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09 Luglio 2021 - 16:05
Il tribunale di Ivrea
SCIOLZE. Giovedì in tribunale a Ivrea sono stati condannati il pilota campione di drifting, amico del padre di Valentino Rossi, e il suo complice.
Si tratta di Davide Bannò e Radu Frunza.
Il collegio presieduto dalla giudice Elena Stoppini (a latere Anna Mascolo e Antonella Pelliccia) ha inflitto sette anni e 10 mesi di carcere a Bannò, 46 enne titolale di una carrozzeria a Sciolze e di un team, la DaBa che porta le sue iniziali.
Bannò, infatti, gareggia nel drifting, ovvero una disciplina basata sull’abilità di guida e di controllo delle vetture a trazione posteriore.
Inoltre l’imputato è stato condannato a pagare anche una multa di 10 mila e 430 euro.
Il coimputato, Radu Frunza, romeno di 30 anni, che vive nell’officina di Bannò, è stato anche a 7 anni, 2 mesi e 9 mila e 250 euro di multa.
Bannò e Frunza erano accusati di riciclaggio e di aver occultato e fatto sparire le targhe delle auto rubate.
A Bannò la Procura contestava addirittura una sessantina di capi d’imputazione tra riciclaggio e reati di falso legato alle targhe cambiate. A Frunza, invece, 57 episodi.
Poco più alte le richieste fatte dalla pubblica accusa: per Bannò erano stati chiesti 8 anni e un mese di reclusione più 9.550 euro; per Frunza 7 anni e 6 mila euro.
Per il pm Daniele Iavarone, Bannò era dunque il personaggio chiave della vicenda e nel richiedere la condanna ne ha descritto una “pervicacia criminale”).
Un altro indagato nell’ambito dell’inchiesta, Leoluca Morello, invece, aveva scelto il rito abbreviato e con lo sconto di pena era stato condannato a 3 anni e 4 mesi (nel suo auto demolitore di Lecco furono trovati 17 motori rubati). Altri indagati, invece, avevano patteggiato.
Bannò e Frunza erano finiti nell’inchiesta condotta nel 2016 dalla polizia stradale per furti di auto di piccola e media cilindrata commessi nel torinese. Durante le indagini era emerso che Davide Bannò nella sua officina a Sciolze, dove preparava i motori per le macchine della DaBa Drift, smontava anche i pezzi delle macchine rubate che venivano rivenduti in mezza Italia.
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