Isolamento, tamponi, dad: scuola, studenti e famiglie ancora nel caos. Regole che cambiano ogni settimana, le Asl che continuano a non riuscire ad effettuare il tracciamento. Lunedì 31 gennaio il Consiglio dei Ministeri ha varato nuove misure, ha discusso sulla proroga delle norme anti-Covid relative a mascherine all'aperto, chiusura delle discoteche, mercoledì 2 febbraio si discuterà sulla gestione della didattica. La situazione è ancora in alto mare. A livello nazionale si sta studiando la possibilità alle elementari di evitare il ricorso alla didattica a distanza per gli studenti vaccinati ed è quasi certo che, come per le superiori, si andrà a casa solo dai tre contagi in su. La quarantena per i vaccinati dovrebbe passare da 10 a 5 giorni. Settimo continua ad avere mille studenti in dad e circa 60 classi in quarantena.
l governo lavora a un decreto legge che, tra le altre misure, uniformerà le regole per le scuole primarie e secondarie. La semplificazione nelle scuole richiesta da dirigenti e governatori, e sostenuta dal governo, è già partita con le misure inserite nel decreto bollette. Adesso, infatti, chi ha il super green pass rientra dall’autosorveglianza senza dover fare il tampone, mentre i test saranno gratuiti anche alle elementari, le cui famiglie potranno rivolgersi ai pediatri. Ci saranno dunque meno tamponi, meno certificati e meno Dad.
Non cambierà sostanzialmente nulla per le scuole dell’infanzia dove i bambini non sono vaccinati e non portano le mascherine. Saranno uniformate le norme: dalla scuola primaria alle superiori con uno o due casi si resterà in classe, mentre con 3 si finirà in Dad. Resta il tampone di controllo: ma non sarà più un doppio tampone. Per tutti i vaccinati o i guariti fino a 18 anni la didattica a distanza dovrebbe essere accorciata da 10 a 5 giorni. Se durante l’assenza dovessero subentrare raffreddore, febbre o tosse, ci vorrà un test antigenico o molecolare di controllo prima di essere riammessi a scuola, ma non più il certificato medico che resterà valido solo per il rientro dei positivi. Ma tutto sarà deciso mercoledì prossimo.
Quarantena, auto sorveglianza, isolamento, Tampone T0-T5-T10, tracciamento: scuola e famiglie sono nel caos. Perché non semplificare?
La Sindaca Elena Piastra
Temo che questa domanda vada posta al Governo. Io credo sia importante semplificare le regole e soprattutto tentare di renderle simili a quelle utilizzate per gli adulti. Ci sono molte differenza tra gli ordini di scuola e, con il cambio della pandemia e l’aumento dei vaccinati, occorre adeguare anche le regole. Capisco che fosse prioritario riaprire le scuole dopo la pausa natalizia e condivido la prudenza, ma dopo un mese dalla riapertura e soprattutto dopo il picco raggiunto e i numeri che si sono stabilizzati, occorre di certo semplificare le regole.
A Settimo ci sono circa 60 classi in quarantena (nei comprensivi) con più di 1000 studenti in Dad… perché non scegliere di far continuare in presenza i negativi, vaccinati e chi ha già avuto la malattia?
Per come la vedo io, sono di certo tra le ipotesi di semplificazione da inserire: ridurre i tempi di quarantena e permettere a coloro che sono guariti e sono vaccinati di essere in presenza, anche durante la quarantena della classe.
La Asl ha alzato bandiera bianca, è stato perso qualsiasi tracciamento, come si potrebbe rimediare per semplificare le cose alle famiglie?
Il tracciamento ha funzionato sempre poco durante le fasi in cui il numero di positivi è stato molto alto e in questo momento è poco utile. La questione è molto delicata e molto difficile da spiegare, ma ci provo, perché mi sembra che abbiamo perso di vista l’obiettivo principale e questo rende molto difficile capirsi. Il motivo per cui negli scorsi anni dovemmo chiudere tutto e arrivare al lockdown totale è perché il COVID, rispetto ad altre malattie, richiedeva un’ospedalizzazione molto alta. Tale ospedalizzazione nei fatti bloccava il sistema sanitario, con ricadute in tutti gli altri ambiti. Significa che non c’è stato posto per le visite per altre malattie, per la prevenzione, e così via. Oggi la situazione, soprattutto grazie al vaccino e a chi ha scelto di vaccinarsi, è molto diversa da due anni fa. L’obiettivo non è “non ammalarsi”, perché l’essere umano si ammala da quando esiste, l’obiettivo è evitare di fermare il sistema sanitario, impedendo nei fatti il diritto alle cure a tutti. Grazie al fatto che gran parte della comunità è vaccinata, il numero degli ospedalizzati è molto diminuito. Come ho detto molte volte: vaccinarsi non è una scelta facile, ma è quella più generosa perché pensa al bene comune e non solo al proprio.
Dirigenti scolastici e insegnanti costretti a gestire tamponi, contagi, tracciamento e autocertificazioni. Forse non sarebbe il caso che ognuno tornasse a fare il proprio mestiere?
Ogni dirigente scolastico e insegnante vorrebbe tornare a fare il proprio mestiere, ma non è ancora possibile e loro, che interpretano il servizio pubblico in una delle sue massime forme, non si sono mai sottratti, anzi, hanno modificato il loro modo di insegnare, hanno fatto i salti mortali e alla fine hanno tentato di garantire a tutti un po’ di normalità. I prossimi anni saranno molto molto delicati e dovremo investire, insieme alla scuola, in sostegno psicologico dei nostri bambini e ragazzi.
Lei sostiene che oggi i tamponi servono pochissimo poiché il tracciamento è saltato, cosa quindi andrebbe fatto?
Per quel che mi riguarda, mi limito a riprendere le parole dei medici che consigliano da tempo di limitarsi a fare i tamponi a chi presenta sintomi. Tutti gli altri, grazie al vaccino e a una variante contagiosa ma poco aggressiva, oggi limitano i sintomi di molto.
In Italia il 30% circa dei bambini nella fascia di età 5-11 anni ha fatto il vaccino. Secondo lei perché è così bassa?
Perché abbiamo paura ed è comprensibile. Io non capisco i fanatismi, né da una parte né dall’altra, su temi come la salute e la salute dei nostri figli non ci sono sicurezze da ostentare da parte di nessuno, o almeno io non ho nessuna intenzione di accusare chi decide di non vaccinare il proprio figlio. La paura è comprensibile, è umana e la proviamo quasi tutti. Io ho molto riflettuto prima di vaccinare Anita, che ha 6 anni. Mio marito era molto più convito di me, ma io avevo dubbi e preoccupazioni. Mi ha convinto, come spesso capita, un medico straordinario com’è Salvi. Mi ha detto, con grande semplicità: “Un bimbo su 100.000 porta conseguenze gravi dal Covid, mentre non risultano reazioni gravi al vaccino tra i bambini. E, con la contagiosità del Covid, tanti nostri bimbi prima o poi potrebbero prenderlo. Perché rischiare che i nostri figli siano uno di quei 100.000?”. (L’intervista ad Elena Piastra è stata chiusa domenica 30 gennaio ndr).
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