PRASCORSANO/CUORGNE'. "Mi ha fatto molto piacere che mi abbiano scritto questa lettera".CesarePianasso, si sente dal telefono, è contento. Si riferisce a una lettera di merito che la chiesa maronita di Libano gli ha inviato il 29 settembre.
Dalle latitudini di Beyrouth, la Chiesa scrive di voler "ringraziare sentitamente il senatore Pianasso per l'attenzione e le iniziative finalizzate in supporto dei giovani delle nostre realtà, specie di quelle periferiche e più colpite dalla profonda crisi che il nostro Paese sta attraversando".
Per chi non lo sapesse, la chiesa Maronita è l'unica chiesa d'oriente rimasta sempre in comunione con la Santa Sede, pur conservando la propria autonomia, come le altre chiese cattoliche orientali patriarcali. Ciononostante il patriarca, che viene eletto dal Sinodo dei vescovi, dopo l'elezione fa professione di comunione col Papa.
"Le donazioni umanitarie di materiale di oggi genere, vestiti, viveri, supporti didattici e materiale sportivo" da parte dell'ex senatore della Repubblica in quota leghista, si legge nella lettera, "nonché il suo supporto costante nel corso degli ultimi anni, hanno rappresentato un aiuton determinante per consentire non solo ai giovani studenti, ma anche ai giovani lavoratori di affrontare quotidianamente le carenze sociali ed economiche e sentirsi inseriti in un circuito di normalità".
Insomma, una generosità tale che vale una lettera intera. Il Patriarcato maronita scrive anche della "nobile intuizione" di Pianasso di "sostenere il nostro popolo, specie nel campo dello sport". Un'intuizione che "ha rappresentato una spinta di riscatto e soprattutto di coesione".
La lettera vale anche un po' da attestato di consolazione, visto che Pianasso non è stato rieletto in Senato quest'anno, complici le percentuali bassissime raccolte dalla Lega e la sua posizione svantaggiata nel listino proporzionale: secondo posto a Torino dietro MarziaCasolati.
E pensare che lui in Parlamento aveva anche avuto l'endorsement di quattro colleghi che l'avevano votato, a gennaio, come Presidente della Repubblica. “Non saprei chi ringraziare – disse all'epoca a La Voce – Non nascondo che mi sono stupito anche io ma la cosa mi ha fatto davvero molto piacere. Probabilmente perché a Roma ho creato rapporti umani che vanno oltre la politica…""Era difficile la mia rielezione - commenta invece oggi Pianasso - e sapevamo che non avremmo fatto due al proporzionale". L'ex senatore pensa che a Torino sia stata fatta una scelta chiara: "Si parla spesso - dice - di sicurezza e di temi simili, ma poi a Torino si continua a votare la sinistra".
Insomma, il fortino rosso non è stato espugnato... Pianasso ha dunque preso le sue cose da Roma ed è pronto a tornare sul territorio. "Si può fare politica anche fuori dalla istituzioni" dice senza troppi rimpianti...
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