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28 Gennaio 2022 - 12:39
Si aprirà il 10 maggio davanti alla Corte d'Assise del Tribunale di Ivrea il processo per l'omicidio di Ermanna Pedrini avvenuto a San Benigno Canavese nell'ottobre 2020. Per quel delitto, mercoledì 26 gennaio, il gip Fabio Rabagliati ha rinviato a giudizio il figlio della donna, Renato Vecchia, 45 anni.
L'accusa è di omicidio volontario aggravato e comparirà in aula nonostante una perizia firmata dalla dottoressa Patrizia De Rosa, incaricata dalla Procura di Ivrea, lo abbia dichiarato semi infermo di mente. Ora, in attesa del processo, è ai domiciliari al Fatebenfratelli a San Maurizio Canavese.
La moglie in fase di separazione, in qualità di esercente la responsabilità genitoriale, attraverso l'avvocato Marco Stabile, si è costituita parte civile nel processo per ottenere il risarcimento dei danni subiti dai due figli minorenni.
Era giovedì 15 ottobre di un anno e mezzo fa. Vecchia aveva ucciso la madre, parrucchiera, dopo un litigio per motivi economici. Le aveva inferto almeno 23 coltellate mentre erano seduti a tavola per cena. E dopo il delitto, il figlio era uscito dalla villa di via Ivrea. Dopo aver vagato in auto, intorno alle 4 del mattino era rientrato a casa. Fuori dal cancello, per depistare le indagini, sotto l’insegna «Ermanna acconciature» aveva appeso un cartello che avvertiva i clienti che sua madre quel giorno non avrebbe ricevuto nessuno per motivi di salute. Poi era nuovamente uscito di casa e aveva raggiunto in auto Pont Canavese, a casa di un amico, dove era stato arrestato dai carabinieri.
Un mese e mezzo prima, Renato Vecchia era uscito da una comunità di recupero ed era tornato a vivere dalla madre.
Un mese e mezzo prima, Renato Vecchia era uscito da una comunità di recupero ed era tornato a vivere dalla madre.
Un fatto che aveva profondamente scosso la comunità montanarese dove la donna ha vissuto fino all’adolescenza. Anche dopo il trasferimento, a Torino prima, a San Benigno dopo le nozze, Ermanna era rimasta profondamente legata ai coscritti del paese con i quali aveva festeggiato la maggiore età e che continuava a frequentare.
L’ultima occasione importante era stata in occasione dei 60 quando i “ragazzi del ‘57” si sono ritrovati per festeggiare.
Nessuno l’ha dimenticata, qui in paese e dopo la sua morte, per renderle omaggio i suoi coscritti avevano deciso di sostenere, con una raccolta fondi, la lotta contro la violenza sulle donne e l’associazione chivassese Punto a Capo, in prima fila in questa battaglia.
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