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Loranzè
23 Luglio 2023 - 10:50
"Giocate sempre per divertirvi", parola di Jacopo Scariano, la giovane promessa canavesana del calcio.
Il calcio è uno sport che offre una combinazione unica di passione, divertimento, sfida, socializzazione e opportunità. E’ un gioco che coinvolge milioni di persone in tutto il mondo e continua ad affascinare e appassionare generazioni di giocatori e tifosi. Chi non ha mai sognato, almeno una volta nella vita, di diventare calciatore professionista?
Sognare di diventare calciatore significa immergersi in un mondo di eccitazione e competizione ma, per realizzare il sogno, per emergere, occorrono impegno, dedizione e determinazione. Vi è inoltre un elemento essenziale da ‘mettere in campo’: giocare sempre per divertirsi!
Questo è quanto emerge dalle parole del giovane centrocampista Jacopo Giovanni Scariano.
Classe 2005, diplomatosi il 30 giugno scorso al Liceo Gramsci di Ivrea - indirizzo scientifico sportivo - vive con la sua famiglia a Loranzè e, nonostante i suoi 18 anni, ha un ‘curriculum’ calcistico niente male: si forma nelle giovanili del Torino per poi esordire, nel novembre del 2021, a soli 16 anni, in serie D con il Novara. Nel gennaio del 2022 viene ‘prestato’ nientemeno che alla Fiorentina, nell’Under 17, 18 e nella Primavera 1.
Sei mesi dopo torna a Novara, con la prima squadra in C, disputando il campionato con l’Under 19. E’ recente la notizia del suo passaggio, dopo una lunga trattativa, alla Sanremese Calcio, con la quale disputerà la prossima stagione, sempre indossando la maglia numero 25, lo stesso che aveva con il Novara e la Fiorentina! Andiamo a conoscere meglio Jacopo, promettente centrocampista con una marcia in più: mancino naturale, è in grado di sorprendere sia con il piede destro, sia con il sinistro!

Jacopo, come è nata la tua passione per il calcio?
"Da piccolo guardavo sempre le partite di calcio, di qualsiasi categoria, seduto sul divano, in un certo senso ‘costretto’ da mio nonno Gianni. Potremmo dire che la passione del calcio, nel mio caso, sia nata un po’ involontariamente".
Chi è stato il primo a vedere in te delle potenzialità calcistiche?
"E’ stato Angelo, il mio vicino di casa, il quale mi ha fatto da allenatore quando ero bambino e, dato che credeva fortemente in me, ha insistito affinché lo seguissi in qualsiasi squadra lui andasse. Mi ha quindi portato nel Torino e da lì in poi è scattato un meccanismo di selezioni…".
Qual è stata la prima squadra nella quale hai giocato da bambino e quella per cui tifavi allora?
"Ho iniziato a giocare quando avevo 5 anni nel Colleretto Giacosa, vicino a Loranzè, dove abito. La prima squadra per cui ho tifato è stata la Juventus, anche se per poco tempo in quanto più l’amore per il calcio cresceva, più iniziavo ad appassionarmi al gioco in sé piuttosto che alla squadra. In ogni caso simpatizzo per l’Inter, in quanto era la squadra del cuore di mio nonno Gianni".
In quale grande squadra italiana o estera ti piacerebbe approdare in futuro?
"Se potessi scegliere una squadra italiana allora andrei a giocare nella Fiorentina altrimenti, sicuramente il Manchester City".
Quale è stato il momento più emozionante della tua carriera calcistica?
"Il mio esordio in serie D a 16 anni con il Novara, perché ero molto piccolo per la categoria in cui stavo debuttando. Inoltre, conservo vivido quel ricordo in quanto promisi all’altro mio nonno, Enzo, che mi avrebbe visto in tv prima che lui morisse e, per assurdo, è morto una settimana dopo… Poi vi è stato l’arrivo a Firenze”.

E il momento più bello della tua vita?
"Ritornare a Firenze lo scorso Natale in compagnia di Carolina, la mia ragazza. Quel momento corrisponde ad una crescita personale, al mio primo vero cambio di vita, e viverlo con la mia ragazza è stato qualcosa di particolarmente intenso”.
A proposito del suo legame con Carolina, Jacopo racconta che “a settembre ho avuto un brutto incidente in moto: per fortuna sono vivo e Carolina è stata l’unica persona che si è presa a cuore la mia situazione e mi ha aiutato anche ad andare avanti e non mollare con il calcio”.
Senti molta pressione ad eccellere, vista la tua giovane età?
"A dire il vero a me piace essere sotto pressione, avere delle responsabilità: è il modo in cui riesco ad esprimermi meglio. Credo che solamente in talune circostanze sia possibile comprendere ed apprezzare il valore di una persona, sia che si tratti di sport, sia che ci si riferisca al lavoro. Nel mio caso – conclude Jacopo – essere messo sotto pressione è uno stimolo in più!".
In cosa ritieni di dover maggiormente migliorare?
"Sono uno che corre in maniera più intelligente rispetto che di quantità però a livello tecnico, per il ruolo che faccio, che è quello che mi viene più naturale, mi piacerebbe migliorare ancor di più i tiri da fuori area: un centrocampista che fa tanti goal è sicuramente più di spicco".
Hai dovuto affrontare molti sacrifici per raggiungere questo risultato?
"Se giochi a calcio devi mettere in conto anche tutta una serie di sacrifici ed è un tutt’uno di impegno, dedizione, costanza. Molte volte mi son trovato a mettere da parte aspetti del quotidiano in funzione di questa attività. Ho dovuto allontanarmi dalla famiglia e dagli amici. Inoltre, sono fuori casa dal mattino fino a tarda sera. Fortunatamente, tutto ciò non mi ha mai pesato grazie al supporto morale che i miei genitori, Emanuela e Carmelo, mi hanno sempre fornito. E così è stato anche da parte dei miei più cari amici e del mio ‘fratellino’ Riccardo, di 14 anni, per il quale stravedo: per me lui è la persona più importante. Sicuramente con loro e grazie a loro tutto è più semplice. Ho anche seguito – continua poi a raccontare Jacopo – un percorso di mental coaching: a livello agonistico è fondamentale avere un supporto morale".
Quale ritieni che sia il miglior giocatore di tutti i tempi?
"Probabilmente Pelè, ma se dovessi volgere lo sguardo a tempi più recenti, allora sceglierei Kakà: è fenomenale e poi riveste il mio stesso ruolo".
Continuerai gli studi?
"Mi sono iscritto alla facoltà di Economia Aziendale di Torino. Sto valutando se, nel mio giorno libero, riesco a tornare a Torino per frequentare la lezione dell’esame che dovrò sostenere di volta in volta: sono ‘allenato’ a gestire il mio tempo nel miglior modo possibile".
Ai ragazzini che vogliono giocare a calcio, cosa consiglieresti?
"Se uno sogna di diventare calciatore, se ci crede veramente, anche se la strada non è semplice, è giusto intraprenderla e provare ad impegnarsi fino in fondo. Solo alla fine potrai decidere se quello effettivamente è il tuo percorso. La cosa principale è che bisogna giocare divertendosi, altrimenti non ha alcun senso…".
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