FAVRIA. Francesca Nizzia ha 34 anni, è sposata e con un figlio, di mestiere ristoratrice, "lavoro - spiega lei - che mi porta via un sacco di tempo". Quando le è stata fatta la proposta di candidarsi ha pensato subito a questo: dove trovare il tempo?
Di madre sarda e padre favriese, è nata nell'isola per poi tornare, piccolissima, a Favria, dove ha trascorso tutta la sua adolescenza. Ha avuto modo, per questioni di lavoro e di vita, di conoscere tutto l'alto canavese, ma, dice, "ho sempre avuto un forte legame territoriale con Favria".
Dicevamo, il tempo. Francesca ci ha pensato, ma poi ha deciso di accettare, con entusiasmo. "Fondamentale - racconta - è stato il sostegno di mio marito. Se mi avesse detto di lasciar stare e di non pensarci sarei stata più titubante, invece mi ha appoggiata fin da subito".
Per Francesca non si tratta "di avere qualche capacità in più, ma di aver avuto il coraggio di osare, di buttarsi. Tanti, sicuramente, sarebbero più in grado di me di svolgere questo compito, ma sempre meno persone ne hanno il coraggio".
Anche perché, secondo lei, un problema di partecipazione, in questi ultimi anni, c'è stato: "Il paese ha fatto qualche passo indietro, un po' di mancanza di partecipazione alla politica da parte di cittadini e commercianti c'è stata".
Questo, assieme all'"assenza di ricambio generazionale" e ai "problemi di organizzazione" dell'amministrazione uscente ha fatto sì da creare una situazione che va ripensata, in cui "le idee, talvolta, non sono state tradotte in pratica".
Nizzia, però, non vuole rimproverare eccessivamente chi ha amministrato fin'ora: "Non è stata sempre necessariamente incapacità dell'amministrazione uscente" dice.
Sicuramente, però, la prima cosa da fare sarà "cercare di riunire il settore sociale per ripristinare il rapporto di fiducia nella politica. Servirà fare attenzione alle esigenze del prossimo e mettersi nei panni degli altri" dice Francesca senza dubbi.
Su questo, probabilmente, quello che ha imparato dalla sua attività professionale potrà favorirla: "Sicuramente fare il commerciante mi ha dato quel quid in più. Probabilmente, oltre alla leva militare di cui tanto si parla bisognerebbe rendere obbligatorio il lavoro nei ristoranti o nelle aziende".
E questo perché, per lei, queste attività contengono un potenziale formativo molto forte, quasi esplosivo, da sviluppare con urgenza: "Quando ho aperto la mia partita Iva sette anni fa ero molto giovane e impulsiva. Con gli anni, invece, ho imparato ad andare oltre, ascoltando e immedesimandomi nell'altro. Ho imparato, ad esempio, a costruire il mio rapporto col pubblico, e a interagire anche con la cliente che mi tratta peggio" dice.
Una sorta di "attività lavorativa dal carattere formativo" nelle scuole viene fatta già. Prende il nome di Pcto (Percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento), quella che all'indomani dell'approvazione della Legge 107 iniziò a venire chiamata "alternanza scuola lavoro".
Gli studenti medi, recentemente, l'hanno contestata a più riprese, soprattutto sulla scorta della morte di uno studente. Sono scesi in piazza, dove hanno preso le manganellate, hanno lamentato condizioni di lavoro pessime o, nella migliore delle ipotesi, poco formative.
"La sicurezza sul luogo di lavoro è la prima cosa - precisa Nizzia - mentre per quanto riguarda la gavetta, io credo sia fondamentale. I genitori, oggi, dovrebbero educare di più al sacrificio e giustificare di meno i propri figli. Il progetto di alternanza scuola lavoro, secondo me, non vuole preparare, ma piuttosto educare, forse, all'umiltà e alla perseveranza".
Alle ultime elezioni politiche, Francesca ha votato il Movimento 5 Stelle. "Ma non so se lo rifarei. A dire il vero, per ora non mi sento rappresentata da nessuno" dice. Ha però avuto modo di praticare la politica con entusiasmo qui, nella dimensione locale.
"La cooperazione con il gruppo di persone che compongono la lista è stata una bellissima sorpresa - racconta - e probabilmente è tutto merito di Luca, che è preparatissimo dal punto di vista tecnico e umano. Ci ha scelti con cura, in modo che potessimo rappresentare tutti i settori economici e sociali, e così si è creata una sinergia fantastica, oltre che una capacità di risolvere anche i disaccordi che sono capitati. Siamo un gruppo di persone intelligenti e umili, coscienti dei propri limiti e capaci di chiedere aiuto, di scusarsi e di approcciarsi l'uno con l'altro con gentilezza".
Nella lista non è l'unica donna, e questo è, per Francesca, un punto di forza. “Certo, dietro un grande uomo c’è una grande donna - dice -. Ma anche il contrario è vero”.
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