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FAVRIA. Le tre api di Favria sul simbolo del nuovo comitato

FAVRIA. Le tre api di Favria sul simbolo del nuovo comitato

Il simbolo del nuovo comitato

FAVRIA. Il nuovo comitato aveva delle idee, che erano state esposte dal consigliere di minoranza Francesco Manfredi, tra i promotori dell’iniziativa. Aveva anche un presidente, Simone Giacometti.  Mancavano solo un logo e un nome. Che adesso ci sono: il nuovo comitato, infatti, si chiamerà “Le tre api”. E i favriesi più appassionati di storia locale non faranno fatica a capirne il motivo. Il simbolo del comitato, infatti, richiama proprio lo stemma del Comune di Favria, che riporta nella parte superiore tre api su sfondo azzurro. Tre api che tornano anche nel logo della nuova asssemblea cittadina, dove un’ape più grande si affianca, assieme a due api più piccole, ai simboli architettonici di Favria, il castello, la chiesa e il campanile. Il nuovo comitato, l’avevamo scritto qualche settimana fa, nasce con l’obiettivo di colmare un vuoto di politica “dal basso” che contraddistingue ancora troppo spesso molte realtà canavesane. Per dirla con le parole di Giacometti, “il Comitato ha lo scopo di portare avanti alcune istanze che stanno a cuore ai cittadini, mettere sul piatto proposte da presentare ai diversi attori, privati o amministrativi e richiedere, qualora se ne sentisse il bisogno, informazioni e chiarimenti agli Amministratori e ai vari Enti”.  Insomma, si dovrà partire da questo: risolvere problemi o segnalarli agli amministratori pubblici per farli risolvere.  Il comitato ha le idee chiare su quali siano questi problemi.  Lo scarso livello di accessibilità del Palazzo Comunale, il degrado di alcune zone comunali, la situazione di trascuratezza di alcuni tratti della viabilità, la gestione di alcuni rumori e miasmi, la scarsa sicurezza di alcune zone, per mancanza della minima illuminazione o segnaletica, oppure di adeguate protezioni per i pedoni.  “Ci sarà tempo di proporre le varie istanze cittadine a chi di dovere, con la massima volontà di collaborazione” affermano gli attivisti. Bisognerà rivolgersi a chi ha in mano la gestione amministrativa del paese, sindaco e Giunta in primis, con una chiosa: “Spesso chi sente critiche e ha la responsabilità della gestione se la prende - stigmatizzano dal Comitato - non tollerando che le persone non comprendano la complessità della macchina amministrativa, delle varie lungaggini e degli incastri burocratici presenti nelle regole e nei regolamenti della gestione della Cosa Pubblica. Noi consideriamo questo atteggiamento profondamente sbagliato: prendersela non aiuta, ciò che aiuta è l’ascolto di chi critica e di chi propone, a volte in modo sbagliato e arrogante, puntando al contenuto di ciò che viene comunicato e cercando di trovare insieme soluzioni. Questo per noi è costruire, il resto sono chiacchiere senza granché senso”. Un appello alla concretezza del contenuto più che alla correttezza formale e al galateo. Con un intento che, secondo i militanti del comitato, “è il più nobile”: “Elevare la qualità della vita quotidiana di ciascuno di noi, delle famiglie che compongono la nostra comunità. Dare spazio di azione a chi ha il coraggio di mettersi in gioco in prima persona senza mediazione alcuna, con la propria autonomia e iniziativa, ma con il supporto di un gruppo di persone aventi obiettivi simili”. Insomma, il sodalizio deve ancora cominciare ad operare, ma pare chiara la volontà di convogliare le energie delle persone verso l’interesse alla cosa pubblica, anche quando questo interesse dovesse trasformarsi in opposizione.  Ben inteso, nel senso nobile del termine, che ha a che fare con quell’insieme di attività che, attraverso le critiche e le proposte, permettono di aprire uno spazio democratico.  Una dialettica tra piazza e palazzo che non potrà che migliorare la qualità della vita politica del centro canavesano. E’ per questo che gli attivisti del comitato citano Sandro Pertini che, facendo suo un aforisma di Voltaire, disse che “io combatto la tua fede se è contraria alla mia, ma sono diposto a battermi anche a costo della mia vita perché tu esporre liberamente il tuo pensiero”. “Noi anche, con lui, diciamo che il popolo deve avere il diritto di dire la sua - concludono dal comitato - e pensare sempre con la propria testa, pensare solo al benessere collettivo.  
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