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IVREA. In.rete: costi troppo alti. E se Pavone Canavese uscisse?

IVREA. In.rete: costi troppo alti. E se Pavone Canavese uscisse?

Endro Bevolo e Ellade Peller

All’ordine del giorno dell’assemblea consortile di In.rete, convocata per il prossimo 30 giugno, anche una serie di proposte del sindaco di Pavone Canavese per ridurre, laddove possibile, i costi di un’assistenza non più sostenibili per un piccolo Comune. Al Comitato di presidenza riunitosi il 23 giugno per esaminare le cose da discutere, Endro Bevolo, accompagnato da una numerosa delegazione consigliare, forse per dare la giusta importanza alla questione, ha ribadito, se ancora ce ne fosse il bisogno, l’impossibilità per il suo Comune di stare al passo con gli aumenti non foss’altro che in questo ultimo periodo di aumenti ce ne sono stati tanti altri a cominciare dalle spese per luce e gas.  Bevolo non ha messo in discussione la qualità dei servizi erogati ma tutti sanno che in un qualsiasi altro Consorzio, al Ciss 38 di Cuorgnè o al Ciss-ac di Caluso, il risparmio per lui sarebbe notevele, la differenza che passa tra lo spendere 36 euro a persone o 32 euro. “Stiamo facendo i salti mortali per contenere le spese e mantenere i servizi - avrebbe più o meno dichiarato - il consorzio deve fare altrettanto...”. Bevolo in poche parole ha chiesto che si trovino soluzioni per ridurre in parte la quota di quest’anno dichiarandosi disponibile a rimodulare i servizi erogati; il Consorzio a sua volta s’è impegnato a lavorarci su. Molto preoccupata,  il presidente Ellade Beller ha proposto un tavolo di lavoro per esaminare bilanci e strategie con l’obiettivo di rendere più efficiente la struttura. A rappresentare il Comune di Ivrea, oltre all’assessora Giorgia Povolo, anche il consigliere comunale dei cinquestelle Massimo Fresc. Entrambi pare abbiano sostenuto il valore di In.rete  come “bene comune da difendere”, ma non v’è chi non veda nell’eventuale uscita di Pavone un danno alla competitività e un esempio da seguire. C’è un precedente di alcuni anni fa, quando Castellamonte, sotto la guida dell’allora sindaco di centrodestra Paolo Mascheroni e dell’assessore ai servizi sociali Piero Scala, decise di punto in bianco di andarsene via e di aderire al Ciss 38 di Cuorgnè. “In.re.te. troppo caro” sostennero senza nascondere anche una naturale avversione politica verso gli eporediesi. Seguirono nel 2018 altri cinque comuni: Agliè, Borgiallo, Castelnuovo Nigra, Colleretto Castelnuovo e Cintano. Insomma la storia si ripete.  La verità è che con i tempi che corrono e le poche risorse a disposizione, una rivisitazione delle spese sembrerebbe obbligatoria.  Senza contare che nel corso degli ultimi anni sono cambiati gli equilibri politici  e questo - se non si dovessero assecondare le esigenze di cambiamento e di ascolto - potrebbe essere distruttivo. E se domani ad uscire fossero Ivrea e Borgofranco?  Ellade Peller in ogni caso non ha fatto orecchie da mercante. Ha anche ammesso che ci sarebbero stati problemi di comunicazione tra gli altri uno sulla riservatezza di alcuni dati (nominativi o iniziali degli assistiti) in virtù del rispetto della privacy. Il Consorzio li vuole risolvere e oggi è pronto a sedersi ad un tavolo.
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