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Ivrea. L’attuale Amministrazione comunale se n’era completamente dimenticata...

Quell’amianto “dimenticato” in via delle Rose a San Bernardo? La fabbrica torna a vivere grazie a Tecnau

La notizia è che l’amianto non c’è più. Sparito!

Quell’amianto “dimenticato” in via delle Rose a San Bernardo? La fabbrica torna a vivere grazie a Tecnau

L’annuncio, nell’agosto del 2018  aveva letteralmente rotto uno dei silenzi più assordanti che si fosse mai sentito, intorno all’ex stabilimento Olivetti di via delle Rose a San Bernardo, finito anche lui, ahìnoi,  come tutti sanno, nelle carte dell’inchiesta sulle morti bianche provocate dall’amianto.

“Faremo, diremo, agiremo, costruiremo ….”. si era precipitato a dichiarare l’assessore Michele Cafarelli al quotidiano La Stampa. Capitava tutto questo a poche settimane dalla vittoria elettorale, con l’entusiasmo a mille e l’adrenalina in corpo. Era evidentemente un “bluff “nel solco di una politica degli annunci che è poi continuata per 5 anni, con la Ico-Valley del senatore Virginia Tiraboschi, il Palazzetto dello Sport, il castello, i soldi del Pnrr, il Movicentro, i nuovi uffici comunali, il gran recupero sui crediti eccetera..

Dicasi “megafonite”. Una vera e propria malattia dei tanti ospiti del “palazzo”. Da quando sono arrivati lì han cominciato “a pensare” ed ogni “pensata” è diventata una notizia da dare in pasto ai giornali. 

Tornando a San Bernardo, parliamo, anzi forse è meglio dire “parlavamo” di uno dei siti più inquinati d’Italia, non di “micio micio miao miao”. Bene!

Cafarelli dichiarava che il nuovo esecutivo Sertoli stava per l’appunto  “pensando” ad una doppia operazione di “bonifica” e “abbattimento” perchè tutta quell’area “doveva essere messa in sicurezza e non si poteva lasciare in quello stato…”.

 Perfetto!

Il primo cittadino di Ivrea Stefano Sertoli

Applausi a scena aperta. Meno male che sono arrivati loro. Subito un ashtag e un tweet: #rivoluzione. E van bene le ovazioni e le ola, peccato che poi per mesi e mesi e poi anni e anni non se ne sia saputo più niente. Bando alle ciance e alle ciancerie, solo una domanda aspettava ancora una risposta. 

A che punto siamo con la bonifica? 

La notizia è che l’amianto non c’è più. Sparito!

Merito della società Tecnau srl che dall’ottobre del 2021, in seguito all’aggiudicazione dell’asta del luglio 2021 è divenuta  proprietaria sia del Capannone, sia della Palazzina.

“Immediatamente dopo l’acquisto - ci ha informati l’amministratore delegato Stefano De Marco - abbiamo approvato un progetto di riqualifica dell’intera area, affidando i lavori all’architetto Cristina De Marco”.

I lavori di bonifica (costati più di 500 mila euro) sono cominciati e finiti nell’ottobre del 2022. 

Tra qualche giorno  comincerà la vera e propria ristrutturazione di una parte del capannone (circa 3/4 mila metri quadrati) e della palazzina dove Tecnau ha intenzione di concentrare tutti gli uffici.

“La nostra azienda è già ubicata nel comprensorio di San Bernardo ma avevamo bisogno di maggiori spazi produttivi - ammette Stefano De Marco - Per questo abbiamo deciso di farci avanti e siamo oggi lieti di poter dare al comprensorio e alla città di Ivrea un’area più sicura e bonificata da un ingente rischio ambientale...”.

Tra i 50 e i 55 milioni di fatturato, qualcosa come 230 dipendenti di cui 120 in Italia e gli altri in Svezia e negli Usa, Tecnau è, sotto tutti i punti di vista una vera e propria multinazionale specializzata in macchinari di finishing per la stampa digitale, cioè tutte quelle attrezzature che entrano in funzione dopo la stampa vera e propria  per il taglio, la rifilatura, la cordonatura, la piega e la perforazione.

A destra Stefano De Marco all'interno della sua azienda con una lavoratrice

“Progettiamo e produciamo soluzioni innovative dedicate alla gestione, al monitoraggio, alla lavorazione e alla finitura della carta per la stampa ad alimentazione continua e per la produzione di fogli singoli - spiega De Marco -  Siamo un’azienda a conduzione familiare guidata da mio padre Giuliano.  Sono entrato a far parte della famiglia Tecnau nel 2011 e poco dopo abbiamo avuto l’opportunità di acquisire Lasermax Roll Systems, leader di mercato nelle soluzioni di finitura, che ci rende l’azienda multinazionale e multiculturale che siamo orgogliosi di essere oggi. ..”.

Che altro aggiungere se non un “grazie”, da parte di tutti, a cominciare da chi a San Bernardo ci abita?

La storia

Insomma tutto ripartirà da qui e sarà di gran lunga una storia più bella. 

Qui dove un tempo e fino agli anni ‘90 entravano e uscivano centinaia di operai fieri di lavorare per l’Olivetti. 

Qui dove si moriva di mesotelioma. 

Qui dove per anni ci si è lamentati di quei lavori portati avanti per isolare le pareti cariche di amianto con dei pannelli di truciolato che non erano serviti a nulla. 

Perchè si erano rotti. Perchè erano marciti  e le polveri erano continuate a fuoriuscire dalle finestre e a sparpagliarsi nell’aria tutt’intorno, nella case, nei campi, tra la gente…

Che la situazione fosse estremamente preoccupante lo disse anche l’Asl in una relazione parte integrante del voluminoso processo per omicidio colposo plurimo (12 morti accertate) a carico dei vertici dell’ex Olivetti, poi finito in una bolla di sapone.

Tutto finito.

Amianto ovunque

Capannoni imbottiti d’amianto quelli di San Bernardo, a pochi chilometri da Ivrea. Nel 1956 vi si trasferirono le “Officine meccaniche” ma dell’asbesto nessuno se ne preoccupò come rivela un documento interno, scovato dagli investigatori nel monumentale archivio dell’Olivetti e datato 27 ottobre 1987. Si leggeva e ancora si legge “Risulta la presenza di asbesto nell’intonaco del soffitto del capannone sud, nei pannelli della controsoffittatura del capannone centrale Ope e di alcuni uffici Osai…”.

Tutto giusto, peccato che da una certa in avanti non si riuscì più a capire chi fossero i reali proprietari. 

Prima c’era la Olivetti che aveva venduto a uno che aveva ceduto a un altro e poi ancora a un altro, infine alla Ibk sas, una società fittizia intestata a Solin Popescu, poi fallita. 

Talmente complicato il gioco delle scatole cinesi che a un certo punto il curatore  Patrizia Riva nominata nel febbraio del 2017, in una delle sue ultime relazioni, nell’aprile del 2018, dopo 6 aste andate deserte, di fronte ai giudici del tribunale di Monza, gettò la spugna, rinunciò alla liquidazione dell’immobile e richiese alla pubblica amministrazione e alla Procura di Ivrea di nominare un custode dell’area….

Tutto il resto è storia recente e vede come protagonista Tecnau.

QUI L'ULTIMO ATTO DEL TRIBUNALE FALLIMENTARE LINK

In Procura

E su come fosse stata gestita questa struttura dai tanti amministratori succedutisi alla guida della multinazionale italiana delle macchine da scrivere, la Procura di Ivrea lo aveva appreso da Giuseppe Cerbone, dal ’70 al 2001 dirigente Olivetti e dal ’90 membro del Sesl, il Servizio ecologia. 

L'ex stabilimento di San Bernardo ripreso dalle telecamere de La7 in un servizio andato in onda nel 2016

Cerbone nel 2002, ormai fuori dall’azienda e dipendente di una società che si occupava di rimozione amianto, venne contattato dalla Olivetti per un preventivo.

“L’ammontare del costo – spiegò Cerboneera di oltre un miliardo di lire. La bonifica di San Bernardo non venne effettuata e la Olivetti cedette il capannone ad un certo Merletti, che non fece in tempo a bonificarlo perché a quanto ne so venne arrestato”.

In quello stabilimento aveva lavorato anche Bruno Favaro. Per 10 anni, dal 1970 al 1980, responsabile del reparto in cui si producevano le “piastre elettroniche” dei computer. Da lacrime agli occhi la sua testimonianza dell’11 maggio 2009. 

“Il capannone era costituito da tre campate con tetto a volta coperto con lastre ondulate di eternit – aveva  raccontato –   La parte bassa delle tubazioni era coibentata con tela d’amianto”.

Identici i ricordi di Anna Lagna, anche lei ex dipendente a San Bernardo.

“Le grosse ventole che riciclavano l’aria interna sollevavano polvere, con sensazione di disagio per le vie respiratorie – raccontava il 28 agosto del 2009 – La guaina esterna di colore chiaro dicevano fosse d’amianto. E i fili elettrici venivano inseriti nelle guaine usando una polvere bianca».

All’interno

Le pareti, i soffitti e poi il talco industriale pieno di tremolite: un tipo di asbesto che prende il nome della Val Tremola, in Svizzera, dove abbonda.

Tutto era impestato da quella polvere letale.  Letale come scriverà Enea Occella, luminare dell’Istituto d’arte mineraria del Politecnico di Torino, in risposta ad una richiesta di informazioni  del 16 febbraio 1981 firmata da Maria Luisa Ravera, direttrice del Servizio ecologia dell’azienda.

“Il numero di elementi fibrosi  risponderà Occellasupera le 500 mila unità per microgrammo. Negli Stati Uniti i limiti consentiti sono 1.000 unità per microgrammo”. 

La lettera, toh guarda, risaliva al periodo in cui De Benedetti era presidente e amministratore delegato, ed è questo che aveva indotto  il giudice Elena Stoppini a condannarlo in primo grado.

Carlo De Benedetti

Finito il processo restò l’attualità e i costi di una eventuale bonifica. 

Che siano esorbitanti lo sapevano bene Della Pepa e C. che, infatti si limitarono a tamponare il degrado con poco di 50 mila euro, che saranno anche pochi ma erano già qualcosa, meglio del niente prodotto dalla giunta di Stefano Sertoli, che dal 2018 al 2021 di San Bernardo se n’è lavata le mani confidando nella “provvidenza”. 

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