RIVAROLO. Ci sono due dati di partenza nella vita politica rivarolese, che le minoranze consiliari di questa legislatura hanno da sempre evidenziato a più riprese.
In primis, a Rivarolo funziona che le cose vengono fatte in Giunta e, quando devono passare per il Consiglio, non resta che farle approvare dalla maggioranza. Quello che dice o pensa la minoranza importa poco, il confronto non è previsto.
L'ultimo caso eclatante è stato quello della manifestazione di disaccordo della Giunta rivarolese col Ddl regionale "Allontanamento zero". Il disaccordo era stato formalizzato da una delibera di Giunta, e per arrivare a parlarne in consiglio c'era stato bisogno che il gruppo di minoranza Riparolium portasse una mozione in consiglio.
E in consiglio non solo era emerso il disaccordo sostanziale (di Lega e Riparolium) con quell'atto di opposizione, ma pure il disaccordo "operativo" di Rivarolo Sostenibile, che aveva evidenziato come sarebbe stato meglio discutere in consiglio comunale di un tema del genere, prima di prendere posizione.
In seconda istanza, che è collegata alla prima, a Rivarolo il consiglio comunale si riunisce poco, e quando si riunisce c'è sempre qualcuno della minoranza che (giustamente) lo fa notare. L'ultimo consiglio comunale è stato il 28 aprile, e il prossimo, con tutta probabilità, avrà luogo a fine luglio. Saranno quindi, quasi tre mesi senza un consiglio, che, confrontato a comuni dalle dimensioni analoghe, è effettivamente poco.
"Che non si facciano tanti consigli è vero - commenta il consigliere di minoranza Roberto Bonome -. All’inizio se ne faceva uno al mese e andava bene, troverei assurdo farne di più. Adesso, invece, è un annetto che il Consiglio si riunisce una volta ogni due mesi".
Il confronto col consiglio, dicevamo, appare quasi una pura formalità, da affrontare quando c'è bisogno di affrontarla (perché le regole dicono così), ma che se si può evitare si evita. "E’ un’amministrazione - prosegue Bonome - che tendenzialmente viaggia molto senza confronto col consiglio".
Quando poi si arriva al confronto in sala consiliare, "la minoranza viene schiacchiata spesso dalle decisioni di Giunta". I consiglieri di maggioranza alzano la mano per approvare, quelli di minoranza la alzano per dichiararsi contrari, ma intanto serve a poco.
"E' una maggioranza scafata, con persone come Schialvino, Conta Canova o Diemoz che hanno già una passata esperienza amministrativa e sanno come muoversi, nonostante i loro mille problemi interni" spiega Bonome. Che poi sorride di un sorriso amaro: "Forse l’unico aspetto positivo di fare pochi consigli è che risparmiamo qualcosa..."
Ad ogni modo, per lui del problema non bisogna neanche fare un caso mediatico. Poco incline agli strilli e da sempre mirato e composto nelle critiche in consiglio, Bonome crede che più che fare la voce grossa criticando Rostagno e la sua maggioranza si debba ripensare un intero sistema amministrativo.
"Un po' dappertutto funziona come a Rivarolo - dice -. Amministrativamente è tutto molto ingessato, il sindaco non è più il padre di famiglia della Città, il primo dei cittadini. Adesso agisce solo nel rispetto di normative che gli sono imposte dalla Legge e magari con un bilancio limitato".
Quello che è andato a perdersi, a Rivarolo come altrove, "è il momento di confronto con le minoranza consiliari, mirato a trovare una soluzione ai problemi del territorio".
Anche in commissione, che dovrebbe avere una funzione consultiva e preparatoria degli atti e dei provvedimenti consiliari in cui sono coinvolte anche le minoranze, "arriva già un testo impacchettato, e qualsiasi proposta un po' più radicale non sortisce grossi effetti".
Insomma, la maggioranza rivarolese non è granché in fatto di gestione democratica della macchina politico-amministrativa, ma si tratta per l'appunto più di una cultura amministrativa insita nella politica locale che di un caso eccezionale.
Certo, le ristrettezze di bilancio non aiutano: "Si dice sempre che l'amministrazione non fa abbastanza, e a quest'amministrazione si possono contestare tante cose, ma di sicuro i prossimi che siederanno in consiglio non avranno la bacchetta magica" conclude con realismo Bonome.
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