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SAN MAURO TORINESE. Carosso: “Se muore il Patto Civico io mi dimetto dal Consiglio”

SAN MAURO TORINESE. Carosso: “Se muore il Patto Civico io mi dimetto dal Consiglio”

Riccardo Carosso

In molti lo accusano di essere troppo democristiano, troppo poco polemico, troppo poco “contro” l’attuale amministrazione.  È questa la situazione di Riccardo Carosso, candidato Sindaco con il Patto Civico (l’alleanza che metteva insieme Due Ponti, San Mauro Domani e Alternativa Democratica) alle precedenti elezioni e ora consigliere di minoranza, capogruppo dei Due Ponti in Consiglio Comunale.  Dall’inizio della nuova legislatura Carosso si è “smarcato” dall’opposizione portata avanti da Antonetto, Bongiovanni e Pilone e ha scelto una linea più “dialogante” e meno polemica nei confronti dell’amministrazione comunale. Una linea che, però, gli sta costando qualche critica interna tra i membri del Patto Civico. “Chiariamoci - spiega - io non spero, come altri, di andare a votare domani, io spero che la città prenda i fondi del Pnrr al più presto, io spero nel bene della città non faccio il tifo contro solo perché non sono io a governare”. Poi la presa di posizione piuttosto dura. Io - chiarisce - se il Patto Civico smette di esistere, mi dimetto. Avevo promesso che mi sarei dimesso a metà mandato per far crescere altre personalità ma se non dovesse esserci più il Patto Civico a quel ppunto lascerei prima. Se finisce l’idea finisce il mio ruolo. Se muore il Patto Civico io mi dimetto. Io non ho fatto questo per una poltrona. Sono lì per un’idea e vorrei portare avanti quella, se invece non dovessero esserci più queste possibilità farei altro”. Gli scricchiolii, però, nel Patto Civico ci sono, eccome se ci sono.  È normale - prosegue Carosso - che dopo che si chiude un’esperienza politica ci sia una riorganizzazione, deve essere fatta in trasparenza. Il progetto ha messo insieme idee diverse ed è normale che le persone con idee più estreme possano decidere di non farne più parte e appoggiare posizioni più vicine alle loro ideologie. Ad oggi, però, non ho avuto comunicazione di questo. Si percepisce che ci sono persone che considerano chiusa questa esperienza, chi aveva un’appartenenza marcata viene richiamato verso le sue origini”. Un po’ diversa, invece, l’idea dell’altro consigliere dei Due Ponti, Roberto Olivero, tra gli ideatori del Patto Civico alcuni anni fa. “È una buona idea - commenta - ma ha dimostrato di arrivare solo fino ad un certo punto, ha espresso il massimo, oltre non può andare. Il Patto Civico non può fare a meno dei partiti, solo con la civicità non si vince. Per me l’idea è da modificare in maniera sostanziale. Anche se fossimo andati al ballottaggio non saremmo riusciti a portare a casa lo zoccolo duro che vota il partito, partiamo da mille voti sotto ed è difficile recuperare, è una differenza importante. Nessuno ha il simbolo che può fare la differenza. Dobbiamo cominciare a capire cosa vogliamo fare”. Occorre capire se si vuole tornare a “casa”, dalle parti del centrodestra, visto che buona parte del Patto Civico ha una storia personale e politica che arriva proprio da lì. Una differenza di vedute che si è evidenziata, chiaramente, anche sul “caso” legato al Tavolo della Legalità: con Carosso intenzionato a tenere in piedi il legame con Serena Stefani (rappresentante del Tavolo della Legalità e di Alternativa Democratica) e Roberto Olivero pronto a tagliare i ponti con parole piuttosto dure nei confonti dell’alleata. Mattia Aimola 
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