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Fine del processo BonAlive

Gioielli ai dipendenti delle Asl in cambio di favori: 2 assoluzioni, tutti gli altri condannati

Loredana Miglietta di Lessolo è stata assolta. Un giro di appalti ‘facili’ da 3,5 milioni di euro

Gioielli ai dipendenti delle Asl in cambio di favori: 2 assoluzioni, tutti gli altri condannati

Si è chiuso con due assoluzioni e due condanne (con pene ridotte) il processo d'appello su alcune presunte irregolarità commesse (secondo l'accusa) in alcuni ospedali torinesi. L'inchiesta, svolta dalla guardia di finanza e coordinata dal pm Giovanni Caspani, vedeva in origine una quindicina di persone coinvolte (tra cui vari sanitari) in un presunto giro di regali fatti da imprenditori della sanità e dipendenti pubblici, in cambio di favori e preferenze.

Alcuni indagati avevano patteggiato, altri 4 erano stati processati in abbreviato e condannati in primo grado. La corte d'appello ha riformato la sentenza, assolvendo Francesco Ceravolo (coordinatore infermieristico del Maria Vittoria) e Loredana Miglietta. In contemporanea sono state ridotte le condanne a Valentino Marchesan, coordinatore infermieristico di sala operatoria al Giovanni Bosco e ad Antonio Aurilia.

In primo grado il Gip Giovanna Croce aveva anche riconosciuto una provvisionale di 3 mila euro per ciascuno degli imputati. A cui aggiungere i danni patrimoniali riconosciuti all’Asl To4, che si era costituita parte civile (avvocato Dario Gamba). 

Miglietta di Lessoloinfermiera caposala del nosocomio di Cuorgnè, era stata condannata in primo grado ad 1 anno e 2 mesi di reclusione e al pagamento di 400 euro di multa.

"Mi farebbe piacere che qualcuno mi restituisse ciò che mi è stato tolto in questi ultimi tre anni - commenta Francesco Ceravolo difeso dall'avvocato Marco Marchio dopo aver appreso di essere stato assolto - Sono stato accusato ingiustamente, condannato e isolato per tutto questo tempo. Mi sono rivisto in una figura del passato, quella di Enzo Tortora".

"E' stato un periodo molto duro - prosegue l'infermiere, che coordina le sale operatorie del Maria Vittoria - io non ho mai favorito alcuna casa farmaceutica per i camici, ed è quello che finalmente è emerso. Ma intanto questi ultimi tre anni sono stati terribili. Intorno a me, in ospedale, c'è stato un silenzio assordante da parte dei vertici, oltre che un procedimento disciplinare in sospeso che ora si chiuderà".

"Inoltre - aggiunge l'infermiere - ci ho rimesso economicamente: oltre alle spese legali, mi sono pagato la psicoterapia perché tra blitz all'alba, obblighi di firma, e momenti molto duri, è come se avessi subito un trauma".

"Avrei preferito - conclude - essere processato per un errore medico, piuttosto che giudicato riguardo alla mia onestà, dopo 23 anni di servizio trascorsi in Asl senza alcuna macchia. Leggere il mio nome sui giornali è stato umiliante. Eppure ho continuato a prestare servizio per tutto il tempo, nonostante la situazione pessima".

L'indagine

Nelle indagini svolte dalla Guardia di Finanza c'era di tutto. Gioielli, pietre preziose, ma anche denaro prelevato dai bancomat e consegnato, stando al castello accusatorio, in cambio di informazioni per vincere gare e bandi delle Asl piemontesi.

Un giro di appalti ‘facili’ da 3,5 milioni di euro, scriveva la Procura di Torino dando il via all’operazione ‘Molosso’ con 15 misure cautelari tra dipendenti Asl e degli ospedali, commissari di gara, agenti e rappresentati di aziende mediche.

Cinque le persone finite, in un primo momento agli arresti domiciliari, 8 agli obblighi di firma e due quelli di dimora. Pesanti le accuse formulate, a vario titolo dal procuratore aggiunto Enrica Gabetta e dal sostituto procuratore Giovanni Caspani: corruzione, turbativa d’asta e frode nelle pubbliche forniture.

Nel mirino degli inquirenti erano finite tre gare bandite da Asl To4, A.O.U. Maggiore della Carità di Novara, Asl di Asti e di Alessandria e dall’Azienda Ospedaliera di Alessandria.

L'’inchiesta era partita da una segnalazione alla Procura proprio da parte dell’Azienda Ospedaliera Universitaria ‘Città della Salute e della Scienza di Torino’, dopo che erano scomparse delle partite di un costoso prodotto farmaceutico, il BonAlive, (un riempitivo osseo usato nelle sale operatorie) distribuito dalla Medix srl.  

Il metodo per pilotare le gare sarebbe consistito nella falsificazione della documentazione: un collaboratore amministrativo dell’azienda avrebbe modificato le richieste d’ordine dell’ospedale Cto con firme false, cosicché  il prodotto non finiva nelle sale operatorie e neppure nei magazzini, ma tornava al rappresentante: 17 nel 2016, 18 nel 2017 e 18 nel 2018.

Il tutto per un valore superiore ai 288 mila euro. Per gli inquirenti sarebbe anche stata anomala la gara bandita da Città di Torino e Asl To4 per la fornitura di camici chirurgici sterili monouso.

L’accusa nei confronti dei membri della commissione era di avere favorito un’impresa in cambio di pietre preziose.

C’è poi quell'altro bando dell’azienda ospedaliera universitaria Maggiore di Novara per la fornitura di distributori di divise e giacche in Tnt. In questo caso incaricati e agenti di un’azienda veneta, con la complicità di un dipendente, sarebbero riusciti a sospendere l’appalto e a redigere un nuovo capitolato.

Infine un terzo bando delle Asl di Asti e Alessandria relativa alla fornitura di prodotti e apparecchiature chemioterapiche per un approvvigionamento da un milione di euro. Per le informazioni si pagava subito e in contanti: “Va bene sta cosa?” dice non sapendo di essere intercettato in auto uno degli indagati ad un altro, subito dopo avere consegnato 500 euro prelevati poco prima da un bancomat.

Indagata una consigliera comunale di Ciriè

Tra gli indagati spiccava il nome di Anna Vasciminno, coordinatrice infermieristica all’ospedale di Ciriè, consigliera comunale di maggioranza con il ruolo di capogruppo della lista “Più Ciriè”.

Vasciminno

Secondo la procura, Vasciminno avrebbe favorito un’impresa nella gara per la fornitura di camici chirurgici sterili. La ciriacese faceva parte della commissione aggiudicatrice. Da lei un’impresa avrebbe ottenuto le valutazioni della commissione sulla qualità dei prodotti offerti e sulle società offerenti escluse, il tutto nel corso della gara. In sede di valutazioni dei camici, inoltre, avrebbe privilegiato i prodotti di un’impresa nell’attribuzione dei punteggi per la qualità. Lo avrebbe fatto in cambio di oggetti preziosi per un valore di circa 200 euro. Orecchini che i militari hanno trovato a casa sua nel corso di una perquisizione e che le sarebbero stati regalati a Natale del 2019.

Nei guai anche la caposala della chirurgia dell’ospedale di Ivrea, Giuseppina Angela Frola, , classe ‘59, che avrebbe mantenuto contatti con i membri della commissione aggiudicatrice pur non facendone parte. Sia Frola sia Loredana Miglietta erano state sottoposte all’obbligo di firma.

Anche a loro, secondo la Procura di Torino, erano stati regalati orecchini per favorire un’impresa nella gara. Le foto di quegli orecchini erano state ritrovate a casa di Giulio Solerio di Casale Monferrato, classe 1951, legale rappresentante della Solerio PMC sas. In un’intercettazione Solerio agisce nelle vesti di agente della Paul Hartman spa. 

Rispetto alla fornitura di camici da effettuare alla Asl To 4, dice espressamente di poter contare sull’appoggio di quattro capo sala: “La cosa fondamentale, cioè io sia i camici sulla To 4 le quattro capo sala che ci sono le ho tutte abbastanza in mano mi sento tranquillo”. E aggiunge circa la condotta tenuta nei suoi confronti “più che pronte e disponibili, allineate…”.

La sua preoccupazione primaria è quella di avvicinare i membri della commissione aggiudicatrice e convincerli ad attribuire un punteggio adeguato ai vari aspetti che concorrono a determinare la voce qualità. “[…] c’erano sei ditte alla gara precedente per i camici va bene, grazie alle mie due della To 4 l’hanno mandata deserta, sono riuscite a mandarla deserta, che è un’impresa quasi impossibile eh…”, dice Solerio in una conversazione intercettata. E ancora: “Sui camici della To 4 le quattro capo sala che ci sono le ho tutte abbastanza in mano mi sento abbastanza tranquillo” tanto da poter far andare deserta la precedente gara. Ed ora ribadisce: “Io con le mie caposala, ne ho quattro quindi non posso sbagliare”.

Nell’inchiesta era rimasto coinvolto anche Francesco Guzzi, residente a Chivasso. Guzzi, difeso dall’avvocato Marco Ottino, collaboratore amministrativo  presso il Cto di Torino, era accusato d'aver contraffatto gli ordini di acquisto del BonAlive. Secondo le accuse avrebbe sottratto merce destinata alle sale operatorie per un valore di 288.362,4 ricevendo in cambio 12.500 euro tra il gennaio del 2016 e il luglio 2018.

Tutti i patteggiamenti

Luca Mauro Ariotti: mesi 8 di reclusione e 200 euro di multa. Concesso beneficio sospensione condizionale della pena.

Giancarla Capra:  anni 2 di reclusione. Pena accessoria: interdizione da pubblici uffici e incapacità di contrattare con la P.A. per anni 5. Concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena anche con riferimento alle pene accessorie

Giuseppina Angela Frola: anni 1 e mesi 6 di reclusione. Pena accessoria: interdizione da pubblici uffici e incapacità di contrattare con la P.A. per anni 5. Concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena anche con riferimento alle pene accessorie.

Luca Golfi: mesi 6 di reclusione. Concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena.

Giulio Solerio: Anni 1 e mesi 10 di reclusione. Concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena.

Rosanna Solinas: mesi 7 di reclusione ed euro 180,00 di multa.

Anna Vasciminno: Anni 1 e mesi 4 di reclusione.  Pena accessoria: interdizione da i pubblici uffici e incapacità di contrattare con la P.A. per anni 5. Concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena anche con riferimento alle pene accessorie.

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