Qualcuno ce l’ha presente quanti soldi le Amministrazioni comunali spendono in cose futili come la musica in piazza a San Savino? 15 mila euro ad un’associazione “nata come un fungo” (e queste son parole del consigliere comunale Francesco Comotto)tra i cui esponenti (leggasi “volontari”) c’era pure il segretario cittadino di Forza Italia Vicenzo Ceratti, che tutto ha fatto pur di non passare inosservato.
Niente di cui stupirsi. E’ sempre stato così! Contributi a destra e a manca per decine di migliaia di euro senza neanche entrare troppo nel merito dei progetti presentati.Un mucchio di soldi. Così. Su due piedi. Guai a banfare. Cash! Peggio e più di un bancomat. Ecco perchè non si capisce come mai, l’altra sera, il consiglio comunale, si sia ritrovato a discutere per più di un’ora su un contributo di 6 mila euro all’Associazione Bellavista Viva che in verità esiste da una vita e un progetto ce l’aveva e pure di natura sociale: il portierato.
Una questione politica, non c’è ombra di dubbio. Le ideologie che vengono prima del bene comune. Un’assurdità da qualunque parti la si guardi. Discussioni di lana caprina sui “se” e sui “ma”, sui “perchè si fa” e sui “perchè non si dovrebbe fare”. Talmente da “voltastomaco” che ci si chiede come abbiano potuto le Opposizioni reggere un confronto inesistente. Roba da abbandonare la seduta a gambe levate. Ecco cosa si sarebbe dovuto fare....!!!“Abbiamo ricevuto numerose sollecitazioni da diversi soggetti - ha dato il via libera al dibattito il capogruppo del Pd Maurizio Perinetti - su un servizio che c’era e adesso non c’è più. Una modalità per gestire i rapporti all’interno delle città. Un’esperienza che aiuta le Amministrazioni a farsi parte attiva con le persone più sole. A interagire con la vita dei quartieri. A dialogare con le persone. Ad aiutarle con le nuove tecnologie. Un’sperienza positiva tra l’associazione Bellavista Viva, il Gruppo Abele e l’ATC. A mio avviso si sarebbe dovuto ragionare per estendere il portierato in altri quartieri e non invece chiuderlo lì dove già c’era...”.
Critica la consigliera di maggioranza Maria Piras.
“Ho letto la relazione sul progetto... chiamiamolo Portierato sociale - ha sintetizzato - Han fatto un sacco di cose utili importanti e interessanti, però l’associazione è un’associazione di volontariato. Buona parte delle cose che fa è tipica delle associazioni di volontariato. Nello specifico la partecipazione del gruppo Abele e di una persona per 7 ore settimanali nel quartiere Bellavista e in via Pertini mi sembrano insufficienti. Teniamo conto che ci sono in città situazioni peggiori da gestire e il Comune non ne ha le possibilità. In ogni caso paghiamo profumatamente il consorzio Inrete. E’ il Consorzio che deve occuparsi di sociale e di aiuto alle persone fragili. Bellavista si deve rivolgere a loro ...”.
E se Mara Bagnod del gruppo della Lega, assente Anna Bono, ha sottolineato che non si trattava di un servizio ma di un progetto di 24 mesi, Francesco Comotto di Viviamo Ivrea s’è detto “basito”.
“Qualcuno mi dica allora a che cosa serve l’assessorato alle politiche sociali -ha stigmatizzato - Deleghiamo tutto al Consorzio. Ci dite che il portierato funziona ma visto che non ci sono i soldi facciamo che chiudere tutto. Parlare di coperta corta è pura retorica ancor più di fronte ad una variazione di bilancio da 400 mila euro. Qui stiamo parlando di 6 mila euro, una cifra irrisoria. Prevenire è meglio che curare. Aiutare i cittadini significa anche fare in modo che i problemi non si trasformino in maggiori costi per In.rete. Le politiche sociali le facciamo noi, non il Consorzio...”.
A non stupirsi degli interventi dei consiglieri di maggioranza è stata Gabriella Colosso del Pd: “Ricordo ancora quel che dissero in merito all’ambulatorio di San Giovanni. Questo è il taglio. Nel sociale 2+2 non deve sempre fare 4 può anche fare 5. Se i progetti sono dei bei progetti non si fanno morire....”
In coda al dibattito, a raccontare come si è arrivati sino a qui, con una piccola cronistoria del progetto nato nel 2015, ci ha pensato l’assessora Giorgia Povolo. “In questo momento - ha però aggiunto - in città ci sono situazioni anche più preoccupanti. Io credo che l’impegno di un’Amministrazione, sia di valutare le criticità del territorio non di un quartiere ...”.
E sarebbe potuto finire tutto così se il sindaco Stefano Sertoli, spalleggiato dal presidente del consiglio Diego Borla (oramai fanno coppia fissa... sigh!) nel preannunciare l’astensione non avesse chiesto un tavolo di lavoro per analizzare emigliorare il progetto nel suo insieme.“Ci siamo confrontati con il nuovo presidente di Bellavista, parliamo di un servizio che riguardava solo 3 scale del quartiere - ha commentato - Si occupava dei problemi condominiali. Un ruolo di mediatore ...”..
Morale?
La mozione è passata con una variazione del testo e con un impegno della giunta ad approfondire la problematica e verificare l’opportunità di rifinanziamento e ampliamento del portierato su tutto il territorio. Che è un modo elegante per non scucire quei 6 mila euro. Insomma questa volta ha vinto la Lega!
Il portierato a Bellavista
Tutto nasce nel2014 con il progetto “Bellavista Si Cura” realizzato da Bellavista Viva, in collaborazione con il Comune, il Consorzio IN.RE.TE, il gruppo Abele e un contributo della Compagnia San Paolo. Obiettivo dichiarato: aprire uno sportello di ascolto con una persona in grado di incontrare i cittadini e risolvere con loro i problemi legati ai conflitti tra vicini di casa e allo stato degli immobili (perdite d’acqua, infissi rovinati, crepe nei muri, infestazioni, riscaldamento…), inoltrando segnalazioni ad ATC
“La funzione dello sportello d’ascolto, tuttavia– ci aveva raccontata Daniela Teagno di Bellavista Viva – presentò sin da subito alcuni limiti e difficoltà, primo tra tutti il fatto che i condòmini non volevano incontrarsi per risolvere gli screzi. Venne così deciso, l’anno successivo, di cambiare strategia…”.
Nel 2015 l’Associazione Bellavista Viva e il Gruppo Abele di progetto ne elaborano un altro con il contributo di Manital e della Compagnia di San Paolo. Nasce l’ambulatorio di quartiere aperto a tutti, ma anche il “custode sociale”. Le funzioni sono le stesse dello sportello d’ascolto, ma chi se ne occupa si reca di casa di casa in casa ad ascoltare. Il raggio di azione fa riferimento ad una quarantina di famiglie residenti in tre condomini.
“La scelta di andare a parlare con le persone invece di aspettare che fossero i condòmini a fare la prima mossa si rivelò vincente – ci spiegava Teagno – le persone si mostrarono maggiormente disponibili al confronto. Più inclini a partecipare alla vita del quartiere o a farsi aiutare dai servizi sociali, lasciandosi consigliare maggiormente su come muoversi per inoltrare segnalazioni ad ATC e Comune. Sono una sociologa e so che per capire la società bisogna conoscerla da vicino, entrarci dentro…”.
Fino all’ottobre del 2021 e negli ultimi due anni, l’attività ha potuto beneficiare di un contributo di 12 mila euro che risale alla precedente amministrazione guidata da Carlo Della Pepa.
Non erano tanti, ma indispensabili per pagare chi se ne occupava “Viola” del Gruppo Abele, così la conoscono tutti. Una professionista specifica per quest’attività.
Chiaro a tutti che l’intento dell’associazione Bellavista Viva, dimostrato in altri progetti come l’ambulatorio di quartiere, non è mai stato di sostituirsi al pubblico, ma di offrire alla pubblica amministrazione nuovi servizi (progettati e sperimentati) che funzionano e che dovrebbero essere parte integrante del sistema sociale e sanitario.
Il quartiere
Quando a Ivrea dici Bellavista stai parlando di un quartiere, realizzato su progetto di Luigi Piccinato e Vittorio Girardi tra il 1957 e il 1975 nella zona sud-occidentale. Case basse,qualche condominio, tanto verde tutt’intorno, ampi spazi e luoghi per socializzare.
Nato per accogliere le famiglie degli operai della Olivetti, rappresenta sottomolti punti di vista un caso-studio per osservare le questioni e le opportunità che emergono dal confronto tra le necessità di conservazione e valorizzazione del patrimonio architettonico e urbano e le esigenze quotidiane di una comunità di abitanti decisamente diversa da quella per la quale il quartiere era stato progettato.
Gli operai e gli impiegati Olivetti sono solo più un ricordo e al loro posto sono subentrati uomini, donne e in generale famiglie con gli stessi problemi di chi vi vive nelle tante altre periferie italiane.
Questi i presupposti della nascita, nell’ottobre del 2012 dell’Associazione Bellavista Viva: “Migliorare la coesione e la qualità della vita sociale nel Quartiere…”.
La popolazione è composta per quasi un terzo da ultra 65enni e molti problemi sono proprio legati all’abitare. La stragrande maggioranza degli immobili non è dotata di ascensori, conbarriere architettoniche e soluzioni inadeguate anche all’interno degli alloggi.
S’aggiungono i servizi che non ci sono, la solitudine, nuclei familiari multiproblematici, e problemi di degrado ambientale e sociale.
Alla fine dello scorso anno la presidenza dell’Associazione è passata dalla storica Giuliana Vivo (che è rimasta nel direttivo) al giovanissimo Gabriel Piccagli, 25 anni. Collaborano con lui anche Sergio Boni (Vice-presidente),DanielaTeagno, Mariateresa Pagliari, Giuseppe Bonaldo, Marcello Passeri,Alina Haiadau, Radu Nemes eMariangiola Saladini.
L’associazione crede nella circolazione delle idee e nei propri progetti, cura un sito internet, pubblica un giornalino, organizza incontri e conferenze. Tantissime sono le iniziative sportive, culturali, ludiche per favorire l’incontro tra cittadini, migliorare le relazioni sociali e utilizzare gli spazi comuni.
Si aggiunge la manutenzione delle aree verdi comunie una sede al civico 78 di Viale Papa Giovanni XXIII a disposizione di tutti gli abitanti del quartiere. E’ qui che si organizzano una quantità incredibile di attività fisiche: dal ballo liscio, dalle arti marziali al country, dal gioco del bridge al disegno. E poi ancora “zumba”, canto, scultura e ceramica, scacchi, ricamo, tango argentino, pittura, chitarra…
Un modo, forse l’unico per mantenersi attivi ed evitare solitudine eesclusione sociale.
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