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Settimo Torinese

Greco: “Questa comunità ha investito tanto nell’Ospedale”

La consigliera comunale di Torino: “Cirio deve fare una scelta ben precisa”

Caterina Greco

Caterina Greco Consigliera comunale di Torino ha vissuto da assessore al Welfare di Settimo la crescita e il consolidamento dell’Ospedale di via Santa Cristina

Non c’è pace per l’ospedale di Settimo, tantomeno per chi, come Caterina Greco, quella struttura l’ha vista nascere. Greco, consigliera comunale di Città Metropolitana, punta ancora una volta il dito contro il percorso suggerito dall’amministrazione regionale per l’ospedale Civico settimese. “L’ospedale di Settimo è una risorsa pubblica, non va sprecata. Ci sono delle responsabilità e le possiamo leggere sugli atti pubblici” ha affermato Caterina Greco.

“Voglio rimarcare che questa comunità, negli anni ha impegnato risorse e lottato per avere la struttura di via Santa Cristina. – ha sottolineato – Quando, come assessore con delega alla Sanità mi sono occupata dell’ospedale, ho raccolto 75mila euro per comprare il mammografo digitale e trasferire il servizio di radiologia.  Ho lavorato con determinazione per trasferire in via Santa Cristina i servizi di Neuropsichiatria infantile che si trovavano in via Don Paviolo e i servizi della medicina legale che si trovavano a San Mauro. Abbiamo impegnato 5 milioni di euro dei soldi della città di Settimo per acquistare le quote dell’ospedale. E la Regione ne ha impegnati altri 40 milioni sempre di soldi pubblici per acquistare le sue di quote”.

Ospedale di Settimo

E ancora: “Preciso che l’ospedale non è mai stato in perdita per tutti gli anni dal 2008 agli anni del Covid. Questo è scritto nelle delibere di approvazione dei bilanci ed è pubblico. Non si può confutare”.

A dire della consigliera torinese: “Dopo, negli anni recenti, scelte politiche ben precise hanno portato prima l’ospedale ad andare in perdita, poi alla chiusura della sperimentazione gestionale e a seguire alla messa in liquidazione e alla vendita della struttura. Lo stesso Amministratore Unico che ha portato l’ospedale in perdita l’ospedale è stato nominato come uno dei liquidatori”.

“Se l’ospedale fallirà – afferma ancora Greco - vuol dire che sarà messo all’asta e svenduto ad un terzo del suo valore. Chi sarà chiamato a definire questo percorso? Lo stesso liquidatore che ha prima portato in perdita l’ospedale, poi fatto una manifestazione di interesse con base d’asta di 26 milioni di euro e poi fatto un bando di gara con una base d’asta di 50 milioni di euro? Queste cose che dico sono tutti atti pubblici, pubblicati sul sito dell’ospedale”.

“L’ospedale è inserito a pieno titolo nel Piano Socio Sanitario Regionale approvato nel 2012. L’ospedale è inserito nel Piano di riordino e sviluppo della Rete territoriale regionale del Piemonte anni 2021-2024 come ospedale postacuzie e riabilitazione territoriale. È stato pure riconosciuto, sempre dalla regione Piemonte, specifico accreditamento per 214 posti letto, perché gli altri 21 erano posti letto del reparto di lungo degenza dell’ospedale di Chivasso, per un totale di 235 posti letto”.

Presidente della Regione Alberto Cirio

Per questo sempre secondo Caterina Greco lo stesso presidente della Regione Alberto Cirio, ha preso impegni pubblici in sede di Consiglio regionale nel dire che se la procedura di vendita non fosse andata a buon fine avrebbe acquisito l’ospedale di Settimo come presidio pubblico dell’ASL TO 4. “Cirio deve trasferire l’ospedale nella rete degli ospedali pubblici. Se l’ospedale fosse stato ad Alba – chiosa ancora - Cirio cosa avrebbe fatto? Non avrebbe neppure permesso che tutto questo accadesse. Lo avrebbe fatto fin dall’inizio. Ora è arrivato il tempo di fare una scelta ben precisa. Non ci sono più scorciatoie e non c’è spazio per altri tentativi di bandi e gare. I servizi sanitari territoriali, i servizi ospedalieri di post acuzie e riabilitazione sono servizi indispensabili. Riguardano le persone. Riguardano la vita delle persone. E gli amministratori pubblici che rappresentano le istituzioni pubbliche non possono non prendere decisioni collettive che riguardano un’intera comunità: quella settimese e dei comuni contermini” conclude Greco.

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