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22 Aprile 2021 - 16:30
Claudio Ballarin è deceduto prematuramente il 17 febbraio 2021. Nato nel 1953, era figlio del partigiano «Primula Rossa», originario di Nervesa della Battaglia (Treviso) ed emigrato giovanissimo a Settimo Torinese, ferito in combattimento nel territorio di Canischio durante l’estate del 1944. Claudio assicurava un serio e continuativo contributo alla sezione «Guerrino Nicoli», del cui comitato direttivo faceva parte. Discreto e riguardoso, era apprezzato per i modi gentili e affabili, la fine ironia e la generosità. Cultore di storia, specie di quella del Novecento, avendo seguito corsi universitari di Scienze politiche, amava moltissimo discorrere della Resistenza con gli alunni e gli insegnanti delle scuole cittadine.
Perché studiare la storia
Poiché il Covid-19 lo privava della possibilità d’incontrare gli studenti, Claudio Ballarin pensò di redigere un testo sul fascismo e la Resistenza, impostandolo su solide basi storiche, riferendosi altresì all’esperienza di suo padre. Intitolato «Resistenza e libertà», il lavoro è rimasto incompleto. Per ricordare Claudio, il comitato direttivo della sezione ha deciso di pubblicarne alcuni stralci, nella consapevolezza che si tratta di un interessante contributo, frutto di un’attenta analisi storica.
«Non possiamo dimenticare la storia – scrive Claudio Ballarin, rivolgendosi ai ragazzi – perché la storia ci racconta le nostre origini, ci spiega come siamo arrivati ai nostri giorni, ci trasmette il ricordo dei sacrifici compiuti dai nonni e dai genitori per consentirci di vivere in un’Italia e in un’Europa libere. Nonostante i cambiamenti, vorrei che non dimenticassimo il valore delle lotte partigiane e la libertà e la democrazia che ne sono derivate. È la nostra storia, la storia di tutti, nostra e vostra».
Prosegue Claudio: «I nostri nonni, i partigiani, avevano ben chiari il concetto del dovere e anche i concetti di patria e di libertà. E non esitarono a lottare per ottenere ciò che era loro ingiustamente negato e per lasciarcelo in eredità, pensando che ne avremmo fatto buon uso. Noi della sezione settimese dell’Anpi ci sforziamo di trasmettere quei valori».
Mio padre, Primula Rossa
Nel testo, Ballarin accenna alla vicenda del padre, «Primula Rossa». E scrive: «Per spiegarvi che cosa fu la Resistenza, vi racconto la storia di un partigiano soprannominato “Il Francese”, che operava nella valle dell’Orco, e di un suo compagno, “Primula Rossa”. Nei primi tempi della clandestinità, il Francese si assunse il compito di proteggere e istruire Primula Rossa. Mio padre mi raccontava di quando salivano sopra la diga di Ceresole, sul ghiacciaio del Nivolet, per recuperare armi, viveri e munizioni che gli inglesi lanciavano dagli aeroplani. Talvolta dovevano abbandonare molto materiale perché braccati dai tedeschi».
Le strade dei due partigiani si divisero nell’estate del 1944, dopo la battaglia di Canischio, quando un proiettile trapassò una gamba di Primula Rossa. «Il primo soccorso – spiega Claudio – lo ricevette nel santuario di Belmonte, dove giunse a piedi, con stampelle di fortuna. Da lì, sempre a piedi, raggiunse la Sacra di San Michele e poi la Francia. Con altri partigiani, dopo cinque giorni di fame e pidocchi, decise di rientrare in Italia, convinto che, nelle nostre montagne, avrebbe sempre ricevuto un po’ di cibo da qualche anima buona. Gli ultimi mesi del 1944 li trascorse sopra Giaveno. Un principio di congelamento ai piedi, invece, obbligò il Francese a tornare a casa, a Cuorgnè, costretto a nascondersi per non essere catturato».
La pubblicazione sarà presentata nel corso del 2021. Fin da ora è in distribuzione gratuita a Settimo, presso la sede dell’Anpi, in via Roma.
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