Rischio di default. Bollette impazzite. “Stiamo valutando…Stiamo cercando di capire…. Stiamo mettendo giù i numeri…” commentano come campane stonate.
Ebbene sì, anche in Municipio hanno cominciato a fare i conti con il “caro energia” e, seduti, attorno ad un tavolo, sindaco e assessori stanno seriamente valutando di non riaprire la piscina comunale coperta di via Campo Sportivo. In verità, avrebbe già dovuto esserlo a cominciare da lunedì 12 settembre, almeno così stava scritto nel sito del Comune, ma i tanti sono arrivati lì e poi se ne sono tornati a casa, delusi, sconcertati, esterrefatti. Non un cartello, non una comunicazione, niente di niente, solo tanto, tantissimo silenzio...
La notizia è cominciata a circolare nelle prime ore di lunedì tra le file dell’Opposizione e, qualche ora dopo, non solo era ufficiale ma di dominio pubblico.
Tra i più preoccupati c’è il sindaco Stefano Sertoli. Alza le braccia al cielo, quasi sperando in un miracolo,ma non è Bernadette.
“Che volete che vi dica - ci dice -Stiamo facendo i conti con la calcolatrice. Entro la fine del mese decideremo. Mi han detto che c’è un decreto ristori che potrebbe darci una mano, ma non ho ancora approfondito...”.Sertoli in verità ipotizza, s’intende oltre al miracolo, altri due scenari. Il primo prevede l’apertura dell’impianto il 1° ottobre e la sua chiusura il 31 dicembre per dare il tempo a tutti di riorganizzarsi da un’altra parte. Nel secondo immagina un accordo con altre piscine per eventuali accorpamenti.
“Un’ipotesi, quest’ultima impraticabile - ammette lo stesso Sertoli - in alta stagione, a Ivrea è overbooking. Sono in tanti a frequentarla: associazioni, scuole, atleti ...”.
Insomma non se ne esce e intanto il “nuoto” affonda.
“Il problema del caro energia è enorme - aggiunge - con la piscina c’è un aspetto sociale e agonistico da preservare, ma non è che per non mandare in default il Comune possiamo spegnere l’illuminazione pubblica o chiudere i riscaldamenti nelle scuole e negli edifici pubblici...”.
Siamo alla frutta?
Ci sa tanto di sì, come solo lo si può essere quando si passa dal “tutti a casa causa Covid”, a “niente acqua c’è la siccità”, a “termosifoni spenti e impianti chiusi”. La gioventù certo non ci ringrazierà...
In verità i problemi ci saranno anche per il riscaldamento dei luoghi pubblici. Tra le altre cose c’è chi ipotizza il ritorno dello smart working o la settimana corta per i dipendenti comunali.
E va bene tutto. Va bene il “parlarne” ma se si comincia dai “tagli” le cose non vanno poi così bene, ancor più se si chiuderanno dei servizi.
Già che ci siamo perchè non concordare con le scuole orari ridotti e di nuovo la dad a distanza? Perchè non tagliare le corse degli autobus? Perchè non obbligare tutti a indossare il cappotto? Come si può andare avanti passando da un’emergenza all’altra?
E poi ancora: lo sport non dovrebbe essere considerato un servizio primario?
A pochi mesi dalle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale si spera almeno che sindaco, vicesindaco e assessori conoscano lo stile “rana” o lo “stile libero” e abbiano imparato a nuotare tra le critiche di chi, da adesso in avanti, terrà conto di tutte le spese superflue o comunque meno importanti, a cominciare dai 6 mila euro per le “Giornate romane”, passando agli stanziamenti del “Carnevale” o del prossimo “San Savino”.
Di più si saprà nei prossimi giorni ma già si percepisce, anzi no, la si taglia con il coltello, l’amarezza di chi in piscina ci va.
La piscina comunale è infatti frequentata da numerose associazioni che, dall’autunno alla primavera, organizzano un corso dietro l’altro. Oltre alla Uisp, alla Libertas Canavesana, al Nuoto Canavesano, tre società di sub e i ragazzi diversamente abili di Specialmente. Tantissimi poi gli utenti che praticano nuoto libero. Detta in numeri, un’affluenza media giornaliera di 400 persone in alta stagione (l’inverno) e 100 mila in un anno.
Con il cerino in mano chi aveva già fatto stampare manifesti e volantini per pubblicizzare i corsi. Nell’incertezza molte famiglie potrebbero decidere di iscrivere i propri figli ad altre discipline sportive o altrove.
All’elenco dei “delusi” si aggiungono due professionisti, Spediacci e Linty, cbe se la piscina non dovesse riaprire sarebbero costretti ad andare a Biella.“L’amministrazione comunale - spiega con costernazione la vicesindaca Elisabetta Piccoli - si rende conto del disagio che lo slittamento dell’apertura sta provocando e, pertanto, si impegna ad addivenire a una decisione al massimo entro fine settembre. Sia chiaro faremo di tutto per aprirla. Stiamo aspettando un conteggio dall’ufficio tecnico, ma allo stato le soluzioni sono due: o si aumenta l’entrata o si riduce la spesa. Non si è potuto concludere...”.
Non prendiamocela solotroppo comoda...
Le reazioni
A fare la voce grossa è stato, tra gli altri, nei giorni scorsi, il grillino Massimo Fresc. Ha denunciato la solita mancanza di comunicazione e tempestività da parte della giunta che si è limitata ad apporre un cartello causando danni e frustrazione agli utenti. “La piscina comunale offre servizi a diverse associazioni sportive sia dilettantistiche che agonistiche oltre che ad associazioni che si occupano di disabilità e riabilitazione; la mancata riapertura senza certezze per il futuro è inaccettabile - ha stigmatizzato in un comunicato -È un servizioche deve essere mantenuto essendo lo sport, e il nuoto in particolare, un’importante risorsa di prevenzione, riabilitazione, formazione giovanile. Non si vuole negare la gravità del momento di crisi, ma denunciamo il metodo che non prevede il coinvolgimento dei cittadini, delle associazioni per non parlare delle forze politiche rappresentate in Consiglio Comunale...È necessaria un’attenta pianificazione, non sono tollerabili altre scelte unilaterali e improvvisate....”.
In ogni caso il Movimento 5 Stelle di Ivrea si impegnaa portare il dibattito in Consiglio Comunale.
Dello stesso avviso la Consigliera comunale del Pd Gabriella Colosso.“Sono consapevole - ammette - che gli impianti natatori sono tra le strutture più energivore ma la chiusura della piscina dovrebbe essere l’ultima “ratio”e si sarebbe dovuto parlarne in commissione per trovare tuttiinsieme (maggioranza e minoranza) la soluzione migliore. Soprattutto per i bambini, che stanno uscendo da due anni di Covid. La chiusura va scongiurata perché i servizi alla persona sono un patrimonio che non può e non deve andare perso o lasciato lì ad attendere giorni migliori! Siamo tutti consapevoli delle gravi ripercussioni economiche dell’aumento dell’energia elettrica e del gas sull’intero tessuto economico, industriale e pubblico del nostro Paese ma non può essere questo, il modo di gestire un così grave momento di crisi...”.E gli altri?
In questa situazione -ci sa tanto - le piscine chiuderanno quasi tutte.A sostenerlo è Luca Albonico, Presidente del Comitato Piemonte e Valle d’Aosta della Federazione Italiana Nuoto.
“Un impianto medio spende qui al Nord 120.000 – 150.000 euro tra energia elettrica e termica e questa voce sarà moltiplicata per 3-4 volte, la matematica non ci lascia scampo - spiega- Il rammarico è che impianti così energivori non siano stati inseriti ad esempio nelle agevolazioni del 110% o addirittura creando un sostegno impiantistico ad hoc. Governo e ministero dell’economia e finanza dovrebbero agire subito”.
Tutto questo nonostante il contributo della Regione Piemonte che ha stanziato 840.000 euro per il comparto.
Da qui la richiesta che Albonico rivolge al Governo: “Sostegni immediati inserendo delle voci specifiche nel decreto aiuti rivolte al sostegno degli impianti sportivi. Poi la riforma dello sport prevede l’inserimento dell’esenzione IVA per le prestazioni sportive nel 2024, bisogna inserirla subito. A medio termine una riqualificazione impiantistica con programmi specifici da parte del Governo e del ministero dell’economia e finanza. Bisogna però fare in fretta altrimenti gli impianti muoiono”.
Liborio La Mattina
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