A
sette mesi dall’interruzione, nel quartiere Bellavista, del servizio di portierato sociale per il mancato rifinanziamento da parte della giunta di centro-destra, tutti i problemi, come era facile immaginare, sono tornati, e più acuti di prima. Cittadine e cittadini, esasperati, si sentono abbandonati.
“La Giunta ha appena varato una variazione di bilancio di 400.000 euro, ma del servizio di portierato sociale non se ne parla. Non capire che i costi sociali derivanti dalla mancanza di servizi pubblici sono ben più alti dei costi dei servizi stessi, – dichiara
Cadigia Perini segretaria del Circolo PRC di Ivrea –
perché oltre al costo economico si deve calcolare il costo della rottura di rapporti fragili e in equilibrio precario che, se interrotti, possono generare a catena danni sociali poi difficili se non impossibili da recuperare, è sintomo di una amministrazione poco lungimirante e ben lontana dal conoscere le dinamiche sociali in particolare quelle delle periferie....”.
Rifondazione Comunista nei giorni scorsi ha fatto appello alle forze politiche presenti in Consiglio Comunale perché pressino la giunta affinché riveda la sua scelta. Un appello che è subito stato raccolto dalle Opposizioni con una mozione che, se approvata, impegnerà la giunta a stanziare quei pochi soldi necessari.
“Non si possono fare piccoli risparmi (6.000 euro all’anno) sulla sicurezza sociale! - stigmatizza
Perini -
Va inoltre immediatamente creato un tavolo fra amministrazione, consorzio In.Re.Te. e Agenzia Territoriale per la Casa e associazione Bellavista Viva, per l’analisi dei problemi, la ricerca di soluzioni comuni e il monitoraggio. Quello che accade a un quartiere di edilizia popolare esemplare per la sua architettura a dimensione umana, tanto verde e spazi di aggregazione, è inaccettabile ed è segno evidente del disinteresse dell’amministrazione verso le periferie; amministrazione che dovrebbe invece agire e vigilare contro il rischio di degrado urbano e sociale di parti della città in cui vivono migliaia di persone e famiglie...”.
Il quartiere Bellavista
Quando a Ivrea dici Bellavista stai parlando di un quartiere, realizzato su progetto di Luigi Piccinato e Vittorio Girardi tra il 1957 e il 1975 nella zona sud-occidentale. Case basse,
qualche condominio, tanto verde tutt’intorno, ampi spazi e luoghi per socializzare.
Nato per accogliere le famiglie degli operai della Olivetti, rappresenta sotto
molti punti di vista un caso-studio per osservare le questioni e le opportunità che emergono dal confronto tra le necessità di conservazione e valorizzazione del patrimonio architettonico e urbano e le esigenze quotidiane di una comunità di abitanti decisamente diversa da quella per la quale il quartiere era stato progettato.
Gli operai e gli impiegati Olivetti sono solo più un ricordo e al loro posto sono subentrati uomini, donne e in generale famiglie con gli stessi problemi di chi vi vive nelle tante altre periferie italiane.
Questi i presupposti della nascita, nell’ottobre del 2012 dell’Associazione Bellavista Viva: “Migliorare la coesione e la qualità della vita sociale nel Quartiere…”.
La popolazione è composta per quasi un terzo da ultra 65enni e molti problemi sono proprio legati all’abitare. La stragrande maggioranza degli immobili non è dotata di ascensori, con
barriere architettoniche e soluzioni inadeguate anche all’interno degli alloggi.
S’aggiungono i servizi che non ci sono, la solitudine, nuclei familiari multiproblematici, e problemi di degrado ambientale e sociale.
Alla fine dello scorso anno la presidenza dell’Associazione è passata dalla storica Giuliana Vivo (che è rimasta nel direttivo) al giovanissimo Gabriel Piccagli, 25 anni. Collaborano con lui anche Sergio Boni (Vice-presidente),
Daniela
Teagno, Mariateresa Pagliari, Giuseppe Bonaldo, Marcello Passeri,
Alina Haiadau, Radu Nemes e
Mariangiola Saladini.
L’associazione crede nella circolazione delle idee e nei propri progetti, cura un sito internet, pubblica un giornalino, organizza incontri e conferenze. Tantissime sono le iniziative sportive, culturali, ludiche per favorire l’incontro tra cittadini, migliorare le relazioni sociali e utilizzare gli spazi comuni.
Si aggiunge la manutenzione delle aree verdi comuni
e una sede al civico 78 di Viale Papa Giovanni XXIII a disposizione di tutti gli abitanti del quartiere. E’ qui che si organizzano una quantità incredibile di attività fisiche: dal ballo liscio, dalle arti marziali al country, dal gioco del bridge al disegno. E poi ancora “zumba”, canto, scultura e ceramica, scacchi, ricamo, tango argentino, pittura, chitarra…
Un modo, forse l’unico per mantenersi attivi ed evitare solitudine e
esclusione sociale.
Tra i tanti progetti ce n’era per l’appunto uno a cui l’Associazione teneva in modo particolare. Ce lo aveva spiegato
Daniela Teagno, sociologa e ex docente universitaria
Parliamo del “portierato sociale”. Tutto nasce nel
2014 con il progetto “Bellavista Si Cura” realizzato da Bellavista Viva, in collaborazione con il Comune, il Consorzio IN.RE.TE, il gruppo Abele e un contributo della Compagnia San Paolo. Obiettivo dichiarato: aprire uno sportello di ascolto con una persona in grado di incontrare i cittadini e risolvere con loro i problemi legati ai conflitti tra vicini di casa e allo stato degli immobili (perdite d’acqua, infissi rovinati, crepe nei muri, infestazioni, riscaldamento…), inoltrando segnalazioni ad ATC
“La funzione dello sportello d’ascolto, tuttavia – raccontava Daniela Teagno –
presentò sin da subito alcuni limiti e difficoltà, primo tra tutti il fatto che i condòmini non volevano incontrarsi per risolvere gli screzi. Venne così deciso, l’anno successivo, di cambiare strategia…”.
Nel 2015 l’Associazione Bellavista Viva e il Gruppo Abele di progetto ne elaborano un altro con il contributo di Manital e della Compagnia di San Paolo. Nasce l’ambulatorio di quartiere aperto a tutti, ma anche il “custode sociale”. Le funzioni sono le stesse dello sportello d’ascolto, ma chi se ne occupa si reca di casa di casa in casa ad ascoltare i problemi. Il raggio di azione fa riferimento ad una quarantina di famiglie residenti in tre condomini.
“La scelta di andare a parlare con le persone invece di aspettare che fossero i condòmini a fare la prima mossa si rivelò vincente – spiegava Teagno –
le persone si mostrarono maggiormente disponibili al confronto. Più inclini a partecipare alla vita del quartiere o a farsi aiutare dai servizi sociali, lasciandosi consigliare maggiormente su come muoversi per inoltrare segnalazioni ad ATC e Comune. Sono un sociologa e so che per capire la società bisogna conoscerla da vicino, entrarci dentro…”.
Fino all’ottobre del 2021 e negli ultimi due anni, l’attività ha potuto beneficiare di un contributo di 12 mila euro che risale alla precedente amministrazione guidata da Carlo Della Pepa.
Non erano tanti, ma indispensabili per pagare chi se ne occupava “Viola” del Gruppo Abele, così la conoscono tutti. Una professionista specifica per quest’attività.
“Abbiamo incontrato il sindaco e l’assessora alle politiche sociali Giorgia Povolo per chiedere che il Comune continuasse a credere nell’utilità e negli scopi del progetto sostenendolo economicamente – ci raccontava ancora Teagno –
Sia chiaro che noi non abbiamo mai pensato di sostituirci alle Istituzioni. Abbiamo rispetto e fiducia e ci siamo sempre mossi in questo solco”.
L’intento dell’associazione Bellavista Viva infatti, dimostrato in altri progetti come l’ambulatorio di quartiere, non è di sostituirsi al pubblico, ma di offrire alla pubblica amministrazione nuovi servizi (progettati e sperimentati) che funzionano e che dovrebbero essere parte integrante del sistema sociale e sanitario.
Tra poco più di un anno a Ivrea si tornerà alle urne. Quasi scontato che nei prossimi mesi, fin dentro la campagna elettorale, si parlare di degrado e periferie.
All’attuale Amministrazione comunale altro non resterà che ammettere d’essersi concentrata di più sul centro storico peraltro ottenendo, grazie ai fondi stanziati con il Pnrr, importanti risorse per il
Castello (più di un milione di euro) per Palazzo Giusiana e sala Cupola (nove milioni)
e per l’efficientamento energetico e la ristrutturazione di case, perlopiù situate in centro, di proprietà comunale ma gestite da ATC (870 mila euro).