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Scandalo Asl To4
06 Aprile 2023 - 00:01
Carla Fasson
Per vincere un concorso interno o avanzare di carriera occorreva conoscere lei.
Era lei a comandare all’Asl To4 e lo sapevano un po’ tutti. Vicina ai primari. Vicina al direttore generale Stefano Scarpetta.
Carla Fasson, 53 anni, dirigente Dipsa, Dipartimento delle professioni sanitarie infermieristiche e della professione di ostetrica, oggi non comanda più. E’ agli arresti domiciliari. Secondo la Procura di Ivrea è socialmente “pericolosa”.
“Il rischio di ricadute in gravi delitti – scrive il Gip – è rilevante. La gravità dei fatti emerge dal numero dei concorsi, dalla consapevolezza dell’indagata del carattere pilotato di ciascuno di essi col vincitore deciso prima delle prove concorsuali, palesato non dal merito, ma dall’abboccamento con Fasson”.
Esisteva, insomma, un rischio di reiterazione perché la donna “aveva raggiunto un tale livello di disprezzo delle regole di funzionamento della pubblica amministrazione in primis la buona condotta e l’imparzialità”.
Da qui la decisione del Gip Fabio Rabagliati di fermarla.
Più di una decina le “intromissioni” rilevate dai pm di Ivrea Valentina Bossi e Alessandro Gallo, tutte riferibili a selezioni interne per titoli e esami.
Carla Fasson è accusata di rivelazione di segreto, corruzione (una sola condotta) e di abuso d’ufficio per aver di fatto obbligato la vincitrice di un concorso interno a non accettare l’incarico a Settimo Torinese (credendo fosse Ivrea) che sarebbe poi andato ad una candidata “amica”.
Tutto abbastanza alla luce del sole e con modi alquanto discutibili. Al telefono con Massimo Gai, coordinatore dello Spresal di Ivre la si sente dire: «Massacrala, falla desistere. Dille che il posto è a Ivrea (e non allo Spresal di Settimo ndr), che lì nevica, che da Torino c’è un sacco di strada da fare, tutti i giorni. Dille che le sarà chiesta una reperibilità h24, sempre, che lavorerà sabato e domenica, che le ferie sarà complicato farle e che non avrà mai il trasferimento».
Non si fa nulla per nulla Massimo Gai in cambio avrebbe ricevuto le domande di un concorso per il Sisp di Ciriè a cui avrebbe poi partecipato la moglie Maria Gazzera.
Secondo la Procura dopo i “favori” i vincitori si sentivano in un certo senso obbligati con Fasson e finivano con il prestarsi “ad ogni richiesta perché lei aveva assicurato a loro l’agognata promozione” con tanto di aumento di stipendio. Manco a dirlo, molti dei vincitori sono indagati.
Tra gli “altarini” scoperti quello del concorso per lo Spresal di Ciriè anticipato da Fasson di qualche giorno perchè Claudia Griglione, che avrebbe dovuto vincerlo (era tutto scritto), aveva già comprato i biglietti per gli Stati Uniti....
Carla Fasson, assistita dal legale Beatrice Rinaudo, è stata interrogata venerdì, ma si è avvalsa della facoltà di non rispendere. Il suo avvocato Beatrice Rinaudo ha chiesto la revoca delle misure cautelari e il giudice deciderà nei prossimi giorni.
Sempre venerdì sono stati ascoltati anche Massimo Gai dello Spresal di Ivrea, assistito dall’avvocato Luca Fiore, quindi Enzo Bertellini del Sian (Servizi di igiene degli alimenti e nutrizione) assistito dagli avvocati Mario Benni e Enrico Scolari.
E’ stato invece rinviato alla prossima settimana, per alcune eccezioni di natura tecnica sollevate dall’avvocato Francesca Magagna, l’interrogatorio di Claudia Griglione dello Spresal di Ciriè. Per tutti e tre la Procura ha chiesto la sospensione dal lavoro per almeno un anno essendo a contatto con servizi che dialogano con gli uffici giudiziari.
E se Enzo Bertellini si è avvalso della facoltà di non rispondere, Massimo Gai, insieme agli avvocati, ha sostenuto che non ci sarebbe stata rivelazione del segreto di ufficio, perchè le domande “passate” per suo tramite da Fasson alla moglie sarebbero state diverse da quelle che s’era poi ritrovata davanti. Peraltro Maria Gazzera ha partecipato a due concorsi (a Ciriè e a Ivrea) e al posto vinto a Ciriè ci ha rinunciato.
La delibera dell’Asl To4, firmata dai direttori Mario Pricco, Stefano Loss Robin, Alessandro Girardi e Stefano Scarpetta è del 24 marzo scorso. In sintesi si legge della decisione di prorogare di altri trenta giorni, pur garantendo lo stipendio, la sospensione dal servizio di Carla Fasson.
Capita tutto questo, secondo quel che si era appreso a suo tempo, perchè Fasson non è iscritta all’Ordine dei tecnici di laboratorio, condizione indispensabile affinché possa continuare ad occupare il posto che sta occupando.
Mancherebbe il documento che lo certifica. Secondo fonti più informate la sua richiesta di iscrizione era stata “rifiutata”, ma nessuno ha ancora spiegato i motivi. In ogni caso, le contestazioni nascono nelle “secche” di una domanda di iscrizione rimasta per troppo tempo in stand-by.
Fasson è stata assunta con questa qualifica dall’Asl To4 dal 2018. Restava l’iscrizione all’Ordine delle professioni sanitarie istituito dal Ministro Lorenzin nel marzo del 2018. A discolpa di Fasson, c’è da dire che l’Ordine, a causa della pandemia, ci ha messo un po’ per decollare, non senza grossi problemi organizzativi e qualche disfunzione.
Almeno all’apparenza una questione di carattere amministrativo, un atto dovuto e, infatti, l’Azienda nella prima delibera di sospensione citava l’articolo 23 del codice dei dirigenti: “L’azienda qualora ritenga necessario espletare ulteriori accertamenti su fatti addebitati al dirigente, in concomitanza con la contestazione e previa puntuale informazione al dirigente, può disporre la sospensione dal lavoro dello stesso dirigente, per un periodo non superiore a trenta giorni, con la corresponsione del trattamento economico complessivo in godimento. Tale periodo potrà essere prorogato a sessanta giorni nei casi di particolare gravità e complessità ...”.
E stando a quel che si legge i 60 giorni sono da considerarsi un termine ultimo prima della decisione definitiva.
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