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IVREA. La Serra, un patrimonio boschivo da salvare. Anche questa è "transizione ecologica"

Le squadre antincendio ad Andrate in zona Croce Serra

Le squadre antincendio ad Andrate (foto archivio)

Quando si parla di transizione ecologica viene subito in mente l’eolico, il fotovoltaico e oggi anche l’idrogeno ma sempre di energia si tratta. Eppure c’è davvero molto altro da fare per moderare l’impatto di una popolazione mondiale in crescita e sempre più esigente. Per esempio curare le montagne, le colline, le pianure… Curarle per continuare a conviverci in armonia. “Questa terra – disse e scrisse Diderot - è l’unica che abbiamo perderla sarebbe un errore irrimediabile…”. E la si perde quando non si puliscono i fiumi e i torrenti e l’acqua, sempre più incanalata dalle costruzioni dell’uomo, esplode da tutte le parti. E la si perde quando non si curano più i boschi e le case vengono spazzate via dalle “bombe d’acqua”. E’ la natura bellezza. Travolgente, reazionaria, senza limiti. Che gliene importa alle nuvole delle case costruite dall’uomo a pochi metri dal letto di un fiume o a ridosso della Serra? Ecco, per l’appunto La Serra. Quando l’uomo decise di volerci abitare cominciò a costruire chilometri e chilometri di muri a secco in pietra (circa 400) per impedire all’acqua di fare danni, per coltivare, per drenare, per bloccare e rendere moderato il suo fluire.  Un lavoro enorme. Qualcosa è rimasto, qualcosa sarebbe da sistemare, qualcosa non c’è più.
Nevio Perna di Legambiente
La verità è che dei muri ci si è dimenticati. Non ci si è dimenticati della pioggia e, infatti, tutte le volte che l’Arpa segnala “forti precipitazioni”, chi vive lassù comincia a tremare e, in alcuni casi, “a sgomberare”. Dalla necessità di risistemare e curare quei chilometri di muri, ma anche i sentieri e i boschi, è nata l’iniziativa di un’Associazione Fondiaria chiamata “La Serra”. L’idea è tutta di Nevio Perna di Legambiente.  La parte più difficile?  Contattare i proprietari di un’infinità di particelle di terreno e chiedere loro di aderire. Il problema è che alcuni sono morti, altri sono emigrati, altri manco sanno di essere proprietari. Giusto per dare dei numeri, il 90% della Serra è di proprietà privata, suddivisa in micro particelle di 1000 metri quadrati in media. Si tratta di migliaia di proprietari. “Nei mesi scorsi si è partiti con 23 soci e 25 ettari conferiti – spiega PernaPer poter costruire un Piano di gestione è necessario innanzitutto mettere su una mappa con le particelle conferite, iniziare a censire lo stato attuale e cercare di individuare delle aree con caratteristiche omogenee. Sarà necessario cercare di completare i “buchi” all’interno delle aree omogenee contattando i proprietari per verificare la possibilità di una loro adesione al progetto. Dovremo far crescere la conoscenza e la consapevolezza degli abitanti attorno ai temi della cura del territorio. Dovremo lavorare con le associazioni, il Consorzio forestale del Canavese, le reti di imprese per definire i progetti di recupero e riutilizzo dei boschi. La cooperazione sarà la chiave fondamentale anche per poter attrarre risorse economiche attraverso la partecipazione ai bandi….”. Più nello specifico con il piano di gestione sono state individuate le migliori soluzioni tecniche ed economiche da applicare ai fondi in funzione degli obiettivi. Ad esempio la cessione in affitto dei terreni a soggetti membri dell’associazione stessa o a soggetti esterni che si impegnano a condurli nel rispetto delle buone pratiche agricole, degli equilibri idrogeologici, della salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio e nel segno dell’economicità ed efficienza. E quindi attività forestali e selvicolturali per la “pulizia”, il controllo e la difesa della stabilità dei versanti. Interventi su strade secondarie, forestali e sentieri, per eliminare intralci alla percorribilità e per il mantenimento della funzionalità delle opere di regimentazione delle acque. Pulizia dei corsi d’acqua e opere di regimazione e difesa. La sperimentazione è cominciata a Chiaverano, un comune che vanta 863 ha di boschi pari al 72% della sua estensione. Tra le aree più a rischio: Bienca (Rio San Pietro, Rivo della Gatta), Casale Riva, Prà San Pietro, Strada provinciale Chiaverano - Andrate e la S.S. n.419, Bacino del Rio Ritano, Case Giordana, Case Serra, Torrente Viona. A Chiaverano è anche alto il rischio di incendi basti pensare che tra il 1997 e il 2008 se ne sono contati 20. Cos’è un’Associazione Fondiaria è presto detto: una libera unione tra proprietari di terreni pubblici o privati con l’obiettivo di raggruppare aree agricole e boschi abbandonati o incolti, accorparli attraverso la gestione associata, per consentirne un uso economicamente sostenibile e produttivo, tutelare l’ambiente e il paesaggio, prevenire i rischi idrogeologici e gli incendi. Non è a scopo di lucro e ogni associato aderisce su base volontaria e gratuita, conservando la proprietà dei beni, che non sono usucapibili. Le Associazioni Fondiarie possono partecipare a bandi e concorsi per accedere a fondi messi a disposizione dalla U.E., dallo Stato e dalla Regione. Possono inoltre aderire ai Consorzi Forestali e stabilire accordi con altri Enti. In verità c’è anche una ragione turistica in tutto questo.  La Serra di Ivrea è, infatti, il massimo esempio, a livello europeo, di morena laterale, intatta, dei ghiacciai wurmiani a sud delle Alpi, in gran parte ricoperta (per circa tre quarti) da boschi di latifoglie, prevalentemente castagneti e, in misura minore, querco-carpineti, acero-tiglio-frassineti, alneti e piccoli nuclei di cerrete e querceti di rovere. Nell’area si segnalano 23 specie di mammiferi, 90 specie di uccelli, 8 specie di rettili. “Il bosco – commenta Nevio Perna – produce benessere. E’ sempre più forte il bisogno umano di riconnettersi con la natura, di ristabilire un equilibrio tra il mondo artificiale e il mondo naturale. La grande crescita del turismo lento ( a piedi in bicicletta) ne è un esempio. Molteplici sono i cammini che attraversano la Serra ma la Via Francigena da un alto e il Cammino di Oropa dall’altro, stanno attraendo nei nostri territori un numero crescente di persone. E’ in fase di realizzazione un altro ramo del Cammino di Oropa che partendo dal santuario di Belmonte, attraverserà la Valchiusella, scenderà a Ivrea e salirà a Chiaverano…”.

La Serra Morenica

La Serra morenica di Ivrea (o più semplicemente Serra d’Ivrea) è un rilievo morenico di origine glaciale risalente al periodo quaternario; appartiene al vasto complesso dell’Anfiteatro morenico di Ivrea. Non va considerata come collina morenica, è infatti una montagna da considerare come tale.  Si estende dal territorio di Andrate (in provincia di Torino) fino alle porte di Cavaglià (in provincia di Biella) Alice Castello e Borgo d’Ale (in provincia di Vercelli) ed è la più grande formazione del genere esistente in Europa. La zona ai piedi della Serra è ricca di laghi di origine glaciale. I principali sono il lago di Viverone, quello di Bertignano e il gruppo dei cinque laghi, il più vasto dei quali è il Sirio. Qualche piccolo specchio d’acqua si trova anche tra i cordoni morenici della Serra, come lo Stagno di Prè. Buona parte della Serra morenica è inclusa in un sito di interesse comunitario denominato “Serra di Ivrea” della Regione Piemonte, designato inoltre come Zona Speciale di Conservazione.

Cosa sono le Associazioni Fondiarie?

È una libera unione fra proprietari di terreni pubblici o privati con l’obiettivo di raggruppare aree agricole e boschi, abbandonati o incolti, per consentirne un uso economicamente sostenibile e produttivo. Non è a scopo di lucro ed è disciplinata da uno Statuto, nel rispetto delle norme e disposizioni vigenti in materia (Codice Civile artt. 14-42). Ogni associato aderisce su base volontaria e gratuita e conserva la proprietà dei beni, che non sono usucapibili. Può esercitare il diritto di recesso nei limiti dei vincoli temporali contrattuali stabiliti tra l’associazione ed i gestori. Le cariche associative sono gratuite così come le prestazioni fornite dagli aderenti (salvo rimborsi spese previsti da Statuto).  In Piemonte sono già nate diverse Associazioni Fondiare fra cui: Carnino, piccola frazione montana del Comune di Briga Alta (Cn) - la prima in Regione, attiva dal 2012 – Avolasca (AL), Caldirola (AL), Tonengo d’Asti (AT), Montemale (Cn), Ostana (Cn), Macra (Cn), Upega (Cn), Stroppo (Cn), Melle (Cn), Rittana (Cn), Lauriano (To), Usseglio (To), Rassa (VC). Altre realtà sparse nel territorio regionale sono in corso di costituzione.
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