insieme all’associazione Avvocato di strada onlus: associazione che - spiega la Rigazio - «aveva impugnato, in altre città, ordinanze simili ottenendo sentenze di accoglimento, sulla base di principi costituzionali e norme di diritto amministrativo violate». Secondo la ciglianese era «un provvedimento inutile e dannoso».
Il ricorso è stato notificato al Comune, che - è emerso nel corso dell’ultimo Consiglio comunale - ha messo a bilancio 8500 euro per la difesa legale del sindaco.
Marchetti ha dichiarato che «secondo chi ha proposto il ricorso questa ordinanza era illegittima, secondo me no perché era in mio potere emetterla». Le opposizioni - in particolare i consiglieri Flavio Ranalli (“Viviamo insieme Cigliano”) e Livio Autino (“Tradizione e futuro per Cigliano”, ex assessore al bilancio) hanno contestato la spesa: «un preventivo - ha detto Marchetti - che era stato concordato tra il legale (Rosa Fusco di Treviglio, in provincia di Bergamo) e il precedente segretario comunale». Di fronte alle rimostranze, Marchetti ha ammesso che «anche a me la spesa era sembrata esagerata, ma l’hanno concordata l’avvocato Fusco e il segretario Antonio Conato».
Secondo Ranalli «si spenderanno 8500 euro per difendere un’ordinanza inutile, visto che è stata persino ritirata». La parcella, comunque, non risulta essere ancora stata pagata.
Sull’accattonaggio il ricorso non avrà alcun effetto concreto, perché - come si è detto - l’ordinanza è già stata ritirata. Avrà comunque conseguenze economiche sulle casse comunali (a meno che Marchetti si offra di pagare di tasca sua la parcella all’avvocato) e, soprattutto, ha un significato politico: formalmente è stata presentata da un cittadino, ma la Rigazio stessa ha spiegato che l’ha proposta perché quel provvedimento «non genera più sicurezza ma anzi discriminazione, finendo per punire il più povero in quanto tale senza preoccuparsi minimamente di combattere la povertà e le sue cause». Secondo la Rigazio - figlia dell’ex sindaco Anna Rigazio, in carica fino alla primavera scorsa - «questo è un uso scorretto del tempo da parte di un’Amministrazione che si dovrebbe occupare del Comune e delle esigenze reali della cittadinanza»: una valutazione non di diritto amministrativo ma evidentemente politica.
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