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Società e disagio

Il grido silenzioso dei barboni: fame e disperazione anche a Ivrea

In una indagine di Coldiretti, fra i nuovi poveri, anche commercianti che hanno chiuso e persone che hanno perso il lavoro

Il grido silenzioso dei barboni: fame e disperazione anche a Ivrea

Come materasso un angolo del Movicentro a Ivrea e come coperta un cielo trapunto di stelle. Lui vive così. Dice che gli piace e in un mondo di sani che lo credono un pazzo, lui da “sano” dice che i pazzi siamo noi. Punti di vista!

In fin dei conti che cos’è la non pazzia? Un adeguarsi alle regole che ci siamo dati? La civiltà dei social? Ecco! Proprio dai social volevamo cominciare. E' li che si moltiplicano fotografie dei senzatetto con decine di leoni da tastiera pronti a “pontificare” e a dire la loro su come vanno le cose in questo mondo.

E c'è chi si chiede come sia possibile che cose del genere avvengano nelle nostre bellissime città d'arte, Ivrea compresa, e chi mescola l’urbanistica con il sociale ma anche chi sostiene (messaggio ai sindaci che hanno orecchio per intendere) che si potrebbe fare di più, per esempio utilizzando i tanti stabili vuoti o mezzi vuoti di proprietà del Comune. 

Poveri, diseredati, disadattati, qualche volta anche fuori di testa. Nei giorni di mercato si aggirano tra i banchi. All’apparenza normalissimi clienti, e forse (chi lo può sapere) fino a non molti anni fa lo erano. 

Guardano i prodotti esposti sulle bancarelle: frutta, verdura, pesce e carne. Sembra che valutino la merce esposta. Poi all’improvviso, ma con molta discrezione, si avvicinano alle buste gialle degli scarti.

Un’occhiata veloce, senza dare troppo nell’occhio (e non è un ossimoro), per individuare il residuo “quello buono”, prima di infilare rapidamente la mano e via tra la folla.

Questo nelle migliori delle ipotesi, non foss’altro che il più delle volte la ricerca del salvabile la si fa direttamente nel cassonetto dell’immondizia. Cerca di qua, sposta di là. Una prugna. Toh guarda un cavolfiore.

Una scena del film "Gli invisibili" con Richard Gere

La loro “spesa”, quando va bene, è una banana tutta marrone, una mela o un pomodoro andato a male, in alternativa qualche foglia di lattuga rinsecchita o il gambo di un carciofo. Uomini e donne ai margini della società.

In America li chiamano “invisibili” e con questa parola ci han già girato un mucchio di film, anche uno con Richard Gere.

Si piange. Ci si commuove e poi finisce tutto lì, in una visione che dura due ore o poco più.

Piazza 1° maggio Ivrea

Qui da noi li chiamavamo i “sensatetto”, poi qualcuno ha pensato bene di ribattezzarli elengantemente con il nome di “clochard”, come se grazie ad un semplice francesismo potessimo rendere meno cupa la vista e la loro stessa esistenza. 

Bisognerebbe invece chiamarli Barboni.  Agli ultimi posti di una scala sociale che non ha pietà. Barboni. Una parola dura. Spigolosa. Da far gelare il sangue nelle vene. Sono tanti. Si moltiplicano giorno dopo giorno sempre di più, anche a Ivrea, ironia della storia, città divenuta patrimonio dell’Unesco, più per quello spirito olivettiano del buon vivere che non per gli immobili di via Jervis, peraltro chiusi al grande pubblico.

E si potrebbe continuare a fare finta di niente. A considerare il problema un “non problema” o un problema di altri non fosse che su Facebook di tanto in tanto qualcuno posta una foto.

Forse perchè un’immagine vale più di mille discussioni sul senso della povertà. Più dei tanti sforzi contorsionistici passati ad applaudire il nuovo governo della città e le tante cose che farà con addirittura due assessori delegati ad occuparsi di questo.

Dei “barboni” però, santo quel Dio, non c’era traccia nei programmi elettorali, men che meno in quello del sindaco Matteo Chiantore. Sganciati tutti, candidati e neo eletti compresi, dalla vita reale e da un fotogramma strappato alla strada e abbandonato come un messaggio in bottiglia nell’oceano della rete.

Da quell'uomo, un uomo qualunque, curvo a scrutare dentro ad un bidone dell’immondizia. Perchè quello è il suo banco del supermercato, il suo menù. Lì dentro, tra i nostri scarti, c’è la sua cena, la colazione e il pranzo.

Insomma, anche questa è Ivrea ex capitale dell’informatica e terra di pensionati d’oro.

E di nuovo il dito puntato sui migranti. E di nuovo la guerra degli uni contro gli altri, con qualche intercalare di chi invece, sentitamente commosso, se solo potesse, una mano ai “barboni” gliela darebbe pure... magari con una colletta, magari parlandogli o facendogli la spesa...

Magari comprandogli un paio di scarpe da ginnastica perchè le uniche che la Caritas aveva da dargli erano dei mocassini di cuoio da ricevimento, un po' strette... C'è chi se ne sta occupando perchè un barbone con le scarpe lucide nessuno lo aveva ancora mai visto...

A Ivrea, comunque  c’è almeno una mensa della fraternità. In alcuni giorni della settimana offrono il pranzo ma non tutti i barboni hanno il coraggio di frequentarla. Mattia, il nome è di fantasia, ha un amico in centro che gestisce un locale e tutti i santi giorni gli regala un pasto. Ce ne fossero a migliaia di gente come lui.

Ma non è ancora questo il finale di una discussione che di più lunghe non se ne vedevano da un pezzo. Il finale è tutto da piangere ma anche da ridere. C’è chi parla di egoismo e di solidarietà, parole antiche. E chi la ributta in caciara, con il dito puntato sulle coop, sui parroci e di nuovo sugli extracomunitari...

Insomma sui social dove bontà dei tanti "amici" si possono trovare emergenze di qualsiasi tipo, con i commenti non se ne esce vivi... 

“La  cosa nuda e cruda è che questa società - scrive un tizio - che sembra che abbia il passo veloce con internet 5g computer ecc se ne frega. Non c’e volontà di affrontare i problemi e questo è con i poveri barboni, con le buche per strada, con i bus che saltano le corse ecc ecc . Non si fa più niente zero assoluto ma anche colpa tutto nostra che non facciamo valere i nostri diritti...”.

Ecco per l’appunto, barboni, buche e autobus,  su Facebook è tutto uguale e domani è un altro giorno con tanti altri argomenti su cui dibattere. Per passare il tempo. Attaccati al pc o al cassonetto. Fin che ce n’è...

I numeri di Coldiretti sono scandalosi

Girano inconcludenti strisciando i piedi nell'asfalto da un quartiere all'altro delle nostre città e oggi anche nei piccoli comuni. Dormono rimirando le stelle coperti da un cartone e a volte neanche da quello. Chiedono aiuto alle Caritas sparpagliate qua e là e per loro sempre più spesso si organizzano raccolte davanti ai supermercati di mezza Italia.

Con l'inflazione alimentare più alta da quasi 40 anni salgono a oltre 3,1 milioni i poveri che hanno chiesto aiuto per mangiare facendo ricorso alle mense per i poveri o ai pacchi alimentari per un totale di 92mila tonnellate di cibo distribuite negli ultimi dodici mesi.

È quanto stima la Coldiretti su dati Fead nel suo studio 'Poveri, il lato nascosto dell'Italia' presentato in occasione del grande mercato contadino di Campagna Amica a San Pietro dedicato alla solidarietà con la "spesa sospesa", la tavola della fraternità per i più bisognosi e il cestino solidale per i senza tetto ma anche lo spazio dedicato agli agricoltori alluvionati nell'ambito del 'World Meeting of Human Fraternity', ispirato all'Enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco.

L'Italia - sottolinea Coldiretti - si prepara a vivere l'estate a tavola più cara da decenni con il numero dei bambini sotto i 15 anni bisognosi di assistenza per mangiare che, stima Coldiretti, ha superato quota 630mila, praticamente un quinto del totale degli assistiti, ai quali vanno aggiunti 356 mila anziani sopra i 65 anni oltre a una platea della fame e del disagio che coinvolge più di 2,1 milioni di persone fra i 16 e i 64 anni.

Fra tutti coloro che chiedono aiuto per il cibo - evidenzia la Coldiretti - più di 1 su 5 (23%) è un migrante che nel nostro Paese non riesce a procurarsi da solo il "pane quotidiano", ma ci sono anche oltre 90mila senza dimora che vivono per strada, in rifugi di emergenza, in tende o anche in macchina e quasi 34mila disabili.

Nel 2022 - spiega Coldiretti - hanno ricevuto assistenza per mangiare anche 48mila ucraini proprio nell'anno in cui il Paese è stato invaso e devastato dall'esercito russo.

Negli ultimi tre anni - stima Coldiretti - il numero delle persone che hanno chiesto aiuto per mangiare è salito di un milione, il 64% al Sud, il 22% al Nord e il resto nelle aree del centro Italia.

Oltre 2 milioni di persone - spiega Coldiretti - hanno ricevuto sostegni alimentari in modo continuativo, il resto si è rivolto ai programmi e alle strutture di assistenza solo in modo saltuario come ultima spiaggia e soluzione per momenti di estremo bisogno.

La stragrande maggioranza di chi è stato costretto a ricorrere agli aiuti alimentari - sottolinea Coldiretti - lo fa attraverso la consegna di pacchi alimentari che rispondono maggiormente alle aspettative dei nuovi poveri che, per vergogna, prediligono questa forma di sostegno piuttosto che il consumo di pasti gratuiti nelle strutture caritatevoli.

Nel paniere della solidarietà - evidenzia Coldiretti - si trovano un po' tutti i prodotti non deperibili: dal latte a lunga conservazione UHT (23%) alla pasta (9%), dalla salsa di pomodoro (8%) ai legumi (5%), da succhi di frutta e zucchero (5%) a caffè e biscotti (4%), senza dimenticare carne e tonno in scatola (3%), farina, marmellate, formaggio, fette biscottate (2%).

Fra i nuovi poveri - conclude la Coldiretti - ci sono anche coloro che hanno perso il lavoro, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività colpite dalla crisi dal balzo costi dell'energia con il caro bollette e dagli effetti del cambiamento climatico che ha devastato le aziende agricole della Romagna.  

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