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16 Gennaio 2023 - 01:31
C’era anche il ministro Gilberto Pichetto Fratin venerdì 13 gennaio a Cuorgnè per parlare di transizione energetica. La conferenza “Stop ai motori elettrici: quale futuro per le nostre aziende?” organizzata dal consigliere regionale di Forza Italia Mauro Fava, era dedicata ad un aspetto particolare della transizione: quello delle ricadute sulle aziende del territorio.
Al tavolo dei relatori, oltre al titolare del dicastero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, erano seduti l’assessore regionale allo Sviluppo delle Attività Produttive Andrea Tronzano, Fava, il sindaco di Cuorgnè Giovanna Cresto (il Comune ha patrocinato l’evento, mettendo a disposizione la sala dell’ex-Trinità) e i rappresentanti delle organizzazioni imprenditoriali.
Per Confindustria Canavese c’erano il presidente Paolo Conta e la direttrice Cristina Ghiringhello, che dirige anche il C.I.A.C.; per l’Associazione Piccole e Medie Imprese il vicepresidente dell’A.P.I. Torino Alberto Russo ed il direttore tecnico Gabriele Muzio; per la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa il presidente di CNA Torino Nicola Scarlatelli.
Al contrario di quanto avviene non di rado quando gli ospiti sono numerosi ed importanti, il convegno non è stato affatto banale e uno dei motivi d’interesse risiede nella diversità delle posizioni espresse, che si possono sommariamente riassumere in questo modo: il ministro non condivide la decisone dell’Unione Europea di vietare i veicoli a combustione dopo il 2035 ma si è rassegnato a considerarla ineluttabile e cerca soluzioni per fronteggiarne le ricadute sul sistema industriale italiano; Tronzano, pur avendo stabilito tutta una serie di finanziamenti per accompagnare le aziende nel percorso di riconversione, è ostile a questa scelta e la contesta duramente; i rappresentanti degli imprenditori sono inaspettatamente quelli più disponibili ad accogliere la sfida pur manifestando molte preoccupazioni ed evidenziando una serie di criticità e di rischi.
Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin è stato duro quando, riferendosi alla fine decretata per i motori a combustione, ha affermato che “L’Unione Europea è andata contro il proprio settore produttivo anche se poi ha un po’ frenato” precisando di essere stato contrario a certe scelte del governo Draghi. Ha però aggiunto: “C’è stato un rallentamento nel passaggio all’elettrico e nel 2026 si effettuerà una verifica delle date però la strada tracciata è quella: l’obiettivo resta il 2035”. La transizione energetica, si sa, non viene giudicata da tutti allo stesso modo e l’area politica cui Pichetto appartiene inserisce fra le energie alternative anche il gas e il nucleare, oltre ai biocarburanti e all’idrogeno.

Gilberto Pichetto Fratin Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica
Ha quindi sottolineato alcuni aspetti negativi delle passate politiche economiche europee come la delocalizzazione senza regole sia all’interno dell’Unione che all’esterno. “C’era la convinzione – ha detto - che si potesse comprare tutto <à la carte>. Oggi l’atteggiamento è un po’ cambiato anche perché se ne sono viste le conseguenze: prima il Covid che aveva bloccato l’arrivo dei componenti elettronici dalla Corea, poi la guerra in Ucraina. I problemi tuttavia restano: il litio, ad esempio, è per la maggior parte sotto controllo cinese”.
L’elettrico rappresenta comunque “la strada maestra (anche perché la fusione nucleare è culturalmente interessante ma per ora relegata all’ambito degli scienziati) e dobbiamo coglierne le opportunità, accompagnando il cambiamento e sostenendo le industrie con fondi statali. L’impatto sarà enorme e le aziende dovranno decidere se accettare di morire o provare a combattere. Chi fabbrica marmitte o freni non può aspettare il momento in cui il suo prodotto non verrà più richiesto, deve agire prima: occorre essere flessibili, aperti e riqualificare le maestranze. In particolare vanno sostenute le imprese artigiane che nel settore dell’auto occupano 350.000 persone”.
Pichetto ha però sottolineato anche i punti di forza: “Siamo il 2° Paese manifatturiero dell’Unione e se ci fermiamo noi si ferma l’industria tedesca! Non possiamo restare in retroguardia, dobbiamo cogliere le opportunità seguendo gli stessi principi validi per i cambiamenti climatici: Mitigazione ed Adattamento”.
Una decisione importante per incentivare l’acquisto di auto elettriche il ministro l’aveva presa due giorni prima di venire a Cuorgnè: la realizzazione di 20.000 colonnine di ricarica di cui 13.000 nei centri urbani.
Molto critico verso lo stop ai combustibili fossili per le auto è stato l’assessore regionale al Bilancio ed allo Sviluppo delle Attività Produttive Andrea Tronzano, convinto che sia impossibile raggiungere quest’obiettivo entro il 2035.

Andrea Tronzano assessore regionale alle Attività Produttive
Vede anzi tale scelta come un’insopportabile interferenza dell’Unione Europea. “Io mi adatto – ha detto – ma se non vengo colonizzato e se l’obiettivo non è utopistico. L’elettrico va bene ma se la Cina ci colonizza anche su questo si è dogmatici e non pragmatici. Ai paesi <frugali> non importa nulla della componentistica ma per Italia, Francia, Germania le cose stanno diversamente. L’Unione Europea viaggia con due culture diverse: i paesi del Centro e del Nord Europa da un lato; dall’altro quelli del Sud, che devono salvaguardare le proprie filiere produttive. Nessuno contesta l’idea che l’ambiente vada protetto ma il passaggio definitivo ai motori elettrici non può avvenire entro il 2035: l’U.E. non ci deve costringere anche perché non ho certezza che il Cambiamento Climatico sia dovuto ai combustibili fossili e credo che nemmeno il più grande scienziato del mondo potrebbe sostenerlo. Ho fiducia nei nostri imprenditori ma un’elettrificazione così spinta rischierebbe di far chiudere tante aziende: noi, come le altre Regioni che la pensano allo stesso modo, combatteremo perché non avvenga”.
Tronzano ha ringraziato il ministro per la sua presenza: “E’ tornata la Politica, dopo un periodo in cui hanno dominato i tecnici”. Ha quindi indicato la strada per affrontare le sfide del prossimo futuro: “Differenziare, questo occorre fare. Non abbiamo solo l’Automotive, ci sono anche l’aerospaziale ed i microchips: a Novara e a Borgaro hanno sede le nostre maggiori aziende del settore. Per questo Italtel potrebbe essere spinta ad insediarsi in Piemonte”.
A differenza dell’assessore Tronzano, i rappresentanti delle categorie produttive sono apparsi meno pessimisti.
Citando Giulio Cesare e la sua celeberrima frase <Il dado è tratto>, Il presidente di Confindustria Canavese Paolo Conta ha affermato che “La verifica del 2026 può essere l’occasione per una correzione di rotta ma il cammino è tracciato. L’impatto sulle nostre aziende sarà forte e i problemi da affrontare importanti”.
Un momento del convegno sulla transizione energetica
Il vicepresidente dell’A.P.I. Torino Alberto Russo ha dimostrato con pochi dati significativi che la transizione è già in corso e che sarà molto più rapida del previsto: “La mobilità del futuro – ha spiegato - non riguarderà solo l’auto ma il trasporto ferroviario, navale, eurospaziale. Stiamo vivendo cambiamenti epocali e li dovremo affrontare ben prima del 2035: nello scorso mese di dicembre il 33% dei veicoli immatricolati in Germania era elettrico! Una curva esponenziale. Non solo: con le batterie a secco (che non utilizzano il cobalto) nel 2026 si raggiungerà la parità di costi rispetto a quelli termici. Non serviranno neppure più gli incentivi perché le auto elettriche sono semplicissime da usare e non richiedono manutenzione: rischiamo che i nostri veicoli termici restino invenduti a vantaggio di quelli elettrici cinesi. E’ questo il vero problema: la dipendenza dall’Oriente. I cinesi sono molto più avanti di noi e il sistema delle batterie è coreano. Dobbiamo riorganizzare le nostre imprese manifatturiere: o affrontiamo la sfida oppure ci blindiamo per non essere sommersi, ripristinando le barriere doganali”.
“Entro il 2035 – ha elencato Conta - ci serviranno quantità 15 volte superiori a quelle odierne per il litio, 4 volte per carbone e grafite, 3 volte per il Nichel. Abbiamo visto che basta una sola variabile (come la guerra in Ucraina) per mandare in crisi l’intero sistema. Servirà il 20-25% di energia in più per alimentare le auto elettriche e dovrà essere pulita e rinnovabile, altrimenti la sostituzione non avrebbe senso”. Ha quindi proseguito: “I veicoli leggeri saranno i primi a risentire della transizione, i pesanti un po’ meno. Poi c’è l’incognita dell’idrogeno”.
Il vicepresidente di A.P.I. Torino Gabriele Muzio, che è stato uno dei primi laureati in Ingegneria Ambientale, ha sottolineato quanto il tema della Transizione Energetica sia legato a quello della Mobilità però ha anche evidenziato la complessità della questione. “Di Sostenibilità si parla tanto ma ci sono molta ignoranza e molta superficialità di approccio, molto dogmatismo e poca conoscenza della materia”.
Un esempio è quello dello smaltimento dei materiali.
“E’ un problema che ci dobbiamo porre: oggi riguarda i pannelli solari, domani riguarderà i componenti delle auto elettriche. Va fatto un lavoro a tutto tondo, sul ciclo vitale di ciascun prodotto. E’ facile dire che occorre passare alla plastica riciclabile, molto più difficile tradurlo in pratica”.
Per il successo delle nuove tecnologie è ovviamente impossibile prescindere dalla loro efficienza. Sempre Muzio ha affermato: “Per i veicoli elettrici sono fondamentali i tempi di ricarica dei mezzi: 15 minuti per un viaggio di 300 chilometri vanno bene; tre ore no”.
“Le grandi case costruttrici – ha spiegato Conta - stanno investendo molto (il 30% del fatturato Renault viene destinato a Ricerca e Sviluppo) e chiedono ai governi un forte contributo: va bene perché così si sostiene la domanda ma occorre fare attenzione che gli aiuti non finiscano tutti lì, togliendo i finanziamenti alle piccole e medie imprese. Sono queste ad aver maggior bisogno di sostegno poiché non possiedono grandi capacità progettuali ed economiche e non possono nemmeno contare sul PNRR, che finanzia progetti di dimensioni maggiori”.
Sono tuttavia interessate alla ricerca ed all’innovazione e consapevoli della situazione: “Il 90% ha chiaro che occorre una transizione – ha spiegato Muzio - ed il 50% ritiene di avere al suo interno le figure necessarie: si tratta però di personale preparato sulle vecchie tecnologie, non sulle nuove”.
Sostegno alla formazione, una riorganizzazione dei Centri dell’Impiego in modo che diventino luoghi in cui far incontrare domanda ed offerta, collaborazione fra le aziende: sono alcuni dei punti-chiave per affrontare le sfide in corso sui quali tutti si sono trovati d’accordo ma non è facile superare una radicata propensione dei piccoli imprenditori a vedere nell’altro solo un concorrente.
Il problema della frammentazione è molto sentito nella nostra regione e in particolare nel territorio canavesano.
“In Piemonte – ha ricordato Conta - abbiamo 370 aziende legate alla produzione di veicoli a motore, con 40.000 addetti e quasi 9 miliardi di fatturato. Il 10% sono ubicate in Canavese e sono imprese medie e piccole”.
Non si tratta necessariamente di dati negativi. Russo ha spiegato: “Il 53% delle nostre imprese lavora solo per l’automotive, il 44% anche per altri settori, diversi da quello della Mobilità. Anche quel 53% però non è tutto a rischio”.
A sua volta il presidente di C.N.A. Torino Nicola Scarpatelli ha chiarito: “La Città Metropolitana di Torino è l’unica realtà in Italia ed in Europa nella quale in 30 chilometri si trovano concentrate tutte le capacità e competenze per produrre manufatti di qualsiasi tipo, nell’automotive e non solo. E’ un grande vantaggio, che non dobbiamo perdere”.
Nel corso del suo intervento, Cristina Ghiringhello, direttrice di Confindustria Canavese e del C.I.A.C., ha annunciato “un’ottima notizia. Il Piemonte, oltre a tutti i finanziamenti già concessi da Tronzano, avrà un’Accademy, voluta dall’assessore Chiorino con un grande investimento. Si aggiungerà alle eccellenze che già abbiamo - come il Politecnico e il sistema di Istituti Tecnici Superiori - e ne faranno parte Confindustria, A.P.I., Confartigianato, C.N.A. Si occuperà di formazione sia per chi è già occupato sia per i disoccupati, non solo nell’ Automotive ma per la Mobilità Sostenibile in generale”.
A sua volta Muzio ha precisato: “Molti sostengono che nelle nostre zone sarebbe più facile passare ai veicoli ad idrogeno che a quelli elettrici. La Regione ha avviato una mappatura delle aree industriali dismesse per installarvi i centri di sviluppo delle nuove tecnologie, che richiedono spazi rilevanti. In questo modo si ridarebbe anche nuova vita ai territori”.
Scarpatelli non dà invece molto peso all’aiuto pubblico per sostenere le imprese nella transizione. “Voglio essere un po’ provocatorio - ha affermato - Le nostre aziende ne hanno viste di tutti i colori, non mi pare che la politica si sia molto interessata a loro. La fucinatura era per l’80-90% concentrata qui; oggi la maggior parte è in Turchia. Ci preoccupiamo della auto che non vengono più prodotte a Mirafiori ma della carrozzeria è rimasto ben poco in Italia. Malgrado tutto le imprese continuano ad operare. Probabilmente non ci si è resi conto (soprattutto da parte della politica) che le PMI hanno la capacità di trasformarsi e resistere. L’innovazione viene fatta quotidianamente altrimenti sarebbero morte, soprattutto con committenti che richiedono prestazioni sempre più performanti. Quella che manca è probabilmente una visione, capire cosa accadrà in futuro".
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