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13 Maggio 2023 - 15:52
Il car sharing del Comune di Cuorgnè
Sono state ben quattro le interpellanze discusse mercoledì 10 maggio nella seduta di consiglio tenutasi a Cuorgnè. Del resto non c’erano da esaminare delle delibere (era la seconda riunione in due settimane) ma solo da votare per la surroga del defunto Vacca Cavalot, cui si sono aggiunte le Comunicazioni del Sindaco su novità – sia positive che negative – intervenute nel frattempo.
La prima notizia era negativa perché la frana verificatasi dieci giorni prima in Via del Castello a Salto si era rivelata un problema serio. Le altre due positive: la riapertura del ponte di Via Ivrea in direzione del centro-città (anche se non tutti ne sono contenti) ed il lascito testamentario di Vacca Cavalot a favore del Comune.
Sulle interpellanze bisogna dire che due di esse sono state trattate - alla fine e dopo aver fatto uscire il pubblico dalla sala - in “Seduta Segreta”. E’ un termine che fa impressione al solo sentirlo, soprattutto in un Paese come l’Italia dove sono tante, anzi tantissime, le questioni segretate. Non è una prassi molto diffusa quella dei consigli comunali “segreti” - in zona era accaduto nell’estate di due anni fa a Pont - ma non tarderà ad estendersi agli ambiti più disparati se la tutela della privaçy dei singoli individui continuerà ad essere ritenuta più importante rispetto al diritto dei cittadini di conoscere ciò che avviene nei palazzi del potere.
Il sindaco di Cuorgnè ha usato per il tragitto casa-municipio l’auto elettrica che il Comune aveva ricevuto in comodato gratuito?
Sì, lo ha fatto, quand’era rimasta senz’auto perché la sua era bruciata nell’incendio del garage di casa. La cosa costituisce un illecito? Non pare.
È immorale il suo comportamento? Ciascuno può farsi un’opinione visto che l’argomento è stato trattato pubblicamente dal consiglio comunale: rispetto a tante situazioni in cui gli amministratori pubblici approfittano del proprio ruolo istituzionale per trarne vantaggi ingiustificati, questa vicenda appare però abbastanza irrilevante.
La questione è stata posta in consiglio comunale dal gruppo di “Cuorgnè C’è” in un’interpellanza presentata il 14 aprile ed intitolata “Richiesta chiarimento in merito al Progetto Mobilità”. Di cosa si tratta? Di un progetto messo a punto dalla 5T, una società a partecipazione pubblica (Comune di Torino, Regione Piemonte, Città Metropolitana) che si occupa di Mobilità Sostenibile. Attualmente è presieduta dall’ex-primo cittadino di Cuorgnè Giuseppe Pezzetto.
La scorsa estate era partita un’iniziativa rivolta ai Comuni di Cuorgnè, Castellamonte e Lanzo. Consisteva nel mettere a disposizione della cittadinanza un’auto in car-sharing (a benzina) ed una rastrelliera coperta per le biciclette in prossimità delle fermate del trasporto pubblico. Inoltre era stata offerta al Comune – per un breve periodo – un’auto elettrica da utilizzare a fini istituzionali.
Quale lo scopo di questo “regalo”? Fare pubblicità alle auto elettriche, mostrando nel contempo le loro qualità agli amministratori pubblici.
L’obiettivo è stato raggiunto? Non pare proprio. Su questo si è in parte indirizzata la polemica di ”Cuorgnè C’è”, che però era rivolta soprattutto verso il sindaco per l’utilizzo di cui abbiamo detto in apertura. “Perché la possibilità del car-sharing non viene pubblicizzata? Perché dell’auto elettrica data in comodato al Comune i consiglieri sono stati informati ufficialmente solo durante il consiglio del 30 novembre? E’ stata utilizzata per fini istituzionali o per altro? E’ vero che veniva ricaricata nel cortile del municipio, collegata all’impianto elettrico dell’edifico e dunque a spese dei contribuenti?” – queste le domande poste al sindaco.
“E’ una questione piuttosto complessa – ha spiegato Giovanna Cresto –. Il progetto è italo-francese e rivolto alle zone montane con capofila la Città Metropolitana di Torino, che ne ha affidato la realizzazione alla 5T. L’iniziativa è stata poco pubblicizzata ma è la 5T a doversene occupare, non noi, che mettiamo a disposizione gli spazi gratuiti ma che non abbiamo voce in capitolo su come organizzarla”.

Giovanna Cresto sindaca di Cuorgnè
Per quanto riguarda l’auto elettrica data al Comune, il sindaco ha precisato: “Ci era stato detto che l’avremmo avuta in uso per due mesi ma i tempi si sono allungati e le auto sono state tre. La pima – arancione – da fine maggio 2022 al 6 luglio. Poi ce ne hanno data un’altra – bianca – e non venivano mai a riprendersela: lo hanno fatto in dicembre. Il 2 febbraio telefonano per dirci che ce n’era un’altra disponibile: l’abbiamo presa, ed è rimasta qui fino al 14 aprile. Dal punto di vista formale non c’erano moduli da compilare con i dati di chi la utilizzava, la destinazione, i chilometri percorsi come accade per i mezzi del Comune: quello che interessava alla 5T era che il veicolo venisse visto e infatti ci spingevano a farne uso”.
A proposito della ricarica, il sindaco ha confermato che di solito avveniva durante la notte nel cortile del Comune ma ha anche fatto notare che “non c’erano altre spese, non essendo l’auto di nostra proprietà: niente bollo, assicurazione, manutenzione, sostituzione di pezzi usurati. Era molto più economica della nostra Panda e sulle brevi distanze funzionava benissimo; il discorso cambiava andando a Torino”.
A questo punto ha spiegato che “è stata usata per fini istituzionali cioè <in missione> da noi amministratori. I dipendenti erano dubbiosi proprio perché non era prevista alcuna registrazione: l’unica volta in cui l’hanno presa sono stati tamponati e ci sono rimasti malissimo. Ci chiedete se abbiamo trasportato altri? Sì: la dirigente scolastica per un sopralluogo, i componenti dell’associazione <D’Alessandro> diretti alla Caserma Cernaia, amministratori di altri comuni con i quali siamo abituati a condividere l’uso della macchina per le riunioni a Torino”.
Venendo al nocciolo della questione, ha affermato: “Personalmente per lungo tempo non ho voluto provarla perché troppo diversa da quelle cui ero abituata: pensavo di non esserne capace. Poi, dopo che il mio garage ha preso fuoco, per un po’ abbiamo avuto in casa una sola macchina e raggiungevo il Comune a piedi da Priacco: vengo sempre sia al mattino che al pomeriggio, tutti i giorni. Quelli dalla 5T mi hanno detto di usare l’auto elettrica perché il fine era istituzionale e così ho fatto. In quelle occasioni la ricarica avveniva a casa mia a mie spese”.
Le spiegazioni non hanno convinto Pieruccini, che ha dichiarato: “Mi spiace molto, e lo sai, per quello che ti è successo, ma il fatto è veramente grave”.

Davide Pieruccini consigliere di minoranza
I rappresentanti degli altri gruppi consiliari non sono parsi altrettanto scandalizzati. Pianasso ha chiesto delle precisazioni di tipo tecnicistico mentre Armanni ha commentato, non senza ironia: ”Con le ristrettezze in cui versano gli enti locali, è bello vedere questo tipo di disponibilità: visto che per il Comune i costi sono irrisori, ben venga il godimento di questo beneficio. Servirebbe invece monitorare l’utilizzo del car-sharing, che non sembra affatto soddisfacente: mi ero quasi iscritto ma poi ho scoperto che per 4 ore sarebbe costato 40 euro ed ho lasciato perdere. Inoltre bisognerebbe mitigare la rastrelliera, veramente brutta”.
L’impressione che si ricava, in questa storia, è quella di una forte approssimazione: probabilmente non sono ben chiari alla stessa 5T gli obiettivi specifici del progetto che ha messo a punto ed i modi per ottenerli, così si finisce per spendere il denaro pubblico con leggerezza, come avveniva ai tempi delle vacche grasse. Questo però non è colpa del Comune.
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