Villa Giada in frazione Bessolo a Scarmagno dove ha sede la cooperativa “Gli Argonauti”.
A decine, forse un centinaio. Giovani migranti spostati come fossero dei pacchi postali da alcuni centri di accoglienza gestiti dalla cooperativa “Gli Argonauti”. Dal Canavese presso altre cooperative distanti anche decine di chilometri. Il tutto senza un’approfondita valutazione dei percorsi di inserimento che molti di loro avevano intrapreso.
La denuncia è dell’Osservatorio Migranti di Ivrea che nei giorni scorsi ha lanciato un appello a tutte le forze politiche e sociali.
“Le notizie che abbiamo ricevuto - mettono le mani avanti all’Osservario - sono frammentarie e di difficile verifica. Ciò che abbiamo saputo, se fosse vero, sarebbe grave perché un processo complicato, difficile e prezioso, come quello dell’accoglienza inclusiva, deve avvenire con trasparenza e, auspicabilmente, con la partecipazione della comunità locale...”.
Stando ai tam-tam la chiusura di alcuni CAS (Centri Accoglienza Straordinaria) a Ivrea, Scarmagno e Castellamonte e il trasferimento degli ospiti in altre strutturedi tutto il Piemonte sarebbe stato disposto dalla Prefettura di Torino in seguito ad alcuni controlli in cui si sarebbero riscontrate gravi inadempienze.
“Noi non contestiamo l’intervento della Prefettura - mettono le mani avanti quelli dell’Osservatorio - pensiamo però che un sistema di monitoraggio, vicino ai luoghidove si svolge l’attività, avrebbe avuto maggiore tempestività e avrebbe potuto, se non impedirele carenze, almeno scorgerle prima, intervenendo anche per ridurre sprechi di denaro pubblico eulteriori inutilisofferenze ai migranti. Noi pensiamo che una gestione delle problematiche dovrebbe avvenire sotto la responsabilità delle Istituzioni che risiedono e operano in prossimità del luogo di svolgimento dell’attivitàdi accoglienza....”.
Insomma secondo l’Osservatorio, nella ricollocazione si sarebbe dovuta prestare maggior attenzione e rispetto dei percorsi inclusivi in atto.
“E’ molto triste - lamentano - sentire oggi la delusione di giovani a cui è stato impedito un percorso faticoso ma perseguito con speranza e buona volontà. E’ dolorosa per i migranti la sensazionedi essere considerati un peso da spostare anziché risorseda valorizzare anche a beneficio della nostra società. Noi sentiamo fortemente la nostra responsabilità di partecipare a quella impresa complicata ma ineludibile, difficile ma preziosa cheèrappresentata dall’accoglienza inclusiva e valorizzante dei migranti che si stabiliscono nei nostri territori, molto spesso dopo avere vissuto percorsi migratori drammatici e sofferti...”.
Da qui l’invito ai Sindaci, ai Consigli Comunali e ai consorzi all’assunzione di un ruolo attivo e responsabile nei confronti di questo fenomeno complesso ma inevitabile “anche per prevenire i gravi rischi sociali derivanti dalla “ghettizzazione”, dall’emarginazione e dall’esasperazione” che “potrebbe scatenare conflitti sociali e favorire fenomeni di illegalità difficilmente gestibili, fomentando atteggiamenti razzisti e xenofobi anziché la pacifica inclusione sociale di etnie con tradizioni culturali diverse dalle nostre ma non per questo meno interessanti e preziose...”.
Fino ad alcuni anni fa il sistema di accoglienza e inclusione era coordinato dai Comuni attraverso i Consorzi socio assistenziali (InReTe e CISS-AC). “Quel percorso - stigmatizza l’Osservatorio - fu interrotto a seguito di improvvide e demagogiche leggi fortemente volute dall’allora ministro degli Interni. Quel percorso dovrebbe essere non soltantoripreso ma anche irrobustito e sostenuto da una forte determinazione politica...”.
In ogni caso anche di questo si parlerà nel consiglio comunale convocato per il prossimo 20 luglio grazie ad un’interpellanza presentata da Gabriella Colosso del Pd.
Tra le domande che rivolgerà all’assessora Giorgia Povolo una riguarda quei 152 mila euro arrivati per il “progetto di accoglienza”. Le chiederà se questi soldi potranno in qualche modo servire per ampliare il numero di posti destinati ai migranti e quindi accogliere nelle strutture presenti in città qualcuno di quei 100 della Cooperativa Argonauti scaraventati chissà dove.
E ancora “se prevede di assumere un ruolo attivo e responsabile nei confronti di questo fenomeno complesso,affinché l’accoglienza sia riportata sotto la responsabilità e vigilanza dei consorzi socioassistenziali, come è stato fino a qualche anno fa..”.
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