L'edificio in parte di proprietà di Ivrea Parcheggi
Tutti d’accordo, l’altra sera in consiglio comunale, sulla sostanza non tanto convinti sulla forma e sui metodi utilizzati. Morale? Il consigliere comunale Francesco Comotto per farsi capire (e non c’era stato modo di riuscirci durante tutto il dibattito) ha dovuto fare la voce grossa.
All’ordine del giorno l’interesse del Ministero della Giustizia, grazie ai fondi messi a disposizione dall’Europa con il PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza), di comprarsi i due edifici in cui hanno sede il Tribunale e il Giudice di pace. Il primo è di proprietà di Cogeis (e quando si legge “Cogeis” si fa rifermento all’imprenditore Luca Bertino),il secondo, in via Primo Levi, era stato in gran parte acquistato dalla società Ivrea Parcheggi (con tanto di mutuo ancora in corso) che è una municipalizzata con quote nelle mani delComune di Ivrea per l’85% edall’Aci per il restante 15%.“In questa delibera ci sono dei refusi evidenti - ha stigmatizzato Comotto - Dite che Ivrea Parcheggi ha comunicato il 28 luglio all’Amministrazione comunale l’interesse del Ministeroad acquisire l’immobile, ma non è vero. Han scritto una email a Ivrea Parcheggi che non è stata protocollata. Ce l’ha letta il sindaco in commissione ma non l’abbiamo vista...”.
E poi ancora...
“Ivrea parcheggi non ha chiesto al Comune di esprimersi entro il 15 settembre. Non c’è scritto da nessuna parte. E’ scritto nella email che non è agli atti....”.
Infine... “Il 5 settembre Ivrea Parcheggi non ci ha chiesto di fare una valutazione economica. L’avevano già fatto loro... E neppure lo ha chiesto il Ministero. Nessuno ha chiesto di dare un valore che fosse scolpito nella pietra, semmaiun valore di massima ...”.
Insomma: tutto sbagliato. “Sbagliato l’italiano - li ha redarguiti Comotto - Se a qualcuno gli gira impugna la delibera per vizi di forma...”.
Morale? Dopo una sospensione di 5 minuti la delibera è stata “corretta”.
I tempi definiti “stretti” e che hanno portato alla convocazione di un consiglio comunale in straordinaria li ha rendicontati l’assessore Costanza Casali.“Il 28 luglio Ivrea Parcheggi ha ricevutola lettera del Ministero di grazia e giustizia in cui è esplicitata la volontà di acquistare e di porre fine ai canoni passivi....”
Il 5 settembre è poi arrivata in Municipio la comunicazione ufficiale di Ivrea Parcheggi con tanto di valutazione sul valore dell’immobile.
Secondo Francesco Comotto sarebbe bastato andare in commissione con questa per dare l’ok, ma in Amministrazione comunale han preferito affidarsi all’ingegner Stefano Grosso per una perizia asseverata in cui si indica come valore di vendita il prezzo di 1.425 euro al metro quadro per il primo e il secondo piano e di 1.125per il seminterrato (tutti e tre di 808 metri quadrati) a cui si aggiungono 35mila euro per i posti auto all’aperto. Il totale fa 3 milioni e 246 mila euro, poco meno di quanto già ipotizzato da Ivrea Parcheggi.
“Una settimana fa sono stato contatto per redigere la perizia -he messo le mani avanti Grosso -Ho eseguito un sopralluogo il 7 settembre e un altro l’11 settembre...”
Grosso ha raccontato di un immobile in buono stato, ben manutenuto e ubicato in un’ottima posizione. Da qui il prezzo che potrebbe a prima vista sembrare elevato.
Per la cronaca Ivrea Parcheggi lo aveva acquistato nel 2008 a circa 2,9 milioni di euro più Iva e resta ancora sul groppone un mutuo che scadrà tra circa 6 anni. Grazie al canone di 230 mila euro all’anno perònon solo Ivrea Parcheggi è riuscita a pagare le rate, ma ha pure avuto un margine di 30 mila euro, s’intende sempre per ogni anno...
Altroaffondo di Comotto su un consiglio comunale a cui hanno partecipato un tecnico esterno e pure il presidente di Ivrea Parcheggi Fausto Bono“Si sarebbero dovuti fare intervenire in commissione - ha sottolineato - In ogni caso non andiamoci a vincolare con la perizia asseverata dove peraltro mancano una serie di informazioni. Per esempio sulla classe energetica, sullo stato dei serramenti, sullo stato legittimo dell’immobile...”.
E poi ancora sulla superficialità con la quale si è arrivati in consiglio senza neanche una comunicazione dell’altro socio di Ivrea Parcheggi (Aci al 15%) o della Casa di Carità Arti e Mestieri comproprietaria insieme a Ivrea Parcheggi dell’edificio di via Primo Levi.
“Saremmo disposti a fare di tutto perchè il tribunale non vada via da Ivrea ma la gestione di questa vicenda è stata scadente - ha stigmatizzato Comotto - Speravo che in quattro anni e mezzo aveste capito come funzionano le commissioni...”.
Dalle file del Pd le consigliere Gabriella Colosso e Fiorella Pacetti si sono concentrate su quel che si ha intenzione di fare con il ricavato della vendita, sempre che vada in porto. “Si estingueranno i mutui in corso?” si sono chieste. Più o meno la stessa domanda se l’è fatta il grillino Massimo Fresc che ha anche puntato il dito, però, sulla riunione dei capigruppo in preparazione del consiglio decisamente “raffazzonata” e poco documentata.
“Non sarebbe stato secondario sapere oggi cosa si farà domani.. Acquistata la sede ci si augura la smettano con il ricatto del trasferimento del tribunale...”, ha concluso.
Da parte di Fausto Bono solo la garanzia (forse un po’ poco) che nessuna operazione verrà intrapresa con il rischio di depauperare il capitale della società.“Non abbiamo ancora pensato a cosa fare con quei soldi, sarebbe come vendere la pelle dell’orso prima di averlo catturato - ha sottolineato - Mi sembra prematuro. Gli eventuali investimenti o la chiusura del mutuo verranno discussi con gli altri soci...”.
In ogni caso, considerando che nell’edificio c’è un piano tutto libero, l’acquisto potrebbe risolvere in parte i problemi del tribunale. L’operazione, semmai andasse in porto, risolverebbero anche gli ostacoli che ci sono sempre stati nel decidere il futuro di Ivrea Parcheggi, la cui esistenza manco a dirlo è legata alla proprietà di questo edificio.“O gli si dà una “mission” – aveva stigmatizzato il capogruppo del Pd Maurizio Perinetti qualche tempo fa in consiglio – o è meglio chiuderla. Che senso ha tenere in piedi una società che si occupa solo dei parcheggi…”.
E quando parlava di “mission” evidentemente faceva riferimento ad un ruolo nella gestione delle manutenzioni stradali e del verde pubblico, cosa peraltro già sperimentata ai tempi in cui ad amministrare la città era il sindaco Carlo della Pepa.
La Guardiania abusiva
Tra i nodi da sciogliere – e che saranno oggetto di dibattito – anche la guardiania costruita abusivamente e mai regolarizzata. Sulla questione esistono, per difetto, almeno un paio di interrogazioni del consigliere comunale di Viviamo Ivrea Francesco Comotto, una durante questo mandato ed un’altra nel precedente firmata in coppia con l’allora collega in Opposizione Alberto Tognoli.
Il colmo dei colmi sarebbe vendere al Ministro di Grazia e di Giustizia una cosa “taroccata”.
Altro nodo, quello dei 20 mila metri quadrati di terreno spariti nel nulla…
Stando alle cronache e ai racconti di chi ne sa di più, il misfatto avrebbe preso piede quando ancora non si parlava del vigente piano regolatore,approvato nel 2000.
C’era in corso una variante al PP3 e, per agevolare l’avvento dei nuovi compratori (la Società Parco Dora Baltea, manco a dirlo), l’allora Amministrazione comunale decise di regalare (o se si preferisce di concedere) 20 mila metri quadri di superficie utile lorda, sostenendo che il nuovo PP3 presentasse una minore densità insediativa rispetto al progetto originario.
A naso una grossa balla, considerando che con il nuovo PP3, sui giornali, si cominciò a raccontare la favola del “Nuovo Quartiere Olivettiano” peraltro in un momento in cui l’Olivetti, con la messa in liquidazione della OP computer di Scarmagno, sparivacompletamente da tutti i radar, o quasi.
Ma la parte più divertente dell’accordo era un’altra. Stava tutta in quei 20.000 metri quadri generosamente omaggiati dall’Amministrazione alla Società Parco Dora Baltea e che, stando ai documenti approvati, sarebbero dovuti ricadere su una estensione di terreno diproprietà pubblica di fatto mai esistita e in parte sovrapponibile all’area in cui c’è il campo da calcio di San Grato.
Da allora, parliamo dei primi anni 2000, il mercato immobiliare sappiamo com’è andato. Dopo qualche alto e basso in una Città morta sul piano occupazionale, non c’è più stata convenienza a costruire e, tirati su i primi due grossi condomini, l’attività edificatoria, si è praticamente fermata con le quattro frecce.
Stante questa situazione a nessuno era più venuto in mente di parlare di quei 20.000 metri quadriche ritornarono a galla, in occasione del nuovo piano regolatore, essenzialmente per la richiesta di pagamento dell’IMU avanzata dal Comune, sollecitato in tal senso da alcuni componenti della stessa maggioranza.
A raccontarla sembrava una barzelletta. C’era il Comune che chiedeva dei soldi su un terreno che di fatto non c’era e c’era la società che ne rivendica il possesso, ma, anche a volerlo, non avrebbe saputo dove andare ad edificare .
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