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Ivrea. RFI come l'uomo Del Monte ha detto sì al trasferimento del diritto di superficie del Movicentro

Dal Comune se una notizia (uguale identica alle precedenti) non la si dà almeno 5 volte non son contenti. All’annuncite acuta (una patologia che sembra aver contagiato mezza giunta) ci abbiamo fatto il callo. Parliamo del Movicentro? E va bene, parliamone! A maggio avevan detto (alleluia, alleluia) che a seguito di diversi incontri con Ferservizi, in rappresentanza delle Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A., Rete Ferroviaria Italiana (RFI S.p.A.) e il Comune, la giunta aveva approvato una bozza dell’atto di acquisizione di una parte del diritto di superficie dell’area su cui è stato costruito il Movicentro.  Non tutta, ma solo quella di proprietà di Fs che, grazie a Dio, è la stessa su cui insiste lo Zac!, il che avrebbe posto fine al limbo in cui la Cooperativa è stata costretta a operare in questi anni. Sarebbero rimasti esclusi la passerella, gli ascensori, la biglietteria e i parcheggi da inserire in un successivo atto non più con FS ma con RFI. Finita la notizia, il buio pesto. Passa giugno, luglio, agosto e settembre, siamo quasi a ottobre e solo ieri l’altro s’è saputo che Ferrovie dello Stato, come l’uomo Del Monte ha detto sì inviando una “pec” in cui si concede la piena disponibilità dell’immobile sino al 31 agosto 2040. Da adesso in avanti si avranno 90 giorni di tempo per formalizzare l’accordo davanti a un notaio, non primo del in consiglio comunale che probabilmente verrà convocato all’inizio di ottobre.  “Si è resa necessaria l’elaborazione di due documenti distinti per ripartire le proprietà dell’immobile tra Ferrovie dello Stato e RFI. Un percorso travagliato. Adesso siamo in attesa dei passaggi finali delle Ferrovie dello Stato a Roma, poi procederemo alla stesura del bando per la gestione dell’immobile”, aveva commentato a maggio soddisfatta la vicesindaca Elisabetta Piccoli. Oggi ammette le lungaggini: “Sono cambiati i responsabili degli uffici e ci han messo un po’ per darci il parere definitivo”. In ogni caso, tutto è bene quel che finisce bene, sempre che nel frattempo non ne salti fuori un’altra. “Abbiamo proposto loro una soluzione – aveva aggiunto, sempre a maggio  che è a costo zero per l’Amministrazione comunale fatti salvi gli oneri notarili… Per compensare i valori di scambio (pari a circa 283 mila euro, ndr) abbiamo inserito tutto quel che potevamo inserire compresa una fettina di terreno di proprietà comunale su cui poggia il bar della stazione.”. Insomma altro non resta che incrociare le dita e, se tutto andrà come deve andare e come l’Amministrazione comunale è fiduciosa che vada, può essere che  a Natale di questo o del prossimo anno si mangi il panettone con almeno un problema risolto.  Un problema diventato impellente fin dal luglio del 2020, quando è scaduto il contratto di comodato d’uso dei locali  ceduti allo Zac!. Una lunga storia In consiglio comunale l’ultima volta che se n’è parlato (il tempo corre veloce, sigh) in maniera approfondita è stato il 3 marzo del 2021 (sigh!) Ad un certo punto, senza alcun preavviso, la vicesindaca Elisabetta Piccoli aveva dato la parola a Davide Luciani dell’ufficio Tecnico. Obbiettivo dichiarato (s’intende di Piccoli e Luciani) smontare la mozione attraverso cui le Opposizioni avevano chiesto di modificare, con una semplice “variante non variante” (così si chiama) le destinazioni d’uso del vecchio fabbricato di Trenitalia, aggiungendo nell’elenco i centri estetici e i parrucchieri. Un modo come un altro per zittire una volta per tutte Trenitalia e dirle che tutto ciò che s’era concordato di fare era stato fatto. Epperò, secondo Luciani, la “variante non variante” sarebbe stata irregolare e comunque il notaio, per il trasferimento del diritto di superficie, avrebbe avuto “ bisogno di indicare una cifra che poi sarebbe stata tassata…”. Aggiunse che, a suo avviso, nell’accordo a suo tempo sottoscritto, non si chiedeva solo una modifica delle destinazioni d’uso, ma un vantaggio economico, misurabile dalle capacità edificatoria. “Dal 2006 ad oggi – stigmatizzò Luciani – di varianti ne abbiamo fatte 11 ma per il vecchio fabbricato non c’è stato alcun aumento di  valore” anzi la capacità edificatoria è diminuita e questo perchè le possibilità sono sempre collegate all’attività ferroviaria. Tutto ciò non consente a RFI di vendere il fabbricato…”. Morale? Siccome era lui che avrebbe poi dovuto dare i pareri, sulla “variante non variante”, se fosse mai arrivata sulla sua scrivania, avrebbe detto un bel “no”.  Più chiaro di così si muore…  Il consiglio comunale si era poi chiuso con Fabrizio Dulla e Francesco Comotto preoccupati dalla deriva di un’assise in cui i politici s’erano messi a fare i tecnici e i tecnici i politici, con tanto di invito a Luciani a candidarsi alle prossime elezioni.  Da quel consiglio comunale lì, in cui ci si impegnò a commissionare una perizia, manco a dirlo, è passato più di un anno, senza alcun contratto intestato alla cooperativa Zac! per la gestione dei locali del Movicentro.  Una situazione per certi versi davvero kafkiana. Il dubbio… Non è che adesso (s’intende quando sarà tutto a posto) ritorneranno in pista i leghisti chiedendo un bando per togliere li Movicentro dalle mani dello Zac! e assegnarlo a qualche associazione amica, al grido “fuori i comunisti…!” Parliamo di una Cooperativa che da quando esiste, a fronte di un legittimo contratto di comodato d’uso, ha dato vita (e continua a dare) ad una moltitudine di iniziative in campo sociale, animando e facendo rivivere  un luogo  abbandonato  che prima del suo arrivo era diventato terreno fertile per la micro-deliquenza. Il contratto scaduto e cancellato prevedeva la possibilità di un rinnovo per altri sei anni e su questo si sarebbe dovuta concentrare la Giunta. Accade invece che  proprio in quel momento il vicesindaco Elisabetta Piccoli dopo una serie di accertamenti, s’accorge di non avere  la disponibilità dell’immobile con tanto di suggerimento a Zac! di rivolgersi a RFI quale legittimo proprietario. Segue  il 4 febbraio del 2021 una determina attraverso cui il Segretario Generale revoca una precedente determina di proroga sine die del contratto scaduto nel luglio 2020.  A nulla serve ricordare  l’accordo tra lo Stato e la Regione per la realizzazione di una quindicina di “movicentri” presso altrettante città sedi di stazione ferroviaria. Quello con la Città di Ivrea porta la data del primo dicembre 2000. Seguì il 14 dicembre del 2001 il Protocollo d’Intesa tra Regione e RFI e il  22 maggio 2002  la firma dell’Accordo preventivo tra il Comune di Ivrea e RFI SpA.   Ivrea, oltre alla realizzazione del nuovo edificio viaggiatori si impegnava ad adottare  una variante al PRG tale da consentire l’ampliamento delle destinazioni d’uso dei vecchi edifici di RFI. A sua volta RFI avrebbe dovuto cedere a titolo gratuito per 30 anni  il diritto di superficie al Comune di tutti gli spazi e i manufatti  interessati dalle opere progettate.  Da qui in avanti RFI ha sempre riconosciuto il diritto all’uso dei locali da parte della città di Ivrea. Lo ha fatto non compartecipando alle spese di costruzione del 2° lotto (come da art.8 dell’accordo con il Comune di Ivrea per la realizzazione del Movicentro), non tirando fuori un euro  per le bollette e per la manutenzione ordinaria e straordinaria e non pagando l’IMU. 
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