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IVREA. Elisabetta Piccoli candidata a sindaco. Il Centrodestra fa la “frittata”

Seduti con le gambe sotto ad un tavolo in un ristorante dell’eporediese, lontani da occhi indiscreti a siglare un vero e proprio “patto della frittata”. Marco Neri e Marzia Vinciguerra per i Fratelli d’Italia, Vincenzo Ceratti per Forza Italia, Astrid Sento e Stefano Cicala per la Lega. E’ successo mercoledì scorso. Si sono guardati negli occhi, come dei teneri amanti. Si sono dati due pacche sulle spalle  e poi giù a bere coca cola e a discutere di alleanze e di elezioni amministrative ormai alle porte.  La premessa, stando ai tam tam, sarebbe stata tutta del generale Ceratti che avrebbe messo un  vero e proprio altolà alla ricandidatura di Stefano Sertoli (“Se ci sarà lui non ci saremo noi..!”) proponendo al suo posto una donna con l’identikit della vicesindaca Elisabetta Piccoli di cui poi avrebbe proprio fatto il nome.  “Non tanto alta. Capelli neri. Loquace. Esperta in bilanci.... e amica di Virginia Tiraboschi”. Nè la Lega, nè i Fratelli d’Italia avrebbero (il condizionale è d’obbligo) fatto questioni, riservandosi di esprimere un giudizio al termine di un giro di consultazioni con il “centro” di Diego Borla e con il civico Tony Cuomo.  Resta un fatto -  e questo lo avrebbero sottolineato i rappresentanti dei Fratelli d’Italia - per tornare a vincere a Ivrea la lista del sindaco dovrà riuscire a racimolare non meno dell’11 per cento, considerando che nel 2018, a parte il trend positivo della Lega oggi compensato dai Fratelli d’Italia, calcolatrice alla mano, la vittoria sarebbe arrivata grazie a quel 4 per cento portato dalla lista Insieme per Ivrea Ballurio. Morale? quel che c’è da capire è se esista o meno un uomo o una donna in grado di garantire un risultato così. Incredibile ma vero all’incontro  nessuno si è messo a fare ragionamenti sul peso che può avere in una competizione elettorale un sindaco uscente. Sertoli come “lettera morta” da cui fuggire a gambe levate?  A quanto pare sì considerando che il nome di Piccoli è venuto fuori senza tanti giri di parole, mettendo anche in conto di subire, in giunta, le ire di Sertoli e andare a casa per sempre consegnando anzitempo “Palazzo e Carnevale” al centrosinistra. Insomma la “frittata” è servita!. Parola d’ordine: zitti con i giornalisti ma oramai la “frittata” era per l’appunto fatta.  Firma in calce di tutti gli “chef” convenuti. Si arriverà fino alla fine della legislatura, parlando un po’ di meno e cercando maggiore condivisione sulla scelta da fare e su come sbattere, o fracassare, le “uova” degli altri. Tutto qui?  Tutto qui…. L’elefante ha partorito un topolino. E si starà dunque con la bocca cucita almeno fino alla riunione in programma di settimana in settimana. La verità? C’è che non ce n’è uno a centrodestra e a centrosinistra che abbia le idee davvero chiare, a cominciare da Sertoli intravisto di recente (ma son pettegolezzi) dalle parti del Terzo Polo, a confabulare con Paolo Bertolino e Massimiliano De Stefano insieme a Diego Borla e a Tony Cuomo. Peraltro da quelle parti c’è chi ha visto anche Elisabetta Piccoli e Vincenzo Ceratti il che rende la cosa sufficientemente inodore, incolore e insapore.  Sarà vero? Non sarà vero? E chi lo può sapere. Tra le leggende metropolitane, fatte circolare dai detrattori,  anche quella di un’autocandidatura a sindaco di Sertoli con alcuni militanti del Pd, il che sarebbe meglio di “Oggi le Comiche”, celebre striscia satirica della vecchia televisione italiana. Poi, a dirla proprio tutta, c’è nel centrodestra anche chi considera la partita, con il lusinghiero risultato ottenuto dal centrosinistra alle politiche, ormai persa e “persa per persa” tanto vale organizzarsi con qualcosa che sappia veramente di centrodestra e non con un sindaco più vicino alla morale comunista. In quest’ottica i Fratelli d’Italia, al termine del giro di consultazioni, sarebbero già pronti a ritirare fuori il nome di Paolo Debernardi o della stessa segretaria di sezione Marzia Vinciguerra e la Lega quello di Giorgia Povolo o di Giacomo Bottino. Si vedrà, per il momento si attendono le reazioni e tra le tante quelle del deputato Alessandro Giglio Vigna che  sta a Ivrea, come il cacio sui maccheroni, o,  se si preferisce, come la cipolla nella frittata di cui sopra. Sarebbe rimasto solo lui, nel partito, insieme al consigliere regionale Andrea Cane, a difendere l’attuale sindaco e a dire ai suoi,  di prenderla più bassa, di non esagerare, di utilizzare meno i social network. Fuori dai radar l’ormai ex senatrice Virginia Tiraboschi. “La politica – avrebbe detto Vigna, ma il condizionale è d’obbligo – è scienza, non fantascienza. Se andiamo a casa adesso, andiamo a casa tutti e forse per sempre…”.  L’avesse detto davvero si tratterebbe di un’affermazione davvero acuta.  No! Non può essere stato lui...  
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