Cerca

SETTIMO TORINESE. Lettere dai detenuti, rispondono i volontari de “La Traccia Aps”

SETTIMO TORINESE. Lettere dai detenuti, rispondono i volontari de “La Traccia Aps”
SETTIMO TORINESE. Lettere dal carcere. Potrebbe essere il titolo di un libro, invece è l’iniziativa firmata dall’associazione La Traccia APS, con sede in via Vercelli 11 a Settimo. Si chiama “Amici di pe(n)na” con la N tra parentesi per dare doppio significato ad una delle tante azioni di volontariato che l’associazione promuove non soltanto sul territorio cittadino. Le lettere, scritte rigorosamente a mano, vengono recapitate all’indirizzo dell’associazione e i volontari che accettano di intraprendere questa corrispondenza possono scegliere se rispondere con il proprio nome o usare uno pseudonimo. L’iniziativa coinvolge le carceri di Ivrea, Torino e Biella - racconta Irene Saporito, vice presidente e responsabile dei volontari del sodalizio La Traccia APS iscritto alla Consulta della solidarietà - ed è stata promossa durante il periodo della pandemia per permettere ai volontari di essere vicino ai detenuti benché ci fosse il divieto assoluto di entrare negli istituti. E’ stata data libertà di raccontare ai detenuti la loro vita ma ci sono delle regole che consentono di tutelare i volontari: non si possono chiedere soldi, farmaci, informazioni o indirizzi. Quando la detenzione termina, finisce anche il legame di corrispondenza. I volontari affrontano un percorso di formazione prima di cominciare questa esperienza e la stessa cosa accade per chi poi accetta di far volontariato nelle carceri. E’ importantissimo essere formati per affrontare il dolore personale e la sofferenza della detenzione senza perdere di vista chi abbiamo di fronte”. Nelle lettere scritte di proprio pugno, c’è chi racconta la vita all’interno del carcere, le amicizie che sono nate, la solitudine, la monotonia, l’ozio di giornate sempre uguali e come hanno affrontato la pandemia vissuta come una restrizione nella restrizione. “E’ un modo di evadere - sorride Irene - . Tra i miei obiettivi, c’è anche quello di portare il teatro in carcere. Stiamo iniziando una collaborazione con una compagnia teatrale e ho già espresso il mio desiderio di farli entrare nelle strutture. Per i detenuti, è un momento di spensieratezza. Loro stanno giustamente pagando per i loro errori e reati e la maggior parte dei reclusi vive giornate di solitudine in quanto non tutti hanno una famiglia alle spalle. Le persone hanno la necessità di diversificare la loro permanenza in carcere, di vivere esperienze positive e nuove e i volontari possono avere un ruolo educativo nel loro percorso”.

Forse pochi sanno che in Piemonte esistono 13 istituti penitenziari e in alcuni di questi operano molti volontari: la loro presenza cambia gli equilibri, rompe la monotonia.

“Quando arrivano i volontari in carcere, i detenuti sono felici - continua - . Basta una tazza di caffè, un biscotto, un sorriso e due chiacchiere. Un paio d’ore e poi si esce. E quando andiamo via il loro umore è cambiato. Dicono che per loro, quando andiamo a trovarli, è festa come il giorno di Natale. Quello è un luogo di sofferenza, la nostra presenza la allevia. Naturalmente, gli agenti penitenziari ci sorvegliano attentamente durante la nostra permanenza”.

Irene Saporito, 32 anni, è un’assistente sociale e quando è nata l’associazione La Traccia APS, la sua vita è cambiata. Nella sede di via Vercelli 11, ci sono un paio di stanze adibite a yoga, pilates, fitball, ginnastica adattata per gli anziani nonché laboratori e attività per i bambini, la “Piccola Stamperia Braille” per produrre libri per non vedenti e ipovedenti e un salotto da condividere e utilizzato dai soci professionisti, per colloqui o incontri. “L’associazione cerca di affrontare le spese della sede con campagne di autofinanziamento, partecipando alle fiere, bandi pubblici, o cercando di recuperare risorse con altre iniziative - dice Irene - come la Libreria Solidale, con testi catalogati e riordinati da un’associazione di diversamente abili e poi rimessi in circolo a fronte di una donazione, laboratori di musica nelle scuole e ancora organizzando tutti gli anni la “Cena al Buio” per sensibilizzare tutta la cittadinanza alla disabilità visiva”.

Il Tribunale ha affidato all’associazione anche cinque persone condannate a lavori di pubblica utilità utili per mettere in sesto la sede, facendo piccoli lavori di manutenzione ordinaria e di pulizia. Ed effettivamente, è diventato un piccolo ma inestimabile gioiello.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori