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"Antennone" a Castellamonte: tutto quello che c'è da sapere

Dopo le proteste, il sindaco convoca un incontro pubblico

Castellamonte

Il progetto di un'antenna di 30 metri spaventa i residenti di Filia

Dopo l’allarme suscitato nei giorni scorsi a Filia dalla notizia che nella frazione verrà presto installata una “torre” di telefonia alta 30 metri, l’amministrazione di Castellamonte ha organizzato per lunedì 3 aprile un “tavolo tecnico informativo”. 

I rappresentanti della INWITT (Infrastrutture Wireless Italiane) si confronteranno con assessori, consiglieri  e tecnici del Comune (sono stati invitati in particolare il Responsabile SUAP e quello dell’Edilizia Privata) e con i residenti della frazione, che potranno “porre domande ai rappresentanti dell’azienda facendosi spiegare quale sia il progetto che sta portando avanti”. 

L’amministrazione Mazza precisa di aver “fortemente voluto questo tavolo” e di averlo convocato prima che il 21 marzo arrivasse una “Richiesta di Informazioni urgenti” da parte della minoranza. Anche gli abitanti di Filia avevano chiesto un incontro tramite il signor Claudio Pier Ottavio Billia. Peccato che si terrà alle 10,30 di un lunedì mattina, orario non proprio ottimale per la maggior parte dei cittadini.

Nella loro “Richiesta di Informazioni urgenti” i tre consiglieri del gruppo di opposizione “Per Castellamonte”  (Rocco Santoro, Valentina Coppo e Fabio Garaffa) ponevano tre domande. Chiedevano innanzitutto se fosse vero che “verrà installata un’antenna per telefonia in Frazione Filia e se sarà collocata nelle vicinanze delle abitazioni”. La seconda domanda verteva sulla mancata informazione degli abitanti e del Consiglio di Frazione. Infine sollecitavano una “dettagliata relazione con le informazioni tecniche sull’impianto”.

La risposta del sindaco Mazza è lunga  e dettagliata ma inizia con una frecciata: “E’  importante che, almeno chi ha un ruolo all’interno dell’Amministrazione, consulti l’Albo Pretorio per evitare di sollevare questioni, in modo che potrebbe sembrare strumentale, sulla mancata informazione ai cittadini”.

Il riferimento è al fatto che, come previsto dalla Legge del 1990, l’Avviso riguardante la richiesta  avanzata dalla società ad inizio anno era stato pubblicato nell’Albo Pretorio per 30 giorni e che in quel lasso di tempo i soggetti interessati avrebbero potuto prendere visione degli atti presso l’Ufficio Segreteria del Comune “con i limiti previsti dalla legge sul diritto di accesso”. L’informativa e la documentazione restano comunque disponibili nella sezione Amministrazione Trasparente al LINK. 

Torre per la telefonia: la replica di Mazza

Nel merito, il sindaco spiega che la richiesta di INWITT riguarda “non un’antenna - dal momento che nessun operatore ha presentato una richiesta in tal senso - ma un palo torre. Dopo aver sentito la Soprintendenza, la Regione e l’ARPA, il Comune sta concedendo l’autorizzazione”. Una volta collocata la struttura, la società potrà vendere o affittare gli spazi agli operatori che ne faranno richiesta e servirà un’altra autorizzazione, previo parere favorevole dell’ARPA. 

Pasquale Mazza sindaco di Castellamonte

Il Comune non può non autorizzare, semplicemente perché violerebbe la Legge” – scrive il sindaco. Dovrà poi controllare che vengano rispettati  la normativa ambientale, la pianificazione urbana  e rurale ed il Piano delle Telecomunicazioni; gli obblighi relativi a concessione, accesso ed uso del suolo pubblico  e privato; le norme relative ai limiti di esposizione delle persone ai campi magnetici”. La tutela della salute dai rischi dell’elettromagnetismo compete invece allo Stato.

La distanza fra torre ed abitazioni non è più prevista: esistono solo degli <Obiettivi di Qualità> per minimizzare i valori di esposizione ai campi magnetici (per aree densamente frequentate sono di 6V/m per i campi e 100 mW/m2 per la densità di potenza) mentre “è opportuno” posizionare i ripetitori a distanza idonea da case, scuole, ospedali ed aree pubbliche in generale.

Rispondendo alla seconda domanda, Mazza ribadisce “Purtroppo non avete informazioni corrette” ed elenca: “L’istanza di autorizzazione, arrivata il 23 gennaio, viene pubblicata all’Albo Pretorio il 24. Il 6 febbraio ricevo una delegazione della frazione per illustrare la richiesta di INWITT, chiarirne i contenuti e fornire informazioni su come richiedere l’Accesso agli Atti”. Tale richiesta, a nome della signora Elena Frola, perveniva il 7 febbraio e veniva accolta il 27.

Alla terza domanda, quella relativa alle informazioni tecniche sull’impianto, Mazza risponde: “Non siamo nelle condizioni di fornirle dato che al momento non verrà installato alcun impianto”. Aggiunge che la materia è disciplinata dal Codice delle Comunicazioni Elettroniche del 2003 e dal Codice europeo delle Comunicazioni Elettroniche, entrato in vigore il 24 dicembre 2021 e che la normativa vigente promuove la co-ubicazione e condivisone delle infrastrutture fra diversi operatori. Nel caso di pali, torri e tralicci per impianti radioelettrici – ritenuti di Pubblica Utilità - non è necessario presentare la documentazione relativa alla parte radioelettrica, le procedure sono semplificate e, quando coinvolgono più enti, si indice una Conferenza dei Servizi entro 5 giorni dall’istanza ed il suo parere favorevole sostituisce ogni altra autorizzazione. Entro 90 giorni dalla presentazione del progetto questo viene ritenuto accolto salvo un No dell’0rganismo competente preposto ai controlli o un dissenso congruamente motivato” da parte di un’Amministrazione preposta alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale o dei beni culturali”.

Nessun diritto per le comunità locali

Il caso di Filia non è il primo di questo tipo e mostra  quanto siano limitati i poteri dei Comuni in materia di telecomunicazioni e  quanto grandi quelli delle imprese  mentre i cittadini non hanno strumenti per difendersi. Grazie al concetto di “Pubblica Utilità” le grandi aziende possono fare ciò che vogliono senza render conto  a nessuno e non è l’unico settore in cui questo avviene. 

La legge del 2003 è un bell’esempio di tale prevaricazione. I Comuni sono dei controllori e non dei decisori; la collettività non ha poteri e la cosa peggiore è che il proprietario di un singolo terreno può decidere a nome di tutta una comunità, senza doversi confrontare con nessuno ed incassando pure lauti indennizzi. 

Poco si sa dei danni causati dai campi magnetici e, invece di basarsi sul “Principio di Precauzione”, si concede alle imprese una libertà d’azione spropositata: quella di costruire un contenitore vuoto senza dichiarare preventivamente quale ne sarà il contenuto. Cosa diventerà domani il palo brutto ed impattante ma che non fa danni? Non importa saperlo, sarà quel che sarà. Insomma, un permesso a scatola chiusa in un Paese che sui piccoli interventi pone spesso vincoli asfissianti.  

Il vecchio concetto del “progresso innanzi tutto” continua a venir sbandierato come un principio sacrosanto mentre ogni resistenza viene bollata con il marchio infamante della “Sindrome Nimby” ovvero “fate quello che volete ma non nel mio cortile”. Il bello è che i movimenti politici che a livello nazionale propugnano con maggior decisione il principio della Pubblica Utilità, a livello locale sono i primi a gridare allo scandalo quando i diritti dei cittadini vengono calpestati. 

Il conflitto tra le esigenze dei singoli  e quelle della collettività è una questione spinosa (che gli impianti di telecomunicazione servano è fuori discussione) ma andrebbe affrontata a viso aperto.

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