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SAN MARTINO CANAVESE. Sopravvissuta all'Andrea Doria, ora attende la cittadinanza italiana

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Sopravvissuta al naufragio dell’Andrea Doria è da sempre alla ricerca della verità. E’ stata l’avventura più brutta della sua vita e ora Pierette Domenica Simpson, insegnante di francese e spagnolo in pensione, è alla ricerca della verità.  Dopo due pubblicazioni, sul naufragio della nave davanti alle coste di New York, ha realizzato anche un cortometraggio, il docu-film inchiesta dal titolo “I passeggeri sono in salvo?”. In questi giorni Pierette Simpson, insieme al marito Richard Hasken, è in Italia e in Canavese, a San Martino Canavese. In frazione Pranzalito dove vivevano i nonni materni, Domenica e Pietro Burzio sopravvissuti insieme a lei al naufragio: erano le 23,10 del 25 luglio 1956, mentre stava navigando verso New York, l’Andrea Doria venne speronata accidentalmente dal mercantile svedese Stockholm della Swedish America Line al largo della costa di Nantucket (Usa).

Non è la prima volta perché Pierrette, che vive a Detroit, appena può torna qui dove ci sono le sue radici. E non manca mai di visitare la casa di famiglia, organizzare ipranzi nei luoghi d’infanzia in compagnia di amici e tra questi c’è la sindaca, Silvana Rizzato, amica personale di Pierette. Ora lei è cittadina onoraria di San Martino dal 2014 e ora sta cercando di ottenere la cittadinanza italiana. “Se Pierette diventerà cittadina Italiana, sarà più facile ottenere il titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana” racconta la sindaca Rizzato, che da tempo ha inviato la richiesta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Quel 25 luglio di 66 anni fa durante il naufragio dell’Andrea Doria morirono 51 persone (5 passeggeri della Stockholm e 46 dell’Andrea Doria). Pierette che aveva 9 anni e si era imbarcata per raggiungere la mamma in America, era insieme ai nonni materni in un salone pubblico e ricorda: “Stavamo ballando. Poi lo speronamento. Siamo stati salvati grazie all’arrivo della nave Île de France”. L’equipaggio della Île de France con un’eccezionale manovra accostò a soli 370 metri dall’Andrea Doria, mettendo la propria nave sottovento al lato di dritta di quella italiana, cioè quello che si stava inabissando e da cui venivano evacuati i naufraghi, creando inoltre uno specchio d’acqua liscio e calmo tra le due navi, perfetto per le operazioni di salvataggio. Alcuni passeggeri della Île de France rinunciarono alle proprie cabine per darle ai sopravvissuti, stanchi, bagnati e congelati.

IL FILM DOCUMENTARIO

La pellicola, diretta da Luca Guardabascio, offre il racconto della sciagura nella quale persero la vita oltre cinquanta persone e, grazie al paziente e minuzioso lavoro dell’autrice, riscatta l’impegno dei membri dell’equipaggio,  come il comandante Piero Calamai  - costretto a forza dal suo equipaggio a lasciare la nave quando ormai a bordo non c’era più nessuno da salvare  – ingiustamente incolpati per la fatale collisione con la prua del rompighiaccio svedese Stockholm. La pellicola è stata girata tra Genova, gli Stati Uniti (in special modo a Detroit) e il Canavese (Pranzalito e San Martino) dove la popolazione locale, dalle istituzioni ai singoli cittadini, si è messa a disposizione per realizzare un vero miracolo cinematografico, facendo rivivere con dispendio di mezzi ed energie, la storia della partenza della piccola Piera con i suoi nonni.

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