Due donne, una madre e una figlia. Entrambe in prima linea per Settimo. La prima è Angela Schifino, consigliera comunale, che cerca da due anni di portare la voce dei cittadini in Comune e poi vi è Giada, la figlia 17enne che da martedì scorso è impegnata con l’autogestione dell’istituto superiore 8 Marzo. Due generazioni che si incontrano con un unico obiettivo: quello di difendere i propri diritti.
Mamma e figlia, entrambe in prima linea per la città… è orgogliosa di questo?
Si, sono molto orgogliosa dell'impegno di mia figlia. Uno dei maggiori problemi dei ragazzi di oggi è l'indifferenza al mondo che li circonda, e quella triste rassegnazione per cui si crede che nulla possa essere migliorato. Io sono sempre stata uno spirito libero e ribelle, sono fiera di aver trasmesso questa caratteristica a Giada.
Sua figlia Giada, insieme ai suoi compagni, sta gestendo l’autogestione all’istituto 8 Marzo: cosa condivide e cosa no di questa forma di protesta?
I ragazzi sono il nostro futuro, ma oggi pagano in prima persona per errori commessi dagli adulti. Le ragioni della protesta vanno comprese e valutate. Ad esempio l'alternanza scuola/lavoro sulla carta funziona come modalità per avvicinare i ragazzi al mondo del lavoro, ma attuata nella realtà quotidiana, si è rivelata uno strumento inutile e a volte dannoso. Non va abolita, ma rivista in funzione del vero scopo per cui è nata: l'istruzione dei ragazzi. Anche la maturità dovrebbe adeguarsi al tempo in cui viviamo. Due anni di pandemia hanno danneggiato i nostri ragazzi, creando lacune didattiche di cui non si può non tenere conto. Non bisogna facilitarla, ma adeguarla al nostro tempo, snellendola ove possibile.
Crede che i ragazzi vadano ascoltati di più?
Le richieste dei ragazzi vanno sempre ascoltate. Non per forza assecondate, eh.. però ascoltate sì. Soprattutto di questi ragazzi, figli di una generazione che ha facilitato loro la vita fin da piccolissimi. Hanno meno motivi rispetto a noi adulti per "ribellarsi" e se ora lo fanno è perchè sentono il bisogno di sentirsi protagonisti del loro tempo. Noi abbiamo già combattuto le nostre battaglie, rischiamo di non comprendere le loro, sottovalutandole, commettendo un errore gravissimo. Le ragioni delle proteste vanno sempre contestualizzate. Penso, ad esempio, alle lotte sui diritti civili, sulla parità di genere. Le abbiamo fatte, anzi le facciamo ancora per loro, ma loro considerano scontati quei temi, perché, per fortuna, sono più avanti di noi.
Dopo i due anni di pandemia, cosa potrebbero fare le istituzioni per venire incontro agli studenti?
Abbiamo messo in stand-by le nostre vite per due anni, ma possiamo cercare di trovare qualcosa di buono dalla pandemia. Abbiamo imparato ad incontrarci stando distanti, ad esempio, e abbiamo fatto i conti con i limiti tecnologici e strutturali delle scuole. La pandemia ci ha messo di fronte a problemi pre-esistenti nella scuola, con cui eravamo abituati a convivere (classi eccessivamente affollate, scarso uso della tecnologia, assenza o inadeguatezza degli impianti sportivi, o di luoghi di incontro e confronto nelle scuole). Ora possiamo, anzi dobbiamo, rimediare. Le istituzioni hanno il dovere di migliorare le scuole, potenziando, ad esempio le apparecchiature elettroniche, e ottimizzando gli spazi ,adeguandoli alle nuove esigenze dei ragazzi, includendo anche spazi per momenti di confronto su temi importanti per loro. Io poi, indipendentemente dalla pandemia, rivedrei i programmi ministeriali, soprattutto su alcune materie. Il programma di storia, ad esempio, si ferma troppo presto, e oggi i nostri ragazzi hanno pochi strumenti per valutare oggettivamente la storia contemporanea.
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